mercoledì 3 settembre 2008

La scuola è finita


I principali organi di informazione in Italia parlano della riforma Gelmini in termini di grembiulino, educazione civica e voto in condotta, così come ho fatto io l'altro giorno.

Pochissimi (e di certo non i TG) dicono la verità, cioè che quella che tutti chiamano la "razionalizzazione" della scuola italiana è di fatto LA MORTE DEL DIRITTO ALL'ISTRUZIONE.

Che è garantito costituzionalmente, ma vabbé, tanto la Costituzione è fuffa per questi signori. 
 
Criterio della selezione?
I soldi.
Scendiamo nel dettaglio.
Come avevo già avuto modo di discutere nel vecchio blog, a mio avviso gli scopi di qualsiasi governo Berlusconi dal 1994 ad oggi sono molteplici, e fra di essi penso ci sia quello di suddividere l'Italia in due classi, una dominante e votata ai compiti dirigenziali e una di manovalanza. 
Criterio della selezione? I soldi.
Mezzo della selezione? La scuola.
 
Seguitemi.
Come ho già detto, nel DDL 112 (a pag. 12) si trova una intera riforma dell'Università,  mascherata anch'essa da razionalizzazione, ficcata lì in mezzo per non dare l'avvio a polemiche nell'opinione pubblica.
In sostanza le Università possono diventare fondazioni private e supplire ai tagli operati dal governo cercando finanziamenti dai privati. Per non parlare del blocco delle assunzioni.
Alla faccia della libera ricerca, che può essere fatta solo con fondi pubblici (perché in teoria lo scopo dello Stato è una ricerca svincolata da immediate finalità pratiche, che porta a risultati molto più ultili e interessanti), alla faccia del diritto allo studio e alla faccia dei lavoratori
Si può con un decreto stornare il patrimonio dello stato ad un ente di diritto privato? Chi ci dice che i finanziamenti non cesseranno, un domani?
Si può con un decreto decidere che personale pagato dallo stato lavori presso un ente di diritto privato? Chi vigilerà che le tasse universitarie non aumentino incontrollatamente? Quali saranno i criteri per valutare il funzionamento delle fondazioni e quindi finanziarle?
Piuttosto si versano ingenti somme all'Istituto Italiano di Tecnologia voluto da Tremonti, che in 4 anni non ha ancora prodotto alcunché di rivoluzionario né mi sembri funzioni un granché nel riportare in Italia i cervelli fuggiti.
 
Oh, tra l'altro il decreto sancisce la possibilità di usare con ancora più disinvoltura i contratti "a termine" nel privato in barba alle limitazioni previste dal Protocollo Welfare di cui alla Legge 247/2007... ma vabbé, sto divagando.

Quindi l'Università fa questa finaccia, che dopo la riforma Moratti è il colpo di grazia (lauree triennali=buffonata, se vuoi specializzarti servono mamma e papà che pagano per tutto... quindi scarsa mobilità sociale. L'argomento è complesso e ci tornerò sopra).
 E gli altri gradi dell'istruzione scolastica?
E gli altri gradi dell'istruzione scolastica?
Per ora non parlo dei licei, ormai suddivisi in fucine di operai e fucine di dirigenti, ma delle elementari, che pare alla Gelmini piacciano tanto.
Costei sostiene da tempo il ritorno alla maestra unica, così com'era quando ero piccolo.
L'abolizione del modello modulare falcerebbe gli insegnanti elementari: dai 250 mila attuali a 150 mila, ovviamente sempre con la scusa del risparmio (8 miliardi di euro circa).

"Beh, dov'è il problema", direte voi?
Sul Web leggo un sacco di commenti pro o contro il provvedimento, ma sono tutti del tipo "con troppe maestre i bambini mancano di riferimenti", "meglio più maestre, insegnano in modo più specializzato" e così via.
Nessuno, dico nessuno, in cui mi sia imbattuto ha provato a fare il seguente ragionamento:
1 sola maestra=meno ore in classe.
Mia madre è una maestra elementare, quindi conosco l'argomento a menadito e  quando capita ne discuto con lei, che mi può dare il punto di vista di chi è all'interno.
È costernata.
Quando vigeva il modello della maestra singola la società italiana era discretamente diversa. Le donne non lavoravano come e quanto fanno oggi, ma il mutamento era in corso:  il passaggio al modello modulare avvenne anche per consentire loro di usufruire di un doposcuola allungato che solo le scuole private, dietro pagamento, potevano offrire.
Gli alunni di mia madre tornano a casa alle 16 o anche dopo, permettendo in questo modo alle famiglie in cui entrambi i genitori lavorano di fare a meno della babysitter.
E poi il pupo è a scuola, al sicuro.

Con la maestra unica non sarebbe ovviamente più possibile: troppo poco personale per coprire l'orario allungato.
Senza doposcuola i genitori sono costretti a cercare altre soluzioni: i più fortunati potrebbero rivolgersi ai nonni, ma che fa chi non li ha? Babysitter, oppure nei casi di scarse risorse (e non sono affatto pochi) uno dei due genitori lascia il lavoro. Il che porterebbe ad un peggioramento delle condizioni economiche del nucleo familiare.
La tattica è sempre la stessa di provvedimenti quali il finanziamento pubblico alle scuole private (provvedimento che ho sempre trovato un favore alla chiesa cattolica, irresponsabile e classista), che ha poco a che fare con la gestione razionale delle risorse e molto invece con la politica di favorire chi è già ricco nell'istruzione dei figli.
Questo si chiama perpetuare lo status quo.

Se vi sembra una quisquilia, provate a inserire la maestra unica nel più ampio quadro delle iniziative legislative dei vari governi Berlusconi.
Unite i puntini.
Cosa vedete?
Io temo di scorgere incubi.

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