giovedì 11 settembre 2008

Terraformare la Terra 2


Questa, seppure in piccolo, è terraformazione.

Quella che ritengo l'unica via possibile per salvare il nostro pianeta da noi stessi e colonizzarne altri.
È ciò che ci potrebbe insegnare a includere la Terra in un nuovo sistema economico basato sul concetto che un'economia sana, che garantisca cioè il perpetuarsi della specie, la sua sicurezza e la sua prosperità, deve necessariamente considerare l'ecosistema non come una risorsa di cui servirsi, ma come il rinnovabile contesto primario e la fonte di ogni possibile affare.
Insostituibile, inconcepibilmente prezioso. La conditio sine qua non.
Forse finalmente ci accorgeremmo tutti che la nostra palla di fango è parte di noi come noi lo siamo di lei, fattore cardine nell'evolversi della nostra intelligenza grazie alle sue particolari condizioni fisico-chimiche.
Salviamo questo, pensiamo ai prossimi. Ieri era fantascienza, oggi no.
Si comincia con cose del genere.
Poi chissà.
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Punto Informatico_
La terra scotta, raffreddiamola con l'aerosol

Il riscaldamento globale è un problema rilevante, le cui cause sono molteplici. Ma diversi scienziati, sia negli States che in Gran Bretagna, sostengono di avere una soluzione: combattere questa spirale distruttiva servendosi di un aerosol molto, molto particolare.

La soluzione proposta consiste, quindi, nello sguinzagliare navi senza pilota, progettate in modo da non ingenerare alcun principio di spreco energetico. Tali navi sfrutterebbero i cosiddetti rotori di Flettner, un'invenzione assolutamente non nuova (vedi figura a destra) ma in versione molto modernizzata.

Secondo i luminari, occorre aumentare la riflettività delle nuvole a bassa quota sopra gli oceani. John Latham, del Centro Nazionale per le Ricerche Atmosferiche di Boulder (NCAR), sostiene che ciò può benissimo essere fatto impiegando una vasta flotta di navi senza pilota che spruzzino verso l'alto acqua salata finissimamente nebulizzata. Si tratta di un fenomeno tutt'altro che oscuro e men che meno nuovo: la proposta dello scienziato, inizialmente sospinta da lui stesso ma poi fatta propria da molti suoi colleghi, ruota attorno a quegli strati di nubi che aleggiano sopra gli oceani, circa 1 Km sopra il livello del mare. Il principio è sfruttare il cosiddetto effetto Twomey secondo cui, aumentando la concentrazione di particelle d'acqua in una nuvola, se ne aumenta l'albedo: la luce riflessa sarà in percentuale maggiore, dunque minore sarà la quantità di energia che raggiunge la superficie terrestre.
Latham e i suoi collaboratori, tra i quali Stephen Salter dell'Università di Edimburgo, si dicono convinti che tale spray innalzerebbe il valore di riflettività di almeno 3,7 Watt per metro quadro. Si tratterebbe esattamente della differenza tra la potenza che arriva sulla superficie della terra a seguito dell'aumento del biossido di carbonio e quella del periodo pre-industriale, ovvero tra una concentrazione di 550 parti per milione e quella originaria, 275 parti per milione.

Le navi necessarie per realizzare questo progetto - calcolano gli scienziati - sarebbero 1500 e i costi potrebbero superare i 5 miliardi di dollari, solo per le navi. Ognuna di esse sarebbe alimentata dal vento, ma non impiegherebbe alcuna vela convenzionale: si servirebbe, invece, di rotori di Flettner costruiti per funzionare continuamente, generando così la forza necessaria alla propulsione. Ogni torre avrebbe un'altezza di 20 metri e un diametro di 2,5 metri (vedi figura del concept, tratta dallo studio).

Secondo Latham, l'idea del team è di rilievo ed è convinto che la sua fattibilità sia sorretta da almeno due tra i maggiori studi sul clima del mondo, così come da alcuni recenti dati sperimentali sulle nubi. Latham sottolinea che il sistema, a differenza di altri, consente di variare a piacimento il grado di raffreddamento e può essere istantaneamente fermato, se necessario. Alcuni punti della teoria debbono ancora essere chiariti, come ad esempio la percentuale di nebulizzazione che raggiunge effettivamente le nubi e la possibilità di innescare eventuali effetti indesiderati sul clima, ma resta un'idea affascinante, sia riflettendo sul beneficio previsto che sull'impatto energetico, praticamente nullo.

Marco Valerio Principato

2 commenti:

  1. ciao !
    Guarda,
    sono mooolto scettico rispetto alle soluzioni di bioenginering, perchè agiscono sull'effetto anzichè sulla causa, col rischio di causare altri effetti imprevisti.
    Ne parlai qui http://speedyprefe.blogspot.com/2008/06/soluzioni-climatiche.html con un paragone con gli alieni che si danno le mazzate sulle palle e sviluppano una buona chirurgia per ripararle anzichè smettere di darsi le mazzate!

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  2. Rispondo al tuo commento sul mio blog ^_____^

    Ma infatti io ne parlo come di una tecnica che deve essere usata per altri scopi.
    Dato che pare non abbiamo nessuna voglia di rimediare alle cause (che non dipendono certo dai gruppi di scienziati che lavorano a tecnologie del genere, ma da forze politiche ed economiche al di fuori del loro controllo), ci buttiamo nel cercare di risolvere le conseguenze.
    Vero, è un approccio errato al problema, ma può essere convertito e usato per fini molto più utili ^_______^

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