I magistrati devono rispettare la volontà del Parlamento e le decisioni che prende il governo. Non possono mettere ogni volta tutto in discussione. Se si continuerà così «si avrà uno scontro sociale con la magistratura». L'attacco che il Guardasigilli Angelino Alfano riserva alle toghe è duro.
Ma non è che l'inizio.
Subito dopo infatti - riferendosi al Pm di Milano Fabio De Pasquale che ha sollevato eccezione di costituzionalità per il lodo Alfano - aggiunge che «non è accettabile che un Pm, in pubblica udienza, definisca criminogena una legge dello Stato approvata dal Parlamento». Significa solo «essere fuori dal sistema», aggiunge, perchè oltretutto si tratta di una norma rivolta alle quattro più alte cariche dello Stato. E «visto che criminogeno vuol dire che spinge a commettere dei reati chi sarebbe colui - chiede - che sarebbe spinto a delinquere?».
Scontro sociale?
È già in corso, perché ogni singolo governo Berlusconi (e anche un po' quelli Prodi) hanno sempre mirato a sottoporre la magistratura al controllo del Parlamento.
Quel decerebrato (o delinquente, o burattino: non vedo altri motivi per le sue dichiarazioni) di Alfano ha la presunzione di ignorare che è PRECISO DOVERE di un Pm, in pubblica udienza, mettere in discussione una legge pretestuosa che ci rende ufficialmente ineguali davanti alla legge (ufficiosamente lo siamo già, in base al reddito).
Legge incostituzionale, fra l'altro, proprio per questo. Chissenefrega se quel nonnino di Napolitano l'ha firmato.
Il perché sia una legge che UCCIDE la DEMOCRAZIA ve lo spiega Travaglio qui sotto, ed è inutile che dicano che hanno scritto il Lodo Alfano in base alle indicazioni della Corte Costituzionale relative al Lodo Maccanico/Schifani: forse dovreste leggerle, quelle indicazioni.

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