I Loituma sono un quartetto finlandese che unisce la tradizione musicale vocale finlandese con i suoni del kantele.
Li ho scoperti da poco e li trovo adorabili.
Ecco a voi la "Ievan polkka" eseguita dal vivo.
Delizioso ^_______^
giovedì 31 gennaio 2008
Loituma - Ievan Polkka video
mercoledì 30 gennaio 2008
I fatti e le menzogne
Silvio Berlusconi è stato prosciolto nell'ambito del processo SME perché "i fatti non sono più previsti dalla legge come reato".
Sappiamo perché.
Adesso fate un esercizio: quanti TG e quotidiani useranno la parola "assolto"? Quanti diranno "prosciolto" senza specificare cosa significa? Quanti diranno "allora è innocente" o faranno finta di dimenticare CHI ha scritto la legge di cui sopra?
Io dico tutti. O quasi tutti.
Fate il conto.
martedì 29 gennaio 2008
Sfondo per pc colorato abbestia
È l'attuale sfondo del mio destkop, mi piace un sacco e voglio condividerla: fateci quel che volete tranne venderla, ve la rilascio sotto la seguente licenza CC;
sabato 26 gennaio 2008
I fasci all'attacco
Non ho parole.Anche senza stare a fare le pulci allo schifo intermedio, Silvio ha sparato decine di chiodi sulla bara per cinque lunghi anni.
La riforma giudiziaria del "centrosinistra" è stato un altro chiodo sulla cassa.
Mastella è stato un altro chiodo sulla cassa.
Questo è un altro, ancora un altro, chiodo sulla cassa.
Il Cavaliere interviene anche sui temi della giustizia proponendo carcere e sanzioni pecuniarie per chi ordinerà o diffonderà intercettazioni. «Presenterò un disegno di legge ad hoc - ha detto Berlusconi - nel quale si stabilisce che vengono ordinate solo per le indagini di terrorismo, mafia e camorra». Per chi le ordina fuori da queste categorie, Berlusconi prevede «cinque anni di prigione, altrettanti per chi le esegue e due milioni di multa per chi le utilizza».
Comincia la campagna elettorale.
Gaudete.
O meglio, meditate.
Nasce la MastelCard
La fonte è DementeMastella.
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Cari lettori, segnatevi sul calendario la data di oggi. Questo è un giorno importante per tutti gli italiani e per noi di dementemastella. Siamo orgogliosi di potervi presentare in anteprima mondiale la prima carta di credito emessa da un blog: la MastelCard. Si tratta di un prodotto innovativo, giovane e dinamico che permetterà a coloro che la richiederanno di usufruire di tutti, ma proprio tutti i privilegi del Ministro, gratis e senza spese di spedizione! Verrà distribuita in tre versioni: Basic, Gold e Platinum.
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La MastelCard è una carta personalizzabile. Scrivete tra i commenti l'uso che ne vorreste fare; cercheremo di venirvi incontro.
giovedì 24 gennaio 2008
Virgin: turismo spaziale dal 2009
CI SIAMO.È tutta la vita che desidero fare questo viaggio.
Provare l'assenza di gravità.
Vedere il mio pianeta dal di fuori, invece che da qui in basso dove l'orizzonte è così vicino che mi sembra di stare in piedi sulla buccia di un'arancia.
Ora, se il mondo non va in rovina prima, è possibile.
Fra cinque anni il prezzo calerà.
Forse potrò permettermelo.
Stasera andrò a dormire più felice di quanto mi sono svegliato, e più emozionato.
Credo che da ora in poi sorriderò più spesso.
L'Italia vista da fuori
Dall'estero sembriamo un Paese del terzo mondo.Un Paese che non è nemmeno in grado di smaltire i rifiuti come fanno, con maggiore facilità, tutte le città del mondo. All'estero dicono chiaramente che il problema è la mafia, che lo stato manda l'esercito in Campania perché non ha il controllo di vasti territori sul suolo nazionale, che sono invece in mano alla criminalità organizzata.
Qui da noi ne parlano in pochi.
Un Paese che butta via i suoi soldi inutilmente con soluzioni senza senso e male applicate per collusione con la criminalità organizzata e corruzione degli apparati.
Un Paese diviso, perché nessuna altra regione vuole saperne un cazzo di aiutare la Campania mentre la Germania è ben felice di prendersi i nostri rifiuti e il nostro denaro, fra generali e malcelate sghignazzate: "ma che, davvero? Sul serio state messi così? Ma daaaaaaaaai!"
Un Paese instabile in preda a uan classe dirigente quantomeno incompetente, in cui il livore "politico" va a danno dei cittadini, a discapito di qualsiasi soluzione razionale dei problemi.
Quando ho visto le proteste in Sardegna in TV ho anche visto manifestanti intralciare i camion di rifiuti sventolando bandiere di Forza Italia.
Un Paese in cui il governo CADE, per di più in un momento di crisi economica mondiale gravissima, per questioni che non c'entrano nulla con la politica e con i cittadini, ma solo con le beghe personali di un ministro inquisito.
Un Paese la cui gestione ha del ridicolo, in cui un partito con percentuali minime mette in pericolo la stabilità della nazione per nessun motivo, un Paese ingovernabile, un Paese da operetta.
Lo eravamo con Silvio, lo siamo ora.
E i cittadini SOFFRONO senza capire nemmeno perché.
RIVOLUZIONE, SUBITO.
E se questa frase è eversiva, ripeto, andate prima da Mastella, che i discorsi eversivi li fa in parlamento applaudito da TUTTI
Ammazzare gli italiani per cambiare l'Italia
K stava raccontando di aver ricevuto la ridicola somma di 9 euro per un lavoro su commissione e si vantava di aver dichiarato al fisco "persino quella miseria".
Al che io ribatto: "Embè? Cosa c'è di speciale? Pochi, tanti... li hai guadagnati, li dichiari, punto."
E lui: "E perché? Potevo tenermeli, so' du' spicci. Me ne levano tanti, che cambiava?"
G: Appunto: che cambia se li dichiari? Tanto vale farlo, no?
K: Ah, guarda, con tutto quello che mi leva lo stato in tasse, io dove posso rubo.
G: Come sarebbe a dire "dove posso rubo"?!?
K: Eh sì, mi ci costringono!
G: COSTRINGONO?
K: Se mi levano soldi e lo ritengo ingiusto io mi rifaccio, che problema c'è?
G: Il problema è che non distingui fra TRUFFARE LO STATO e COMBATTERE QUELLA CHE RITIENI UNA INGIUSTIZIA (già avevo cominciato a urlare). C'è una certa differenza, no?
K: Io combatto così, rubando... è solo giusto. E poi ripeto, mi ci costringono.
G: Nessuno ti costringe, non sei alla fame. La tua è una scelta molto precisa.
K: Ma mica è colpa mia! È colpa loro!
G: "Loro" chi?
K: Dei politici, dello stato. Voglio dire, se loro non chiedessero tutti quei soldi non ruberei, sono loro che truffano me in primo luogo.
G: Ma ci hai mai pensato che lo stato sei tu e tutti i tuoi vicini di casa? Che i soldi che dai in tasse servono a pagare gli ospedali se ti fai male, la scuola ai bambini, i trasporti pubblici eccetera?
K: Ma se la sanità fa cagare, la scuola costa lo stesso... capisci? Se so che i miei soldi li usano male, non glieli dò! Mi costringono!
G: Ah, povero ciccio, allora non è colpa tua, per carità. Ti costringono. Questo si chiama attribuire agli altri le proprie responsabilità... "non è mai colpa mia, se lo faccio è perché sono costretto"... da me si chiama scaricabarile. Rubare per te è una scelta di convenienza, ci credo che provi a giustificarti.
K: Ma è colpa loro, è vero!
G: Ok, abbiamo una classe politica incompetente, e allora? È Proprio perché anche loro hanno cominciato a pensarla come te che il paese è in questo stato... "dove posso rubo", ma ti pare? È la gente come te che ti ha rovinato! Che rovina ME! Protesta, scendi in piazza, fai la RIVOLUZIONE ARMATA, non rubare agli altri cittadini.
K: Aò, se uno mi fa pagare 100 senza fattura e 200 con, io la fattura non gliela chiedo. Lui magari non denuncia quei soldi al fisco, ma a me rimangono 100 euro in tasca, mi conviene.
G: Già, e dato che tutti la pensano come te il cerchio non si spezzerà mai. Ti sei adeguato a un sistema di ingiustizia, e così li aiuti a farlo funzionare.
Ci siamo separati rimanendo ognuno della propria opinione.
È come il pizzo: chi lo paga e chi no.
Perché c'è chi non lo paga? Perché si tratta di persone che rifiutano questo sistema e lo combattono.
Perché c'è chi denuncia ogni singolo centesimo al fisco?
Perché rifiuta questo sistema e lo combatte.
Ma alle volte ci si sente soli.
Questa gente mi offende personalmente, mi umilia, perché io sono ONESTO.
Mirabile dictu, eh?
Questa gente andrebbe impeciata e impiumata, poi dileggiata nella pubblica piazza. I bambini dovrebbero tirare loro uova marce, i passanti pisciare loro addosso fra le risate generali.
Dovrebbe essere una minoranza abietta e guardata con sospetto, ribrezzo e disapprovazione.
Invece sono la maggioranza.
STRAGRANDE.
Io pago 200 ma pretendo la fattura, e mi guardano male.
Io pretendo lo scontrino quando compro un cd, come due giorni fa, e mi guardano male.
Chiedere di rispettare la legge, in questo Paese, è da mentecatti.
Nessuno ha più il senso di quello a cui serve uno Stato. Di cosa SIA uno Stato: non una entità astratta che ti frega, come ci hanno insegnanto ormai 60 anni di gestione politica folle e criminale, sempre più completamente slegata dal concetto di rappresentatività e lontana dai cittadini... ma una collettività di persone che coopera come può per il maggior benessere comune possibile.
Non riusciamo a cambiarlo perché non sappiamo più di cosa si tratti, non capiamo più qual è lo scopo, non vediamo al di là del nostro cortile.
Guardano tutti alla loro convenienza personale e immediata.
Guardano tutti alle cazzate, nessuno sembra più capire cosa sia indispensabile e cosa no.
Si risparmia sul pane e si spende in cellulari.
PER CAMBIARE L'ITALIA, AMMAZZIAMO GLI ITALIANI.
mercoledì 23 gennaio 2008
Differenze
Da una parte la Corte Europea per i Diritti dell'Uomo sancisce, con sentenza storica, che una coppia omosessuale può adottare un bambino anche in Francia, e che non consentirlo è discriminazione.ALLELUJA.
(NB: prima che qualche imbecille obietti in quel senso... metto le mani avanti, visto che è già capitato... come ho detto molte volte sono CONTRO la reintroduzione del reato di opinione in Italia, quindi anche CONTRO la famosa "legge sull'omofobia", ma questo non vuol dire che abbia qualcosa contro gli omosessuali).
Dall'altra parte un certo Formigoni emana un decreto (il cui testo integrale trovate qui) che spinge per evitare l'aborto.
Fin qui comprensibile.
Il decreto però abbassa per la prima volta in Italia il limite temporale per abortire, che la legge 194/78 non indica proprio per lasciare al progresso scientifico la possibilità di agire in base alle tecniche disponibili, ponendolo a 22 settimane + 3 giorni.
La Legge nemmeno dice che si debba stabilire tale limite con decreto regionale.
Non solo penso proprio che non ci sia alcuna evidenza scientifica in merito alla vita autonoma di un feto di 22 settimane + 3 giorni (se fossi un cittadino della Lombardia vorrei vedere le ricerche condotte, please), ma mi sembra soprattutto che non stia alla Regione valutare l'opportunità di un aborto ma al medico che ha in cura la paziente.
Occhio, perché questa è una prima mossa per l'abolizione clericale di questa legge: quel che stanno facendo è manipolarla, introducendo limiti arbitrari decisi d'ufficio dalla politica a prescindere dai singoli casi clinici.
Ora fate un confronto fra lo spirito che informa la prima notizia e lo spirito che informa la seconda. Poi meditate.
Fuori gli sciamani dall'Italia, se posso dire la mia.
martedì 22 gennaio 2008
L'unica vera fede

Abbandonate cristo, maometto e tutta quella feccia: ecco la sola religione che valga qualcosa in tutta la Galassia!
La sola a cui potrei aderire acriticamente!
Vi presento Barney, 26 anni - o Maestro Jonba Hehol - e Daniel, 21 anni - Maestro Morda Hehol - i capi della Chiesa Jedi d'Inghilterra.
È ufficiale in ogni senso, anche letterale: LI ADORO :DDDDDDDD
Speriamo diano la spada laser dopo il battesimo...
PS: non sapete cos'è un Jedi? MORITE, MISCREDENTI!
Oppure cercate in giro ^_____^
Il governo dei pessimi e degli stregoni
Occhio, questo è un post frustrato e provocatorio.Un governo che cade a causa di una inchiesta giudiziaria.
Ma questo non vi dice nulla? "Repubblica delle banane" è una espressione familiare, o no? Leggetene bene la definizione e forse capirete meglio perché la uso.
Come avevo detto ieri, qualcuno se l'è presa con i magistrati.
E con gli alleati di Mastella, che non l'hanno difeso a sufficienza.
"Non abbastanza. Non tutti", sottotitola Il Tempo.
Mi viene da vomitare.
Domani alle 17 il voto di fiducia con esito, direi, scontato, a meno di clamorosi voltafaccia.
Intanto gli sciamani cianciano di una Italia "ridotta a coriandoli", identificando lo sfascio con l'allontanamento dalla loro santissima congrega di truffatori e abusatori della credulità popolare alla mago do Nascimiento che va sotto il nome di chiesa cattolica (oh, vale per tutte le fedi, ma solo una in Italia governa a prescindere dai partiti al potere).
Anche di questo avevo scritto: partendo da La Sapienza si arriva all'inferno, alla dannazione e al degrado morale senza passare dal via.
Al limite si passa per voi menti deboli che date retta.
Bagnasco ha annunciato LA GUERRA.
Il Giornale (Gianni Baget Bozzo, anvedi che schifo) prontamente lecca:
Non sono più i tempi in cui le condizioni della collaborazione tra cattolici e laici possano essere lasciate alle scelte dei partiti anche se di cattolici. Ma le posizioni dei cattolici in politica devono essere parte dell’impegno della Chiesa per la salvezza della Cristianità, quindi del ruolo sociale e politico del Cristianesimo nella storia del mondo occidentale e orientale. Che cosa sarà dei teodem non sappiamo. I tempi dei cattolici democratici sono finiti quando è tramontato il comunismo nella storia. Oggi contro la visione laicista e scientista del mondo vi è una Chiesa italiana che fa della Cristianità non dimenticata il segno della sua battaglia e apre una prospettiva verso il futuro.Vabbé, mai vista una chiesa cattolica democratica, almeno finalmente i suoi alfieri parlano chiaro. Bagnasco istiga alla guerra aperta, istiga all'obiezione di coscienza in politica come fu già per medici e farmacisti, in barba alla legge (sa benissimo che a decidere è una certa classe, non certo il popolo che dovrebbe rappresentare), MENTE su La Sapienza, distingue fra politica "buona" (baciapile) e "cattiva", chiama oscurantista chi si oppone al volere di santa madre chiesa che è l'unica a poter salvare l'Italia dallo sfacelo e a zittire quei brutti froci e quelle donnacce che abortiscono.
Non so voi, ma io ho una paura fottuta dell'ottusità. Quindi non ho paura di Bagnasco, che è persona di intelletto fino, né di Ratzinger: ho paura della gran massa dei fedeli pronti alla lotta, ho paura dei legionari di cristo che danno loro retta acriticamente.
Che pensano che io debba piegarmi perché loro hanno la verità rivelata.
Ho paura della mafia, di Totò Cuffaro che festeggia la condanna e, santificato, continua a restare al suo posto e a "lavorare per la sua terra": un esempio di un sistema.
Ho paura che questo Paese non abbia alcun futuro, anche peggio del Kenya, dove la gente ha le palle per la rivolta quando pensa che le elezioni siano truccate.
Che vi devo dire?
Per una volta sono d'accordo con qualcosa che hanno fatto i fascisti: è tanto liberatorio e ne avrei un gran bisogno anch'io...
lunedì 21 gennaio 2008
Crisi di governo
Mastella in conferenza stampa a Largo Argentina qui a Roma ha annunciato l'uscita dell'Udeur dal governo Prodi, sancendone di fatto la fine.
Mastella ha sostenuto che voterà no alla fiducia se Prodi non desse le dimissioni o non ci fossero subito le elezioni.
E tanti saluti alla legge elettorale.
Ricordate quello che scrivo ora: qualcuno darà la colpa ai giudici.
Ah, fatevi anche una domanda: cosa avrà promesso Berlusconi a Mastella?
PS: sono la prima fonte sul Web a dare la notizia, sembra... non riesco a trovarla da nessuna altra parte... so' soddisfazioni ;)
Schiacciare l'infedele
Disgusto.Affissi per Roma, da alcuni giorni, ci sono innumerevoli manifesti con il logo di AN e lo slogan "LA SINISTRA IMPEDISCE AL PAPA DI PARLARE ALLA SAPIENZA". Se riesco faccio una foto e la posto.
Questi manifesti contegono almeno TRE MENZOGNE:
1) "La sinistra" de che? Si trattava di 67 professori e un collettivo di studenti. Non mi risulta rappresentassero particolari parti politiche e vorrei tanto sapere se chi ha studiato quel manifesto li conosce uno per uno e ha chiesto loro di esibire la tessera di iscrizione a un partito.
2) "Impedisce" de che? I 67 professori e gli studenti hanno espresso legittimamente la loro contrarietà al fatto che il massimo rappresentate di una religione tenesse la lezione magistrale di apertura dell'anno accademico in una università pubblica dello Stato italiano. Come se il papa avesse chiesto a Margherita Hack di affacciarsi in finestra e tenere un'omelia. Nessuno ha impedito niente: il papa ha deciso di non andare perché gli è sgradita la contestazione. (notare come, in questo ultimo link, trattino la cosa: secondo il giornale la controversia è "senza precedenti in un Paese dove normalmente non vengono mosse critiche alla Chiesa Cattolica Romana")
3) "Parlare" de che? Era una lezione magistrale per l'apertura dell'anno accademico di una istituzione pubblica, che magari è un po' diverso. Magari anche un bel po'.
Certi ambienti hanno strumentalizzato orrendamente questa protesta, in spregio a qualsiasi realtà dei fatti: hanno parlato di "attentato alla libertà di parola", "intolleranza", dando prova di grande piaggeria politica.
Quei manifesti contengono le tre dimostrabili menzogne che sono state largamente rirpese e trasmesse da TG, giornali e ogni altro mezzo di informazione. Ne consegue che la maggior parte di coloro che pretendono di dirsi "informati" perché seguono due TG invece di uno in realtà NON SANNO UN CAZZO DI NIENTE di ciò che è accaduto. Che io sappia su nessun canale televisivo nazionale è stata data lettura della lettera che Cini spedì al Rettore de La Sapienza che ha generato tutto questo casino.
Ruini non ci ha pensato due volte prima di organizzare LA REAZIONE DEI MENTECATTI, quelli che ci chiamano "talebani" (andatevi a rilegge i miei post sulla propaganda di guerra) perché non siamo d'accordo con loro.
Sapete cosa? Chi parla in questo modo o è in malafede, oppure è profondamente ignorante degli eventi, oppure è semplicemente stupido ed eterodiretto. Temo che questi ultimi siano la maggioranza...
Per una volta che qualcuno muove una critica alla chiesa cattolica apostolica romana e alla sua ottusità antiscientifica, alla sua ingerenza nella vita dello stato e delle sue istituzioni, ecco che quel che si ottiene è un duro pestaggio mediatico.
Non ho commenti per chi ieri, a San Pietro, ostentava cartelli con su scritto LA "SAPIENZA" È DI DIO, perché è evidente che non ha alcun contatto con la realtà (perché A] l'università è nostra ,non di dio, e B] dio non sa un cazzo perché è un'invenzione, e se c'è una qualche sapienza al mondo lo dobbiamo alla scienza e alla curiosità umana).
Non ho commenti per tutti i politici presenti in piazza San Pietro a strapparsi le vesti e a chiedere scusa da parte dello Stato per la terribile "censura" verso il papa.
Non ho commenti per chi in Campidoglio (una larga maggioranza, pare) VUOL PUNIRE I CONTESTATORI per aver osato esprimere la loro opinione.
Non ho commenti per chi parla di insulto al papa.
Non ho commenti per chi identifica la ragione col cristianesimo, l'induismo, l'ebraismo, l'islam, o l'oroscopo, la divinazione delle interiora o altre bizzarre forme esotiche di superstizione.
L'angelus della domenica si è trasformato in uno strumento di vendetta politica. Tutto questo fa parte di un contesto italiano dinamico ma chiaramente in movimento verso un punto preciso, a mio vedere... e Noam Chomsky è d'accordo con me, pare.
Se leggendo avete pensato "Anvedi questo, che schifo, è un razzista della peggior specie", allora ANDATE PURE A CAGARE SANGUE SUL RACCORDO ANULARE.
Si vede che ho perso la pazienza? Sono stufo marcio di vedere un'umanità preda delle allucinazioni.
Prima ci liberiamo delle superstizioni, meglio è: siamo dotati di razionalità e non usarla è un insulto alla nostra collettiva intelligenza di specie.
Questa gente fuma :D
Si tratta di Padre Livio Fanzaga che parla a RadioMaria degli eventi universitari degli ultimi giorni... devo commentare?
Poi uno dice che la fede non è una malattia mentale...
venerdì 18 gennaio 2008
Estensioni di Firefox
giovedì 17 gennaio 2008
Mastella, l'eversione e la fine della democrazia
LA NOSTRA DEMOCRAZIA NON ESISTE PIU'.Sapete cosa è la separazione dei poteri?
Mi permetto di farvi una scheda (i grassetti sono miei): prendo da Wikipedia ma una qualsiasi enciclopedia va bene lo stesso.
Essa consiste nell'individuazione di tre funzioni pubbliche, legislazione, amministrazione e giurisdizione, e nell'attribuzione delle stesse a tre distinti poteri dello stato, intesi come organi o complessi di organi dello stato indipendenti dagli altri poteri: il potere legislativo, il potere esecutivo e il potere giudiziario.Avete letto da qualche parte che il Governo è legittimato a SCREDITARE LA MAGISTRATURA?In particolare nelle moderne democrazie:
- la funzione legislativa è attribuita al parlamento, nonchè eventualmente ai parlamenti degli stati federati o agli analoghi organi di altri enti territoriali dotati di autonomia legislativa, che costituiscono il potere legislativo;
- la funzione amministrativa è attribuita agli organi che compongono il governo e, alle dipendenze di questo, la pubblica amministrazione, i quali costituiscono il potere esecutivo;
- la funzione giurisdizionale è attribuita ai giudici, che costituiscono il potere giudiziario.
Successivamente la stampa è stata da molti considerata come un quarto potere, in quanto come mezzo di informazione di massa ha il grande potere di influenzare le opinioni e scelte della popolazione.
Montesquieu affermava: "Ogni uomo che ha potere è portato ad abusarne finché non incontra dei limiti...". Montesquieu inserisce dunque il principio come una caratteristica indispensabile di una forma di governo, per la realizzazione di uno Stato che garantisca la libertà dei singoli. L'idea alla base di questa separazione è di impedire che tutti i poteri dello Stato siano concentrati nelle mani di una sola persona o di un gruppo ristretto di persone. Questo metterebbe infatti a rischio il rispetto dei diritti dei cittadini. In tal modo, si cerca di attuare una costituzione in cui gli organi titolari delle tre funzioni si condizionino e si limitino a vicenda.
Nella pratica, la separazione dei poteri non è mai totale.Le Camere, tipico organo legislativo, hanno anche funzioni di carattere amministrativo (approvazione del bilancio, nomina dei propri impiegati, inchieste, controlli sul Governo attraverso interrogazioni e interpellanze) e di carattere giudiziario (decidono sulle cause di ineleggibilità e incompatibilità dei propri membri).
Così, l'Esecutivo esplica anche funzioni legislative (leggi delegate, decreti aventi valore di legge, regolamenti in veste di d.P.R. e giudiziarie (il Presidente della Repubblica esercita il giudizio di grazia ex art. 87 della Costituzione).
A loro volta, gli organi giudiziari esercitano funzioni amministrative, ad esempio in materia di volontaria giurisdizione.
Il principio tendenziale della divisione dei poteri non è solo criterio di specificazione di organi e funzioni, ma è anche criterio di coordinazione per l'unicità dello Stato, che rimane uno e inscindibile.
Che i politici NON SONO SOGGETTI ALLA LEGGE?
Vorrei vedere uno di loro, per una volta, sottomettersi al giudizio di un potere che non ha alcun interesse a colpirlo... che se ne fa la magistratura di uno Stato che non è in grado di governare? Se agisce, come dicono tutti, per conto di certi ambiti di sinistra, quali sono i suoi scopi? Far cadere un governo sinistrorso? Ottenere potere per fare... COSA, di grazia?
Ieri mi è venuto da piangere, non scherzo, non è una metafora.
Una grande rabbia, una grande frustrazione, a sentire le dichiarazioni delal classe politica, a sentire gli applausi, a rendermi conto che la guerra contro la magistratura è in corso, la stanno vincendo e lo stato di diritto è morto quando hanno fatto saltare in aria Falcone e Borsellino.
Mastella ha fatto un discorso eversivo in Parlamento e il Parlamento ha applaudito.
Quell'uomo ha fatto approvare a grandissima maggioranza leggi eversive (sembra una contraddizione in termini, difficilissimo riuscirci).
E poi il balletto delle (finte) dimissioni.
Gli attestati di stima bipartisan.
Peggio di tutti, Bondi che dice "Silvio aveva ragione", i brutti magistrati di merda mirano al golpe, c'è un attacco dei giudici contro la politica, oppure (come diceva il nano) sono "matti, antropologicamente diversi". Nessuno prende in considerazione l'ipotesi che se c'è notizia di reato sia normalissimo indagare, fotte cazzo di chi sei, e che l'applicazione del codice penale è a protezione dell'ordinamento della Repubblica?
L'unico che fornisce i fatti verificabili sulla stampa italiana, come al solito, è Marco Travaglio. Andate a leggere il suo pezzo su L'Unità (non lo trovo online, è uscito oggi).
Nel frattempo si calpesta la nostra volontà e si propone di votare una legge elettorale ignorando la proposta di referendum e quella di legge di iniziativa popolare.
Nel frattempo il papa fa la vittima e attira consensi, forte della vostra ottusità, Giuliano Ferrara organizza "veglie laiche" in favore della libertà di parola del papa (!!!) e Bruno Vespa le manda in onda su RAI1 (i soldi del mio canoneeeeee) insieme a Ruini che insulta gli scienziati tacciandoli di ottusità e pregiudizio (si informi, Ruini, sul significato di tali termini, oppure ammetta che li usa strumentalmente), altro che "censura".
Allora io dico:
RIVOLTA ARMATA! RADIAMO AL SUOLO IL VATICANO! RATZINGER APPESO COME IL CRISTO! BRUCIAMO IL PARLAMENTO, ROGHI DI POLITICI IN STRADA, VAFFANCULO: COLPO DI STATO!
E se mi accusano di eversione li mando da Mastella.
mercoledì 16 gennaio 2008
Oggi in Italia il Cattolicesimo è martirizzato

È intelligente, è caustico, è sarcastico e vi fa capire cosa i preti e i loro lacché stanno provando a farci credere. Sempre che voi ci caschiate... e purtroppo c'è chi ci casca, in tanti. Perché la superstizione è forte e radicata.
Mentecatti del cazzo, mi fate pena.
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Dagli ultimi eventi dell’attualità si possono evincere alcune semplici considerazioni autoevidenti.
Qui in Italia al giorno d’oggi il Cattolicesimo con i suoi prelati ed i suoi fedeli non ha diritto di tribuna. Anzi, i chierici, i vescovi, i cardinali e persino il Sommo Pontefice sono pesantemente ostracizzati, derisi, infamati ed attaccati. Qui in Italia al giorno d’oggi non possiamo consocere il Pensiero del Santo Padre attraverso i maggiori mass media dato che lo spazio che il Cattolicesimo riceve è pari a zero. Qui in Italia al giorno d’oggi domina il pensiero unico ateo, anticlericale e materialista; prova evidente ne è il parlamento italiano che un giorno sì e l’altro pure legifera in modo punitivo contro la libertà religiosa. Non ci si può definire cattolici se non rischiando pesanti ricadute personali, leggi epurazioni politiche e impedimenti professionali. Qui in Italia al giorno d’oggi la Chiesa Cattolica versa in una condizione di forzata indigenza, avendo lo Stato Italiano espropriato tutto l’espropriabile e vivendo la Chiesa Cattolica solo ed unicamente grazie alla volontaria elemosina dei pochi fedeli che rischiando non poco di prima persona si espongono alle uova marce degli anticlericali la domenica recandosi alla Santa Messa. Qui in Italia al giorno d’oggi, in poche parole, la Chiesa Cattolica vive sotto assedio e la sua condizione assomiglia molto alla condizione della Chiesa Ortodossa ai tempi dell’ateismo di stato dell’URSS.
Io penso che tutto questo debba finire. Per quanto riguarda l’ultimo episodio d’intolleranza criminale nei confronti del Santo Padre, penso che come risarcimento morale lo Stato Italiano dovrebbe come minimo abolire la legge sul divorzio e sull’interruzione volontaria di gravidanza; per mandare un segnale di distensione. Poi penso che dovremmo iniziare ad intraprendere la strada della sovvenzione alla Chiesa Cattolica, penso che una tassa settimanale, che potremmo chiamare decima, vada imposta a tutti i cittadini italiani (anche ai non cattolici, chè male non gli fa ad aiutare la Vera e Unica Chiesa). Penso che questo sarebbe il minimo per riparare alle troppe nefandezze che noi tutti, direttamente o indirettamente, abbiamo perpetrato nei confronti della Chiesa Cattolica e del suo Sommo Pontefice, rei unicamente di testimoniare tenacemente la Buona Novella.
Tuttavia temo che tutto questo possa non bastare. Temo che la nostra società sia ormai intrisa fino al midollo del virus del materialismo, dell’individualismo, della miscredenza, dello scetticismo. Temo che sia possibile una sola soluzione: se martirio dev’essere, che sia esemplare e potente, non distillato e scadenzato. Tutti i prelati d’Italia potrebbero radunarsi in Vaticano e dopo una solenne cerimonia officiata dal Santo Padre potrebbero immolarsi all’unisono. Come testimonianza di fede e di martirio, per la maggiore gloria dell’Altissimo. Sarebbe un segnale fortissimo, il più forte. Forse l’Italia si sveglierebbe dal suo torpore ateo, forse le cose potrebbero riprendere ad andare, forse una sana laicità sarebbe ancora possibile.
Peccato che non esisterebbero più preti, peccato.
Gli stregoni invadono il pianeta Terra - reprise
Oggi lo sciamano in gonna bianca ha rinunciato ad andare a La Sapienza.
Il papa, a mio giudizio, avrebbe anche potuto presenziare all'inaugurazione dell'anno accademico... come ospite muto e non certo come docente, dato che parla di superstizioni e non di realtà.
Ma va bene anche così: questa non è CENSURA, è autodifesa contro chi da sempre scredita e umilia la scienza e gli scienziati. Giovanni Paolo II non incontrò tale opposizione quando si recò all'università, si beccò al limite qualche fischio cui rispose con nonchalance.
Possibile che tutti abbiano diritto di esprimersi ma i laici no?
Al primo maggio dell'anno scorso ci fu chi si prese del TERRORISTA per aver criticato il papa, mentre al branco di baciapile che blatera sui giornali viene riconosciuto maggior rispetto. Prodi dice che "nessuna voce deve tacere nel nostro Paese e a maggior ragione quella del Papa"... perché "a maggior ragione" e non "anche" o "persino"?
Tutti sembrano aver dimenticato che il fulcro della protesta è l'affermazione che, per fornire uno scopo e una direzione alla scienza, "... (sia necessario superare) la limitazione autodecretata della ragione a ciò che è verificabile nell'esperimento".
Sottomettendola ai capricci di un qualsiasi, e molto potente, mago Othelma, né più né meno.
Voi invitereste in casa uno che vi considera subumani e trova che dobbiate sottomettervi alle sue superstizioni?
Il papa ha tutto il diritto che ho io, e chiunque altro, ad esprimere le proprie opinioni in pubblico e non mi sembra che si risparmi in tal senso. Cosa c'entra il fatto che sia del tutto ridicolo permttergli di tenere lezione all'università, soprattutto la lectio magistralis che si suppone dia l'impronta formale dell'anno accademico? Dov'è la censura?
martedì 15 gennaio 2008
Gli stregoni all'università: aggiornamento al volo
- sulla "censura" (che loro non conoscono né usano, oh no);
- sulla moralità quando ricorda che l'università "alcuni anni fa ha ospitato dei Raeliani che volevano fare la clonazione dell'uomo";
- sul principio " ci sono andati cani e porci, perché il papa no?"
- sull'autorevolezza dovuta al rango, con un "Non si vergognano coloro che hanno firmato di voler impedire di parlare a una persona che gode di rispetto a livello mondiale?"
Oh, e tanto per usare i loro stessi metodi screditanti ("l'Università La Sapienza proprio da un Papa è stata fondata, Bonifacio VIII nel 1303", che poco c'entra con il merito della questione e senza nessun commento sul fatto che l'atto della fondazione è avvenuto in un preciso contesto storico che poco ha a che vedere con l'impostazione odierna), Radio Vaticana è quella che si è affrettata ad impugnare i Patti Lateranensi quando hanno provato a processarla per le antenne illegali, mentre gli stessi patti non si sventolano mai quando il papa mette bocca sulle leggi.
lunedì 14 gennaio 2008
Gli stregoni all'università

Non è la prima volta, ma questa è speciale: stavolta molti non ne vogliono proprio sapere, perché il papa è troppo reazionario.
Evvorreivede'.
Sessantasette docenti, tra cui tutti i più noti fisici dell'ateneo, hanno firmato un appello perché "quell'invito sconcertante", così lo hanno definito, venga revocato.
Si stanno organizzando cortei, sit-in e dimostrazioni per tenere fuori lo stregone dall'università... e la cosa mi trova perfettamente d'accordo.
L'opposizione a questa visita non è generica e non è immotivata come riportano molte fonti stampa. Ratzinger è, da ben prima dell'inizio del suo pontificato, un acerrimo nemico della capacità umana di farsi domande.
Tutti i giornali riportano che la protesta sarebbe basata sulla infelice frase di Feyerabend che il nazista, allora cardinale, pronunciò in un discorso a Ratisbona nel 1990: "Il processo della Chiesa contro Galileo fu ragionevole e giusto".
Ora in tanti se la prendono, come Il Giornale (col suo solito sarcasmo ipocrita da house organ della "cattodestra"), perché i professori in contestazione sarebbero ignoranti da Wikipedia o maliziosi comunistacci, visto che travisano la frase estrapolandola dal contesto.
Il Giornale cita la frase finale del discorso, in cui Ratzinger prende le distanze dalla citazione di poc'anzi:
«Sarebbe assurdo costruire sulla base di queste affermazioni una frettolosa apologetica. La fede non cresce a partire dal risentimento e dal rifiuto della razionalità, ma dalla sua fondamentale affermazione e dalla sua inscrizione in una ragionevolezza più grande».Il grassetto è mio e non è casuale, perché queste parole mi sembrano più gravi ancora di una affermazione sul processo a Galileo. Si permettono di metterle sfacciatamente in evidenza perché sanno benissimo che voi menti semplici darete loro il significato che l'articolista sta suggerendo, non quello effettivamente espresso.
Capite? Secondo lo stregone la razionalità altro non è che una sottocategoria della fede cristiana, che sarebbe di per sé ragionevole. Come dire, se non puoi sconfiggerli inglobali e screditali.
Il Giornale continua così:
Proprio il rapporto fede-ragione e la ragionevolezza della fede cristiana sarebbe poi diventato uno dei pilastri del suo pontificato. (...) Senza contare che la Chiesa ha riabilitato Galileo.Che vuol dire "ragionevolezza" della fede cristiana? Perché sarebbe più ragionevole di altre invece che una superstizione senza valore? Qual è il criterio?
Il fatto che la chiesa abbia riabilitato Galileo non cambia nulla, nel momento in cui la stessa chiesa boicotta i referendum sulla procreazione assistita.
Ciò che penso questo quotidiano stia facendo è propagandare l'idea che la razionalità va benissimo, se è al servizio della superstizione.
Ma andiamo anche più in là.
Marcello Cini, fisico e professore emerito a La Sapienza, scrive al suo rettore alcuni passaggi illuminanti (grassetti miei):
Anche se nei primi secoli dopo la fondazione delle università la teologia è stata insegnata accanto alle discipline umanistiche, filosofiche, matematiche e naturali, non è da ieri che di questa disciplina non c'è più traccia nelle università moderne, per lo meno in quelle pubbliche degli stati non confessionali.La risposta del rettore Guarini? Un invito alla tolleranza e nessuna marcia indietro. "Al di là delle divergenze di opinioni - dice - bisogna accogliere Benedetto XVI come un uomo di grande cultura e di profondo pensiero filosofico, come messaggero di pace e di quei valori etici che tutti condividiamo".
(...)
(la lectio magistralis del professor Ratzinger a Ratisbona spiega chiaramente che NdGobb) la linea politica del papato di Benedetto XVI si fonda sulla tesi che la spartizione delle rispettive sfere di competenza fra fede e conoscenza non vale più. «Nel profondo... si tratta - cito testualmente - dell'incontro tra fede e ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall'intima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero greco fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire "con il logos" è contrario alla natura di Dio».
Non insisto sulla pericolosità di questo programma dal punto di vista politico e culturale: basta pensare alla reazione sollevata nel mondo islamico dall'accenno alla differenza che ci sarebbe tra il Dio cristiano e Allah - attribuita alla supposta razionalità del primo in confronto all'imprevedibile irrazionalità del secondo - che sarebbe a sua volta all'origine della mitezza dei cristiani e della violenza degli islamici.
(...)
Qui mi interessa, però, il fatto che da questo incontro tra fede e ragione segue una concezione delle scienze come ambiti parziali di una conoscenza razionale più vasta e generale alla quale esse dovrebbero essere subordinate. «La moderna ragione propria delle scienze naturali - conclude infatti il papa - con l'intrinseco suo elemento platonico, porta in sé un interrogativo che la trascende insieme con le sue possibilità metodiche. Essa stessa deve semplicemente accettare la struttura razionale della materia e la corrispondenza tra il nostro spirito e le strutture razionali operanti nella natura come un dato di fatto, sul quale si basa il suo percorso metodico. Ma la domanda (sul perché di questo dato di fatto) esiste e deve essere affidata dalle scienze naturali a altri livelli e modi del pensare - alla filosofia e alla teologia. Per la filosofia e, in modo diverso, per la teologia, l'ascoltare le grandi esperienze e convinzioni delle tradizioni religiose dell'umanità, specialmente quella della fede cristiana, costituisce una fonte di conoscenza; rifiutarsi a essa significherebbe una riduzione inaccettabile del nostro ascoltare e rispondere».
(...)
(Il papa NdGobb) Ha tuttavia cambiato strategia. Non potendo più usare roghi e pene corporali ha imparato da Ulisse. Ha utilizzato l'effige della Dea Ragione degli illuministi come cavallo di Troia per entrare nella cittadella della conoscenza scientifica e metterla in riga. Non esagero. Che altro è, tanto per fare un esempio, l'appoggio esplicito del papa dato alla cosiddetta teoria del Disegno Intelligente se non il tentativo - condotto tra l'altro attraverso una maldestra negazione dell'evidenza storica, un volgare stravolgimento dei contenuti delle controversie interne alla comunità degli scienziati e il vecchio artificio della caricatura delle posizioni dell'avversario - di ricondurre la scienza sotto la pseudorazionalità dei dogmi della religione?
VAFFANCULO, il Mago Othelma non potrebbe entrare in Aula Magna a fare lezione e mi aspetto lo stesso trattamento per ogni ciarlatano.
Tutto questo mi ricorda un libro, la cui copertina vedete lì in alto, che ho finito di leggere proprio ieri sera: "Futuro al rogo", di James Gunn.
Racconta di un rigurgito antiscientifico che porta il popolo a incolpare le "teste d'uovo" della rovina in cui si trova il mondo, fino al punto che la gente comincia a bruciare le università e gli scienziati sono costretti a fuggire, nascondersi e dare vita a una sorta di società segreta i cui membri, facendosi passare per stregoni, continuano a esplorare la realtà con l'arma dell'indagine razionale in un mondo di ignoranza, supersitizione e ottusità.
Mi ricorda quello che è capitato quando furono introdotti i telai a vapore.
Quando hanno inventato la catena di montaggio.
Dopo la scoperta dell'energia atomica e dei suoi rischi.
Tutte cose identiche, nel meccanismo, a ciò che accadde con il referendum sulle staminali, che accade ogni giorno per ogni conquista dell'ingegneria genetica, per ogni nuova tecnologia che ci promette, se saremo saggi abbastanza, grandi vantaggi.
Il tutto fa parte di quella stessa violenza indignata e "santa" che vorrebbe "raggiornare" la legge 194 sull'aborto.
Si tratta di una corrente di pensiero, se posso usare la parola "pensiero" per qualcosa che non lo è, pericolosa, oscurantista, ottusa, volta al mantenimento del potere di guidare le masse o votata ad un romantico "ritorno al passato" non solo del tutto impossibile, ma anche semplicemente folle (vi piacerebbe campare 30 anni, di media? Smettetela con il discorso della vita "naturale").
Tutto questo rientra anche nel vecchio discorso, già affrontato su queste pagine, che verte su cosa significhi "famiglia naturale" e perché sia così moralmente importante... mentre in realtà lo è solo evoluzionisticamente, e noi l'evoluzione l'abbiamo incanalata secoli fa.
Nella tecnologia non c'è niente di sbagliato, né alcunché di giusto: ci sono solo persone che la usano da imbecilli o da responsabili.
E poi c'è papà nelle vesti del papa che picchia noi bimbi sulle mani non appena mettiamo il naso fuori dal suo controllo.
venerdì 11 gennaio 2008
Razzismo: dimostrazione empirica di stupidità
Ieri il Ministro dell'istruzione Fioroni ha diffidato Letizia Moratti, sindaco di Milano, dall'impedire l'accesso all'istruzione ai bambini stranieri irregolari.
- lavoro nell'ambito della protezione dell'infanzia e conosco bene la legislazione relativa, com'è ovvio;
- poco prima di leggere la notizia stavo scorrendo un articolo di Marco Rovelli su Carmilla in tema di immigrazione e razzismo;
- penso con convinzione che l'olismo non sia una barzelletta;
Cominciamo dal nudo fatto.
Letizia Moratti, come aveva promesso, ha emesso un'ordinanza che vieta agli asili del Comune di Milano di ammettere bambini extracomunitari irregolari (quindi probabilmente figli di immigrati privi di permesso di soggiorno).
Personalmente trovo che il provvedimento faccia a pugni almeno con 4 leggi:
- Il D.Lgs. 286/ 98 T.U. sull’immigrazione artt. 31, 32, 33 – e successive modifiche, ed altre leggi ordinarie in tema di tutela, adozione affidamento dei minori (L 184/ 83) - che delineano uno status particolare del minore, a prescindere dalla regolarità del soggiorno in Italia o dalla sua cittadinanza.
- La Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia del 1989, recepita in Italia con Legge 176/ 91, che sancisce l'istruzione come un diritto umano inalienabile.
- La Legge 189/02, detta "Bossi/Fini", che prevede la denuncia e l'espulsione immediata per qualsiasi cittadino non comunitario privo di regolare permesso di soggiorno.
- L'Art. 34 della nostra Costituzione, nel quale si dice espressamente che la scuola è aperta a tutti.
Confligge con la tutela dei diritti umani ormai quasi universalmente accettata e riconosciuta.
Confligge con la Bossi/Fini perché è palese che un direttore scolastico che debba iscrivere un bimbo irregolare dovrà denunciare i genitori irregolari e chissà che fine fa il pupo. In questo caso però penso sia la Bossi/Fini ad essere in torto: è palesemente in contrasto con il precedente D.Lgs. 286/ 98 e ne impedisce di fatto l'attuazione (se no? Cacciare i genitori e tenere il bimbo sul suolo italiano? Darlo in affido? Sarebbe nell'interesse del minore?).
Confligge con la Costituzione, anche se qui c'è spazio per le interpretazioni.
Detto questo, vi cito due cosine da una intervista alla Moratti pubblicata a dicembre su Il Giornale:
Sindaco, perché non volete gli irregolari all’asilo? A Roma li accolgono a braccia aperte...Questo significa che:
«Decisioni come quella di accogliere bambini irregolari negli asili comunali alimentano una cultura dell’illegalità che genera purtroppo comportamenti criminali, come le occupazioni abusive».
Vede un legame tra questi fenomeni?
«Il legame è la sensazione di impunità legata alla mancanza del rispetto delle regole. Quando si lascia diffondere questa sensazione, si provoca una perdita di fiducia nelle istituzioni che devono garantire i servizi a tutti i cittadini. E alla fine a essere penalizzati sono propri gli stessi cittadini».
- per la Moratti rispettare la Costituzione e le Leggi precedenti significa "alimentare una cultura dell'illegalità";
- che c'è una diretta relazione fra il rispetto della legge e le occupazioni abusive (in effetti... si potrebbe anche dire che chi occupa abusivamente tenta vie estreme di applicare l'Art. 47 della Carta, che lo Stato disattende da taaaaaaaanti anni);
- che "rispettare le regole" significa emettere ordinanze contrarie alle regole.
Bel casino.
Ma il nodo qual è?
È che il sindaco, con notevole faccia da culo, sta facendo leva sul diffusissimo pregiudizio "irregolare=criminale" molto caro a tutta la destra italiana e anche a gran parte del nostro Paese.Accostamento, ahimé, falso, come diremo più avanti. Ma la Moratti sa che funziona. Sa cosa aspettarsi da un popolo generalmente razzista: basti vedere, fra i moltissimi esempi, cosa succede a Roma con gli affitti agli extracomunitari. Diritti umani? Civili?
Se c'è una cosa che il governo Berlusconi ci ha insegnato è che le regole le fa il più forte: quelle dello Stato sono immondizia. E il governo Prodi ci sta abitando in modo simile...
Siamo solo un bel branco di stronzi che sfrutta la disperazione degli immigrati trattandoli come bestiame: basti ricordare certe inchieste che hanno rivelato tanta, tanta schiavitù. QUI, per mano di IMPRENDITORI ITALIANI, non in Cina per colpa di qualche comunistaccio cattivo.
Ehi, occhio, non sto affatto dicendo che gli immigrati sono generalmente buoni e cari: al contrario di alcuni, non ho pregiudizi né in un senso né nell'altro.
Certe affermazioni che non trovano corrispondenza nei fatti trovano invece moltissimo seguito presso le menti semplici, che sono inevitabilmente la maggioranza.
Sì, se state pensando "gli stranieri a casa loro" siete inclusi nella lista.
Questo perché a mio parere, oggi come oggi, il razzismo non implica più semplicemente ignoranza (dei modi e dei costumi, ma anche dei meccanismi con cui funziona l'economia dello Stato italiano, la quale ora come ora prenderebbe begli schiaffi senza extracomunitari). E poi abbiamo possibilità di confronto e conoscenza impensabili fino a 70 anni fa, quindi l'ignoranza non è più una scusa.
Il razzismo oggi implica una immensa ottusità e un buon grado di stupidità.
Ottusità perché non è possibile non vedere che l'immigrazione è una conseguenza della globalizzazione, ed entrambi sono eventi epocali, caratterizzanti il nostro tempo, a cui siamo arrivati per motivi storici e meccanismi irreversibili: non si possono annullare, non più di quanto si possa tornare alle carrozze a cavalli o all'illuminazione ad olio.
Pretendere di farlo significa essere molto, molto limitati. Stupidi e ottusi, appunto.
Eppure sulle pagine de Il Giornale, come in bocca a molti, la correttissima reprimenda di Fioroni (che non reputo un buon ministro, ma vabbé, altro discorso) diventa un "ricatto a Milano", un "premio ai clandestini" (quest'ultima nemmeno commentabile: semplice populismo da "bruciamoli tutti, 'sti negri di merda", di quello che stimola commenti come il primo che trovate qui).
Ora, per motivi perfettamente razionali, e non morali, penso che il modo in cui un Paese tratta i bambini sul suo territorio sia un ottimo indice del grado di civiltà di quel Paese.
Pensateci: i bambini sono le persone a cui spetterà l'onere di guidare, far funzionare e finanziare l'Italia quando io e voi saremo cibo per vermi. Dovranno fare, come facciamo noi ora.
Sono, in senso del tutto letterale, il vero e proprio futuro del nostro Paese.
Trattarli bene, garantendo loro tutti i diritti previsti dalla Carta Onu, significa tutelare l'esistenza in vita della nostra democrazia.
L'articolo di Rovelli a cui ho accennato in apertura spiega, senza un briciolino di morale e con un mucchio di dati ufficiali, spesso statali, e verificabili (non fate i pigri, usate Google), perché una condotta discriminatoria e repressiva in tema di immigrazione non è moralmente sbagliata, è semplicemente stupida.
Riporto l'articolo per intero, leggetelo e, come sempre, meditate.
Qualsiasi ragionamento sull'immigrazione, e sull'equazione sempre più consolidata nell'immaginario degli italiani tra clandestino e criminale, è destinato a fallire se non lo si fonda su alcuni assiomi. Premesse scontate, ma che nel “dibattito pubblico” sembrano non essere mai considerate.![]()
1. Le migrazioni contemporanee sono un evento epocale, di cui occorre, semplicemente, prendere atto, e di cui è illusorio pensare di invertire il segno. Può certo causare scompensi, come ogni evento vero, come ogni fatto che cambia la struttura delle cose per qualche fattore essenziale: ma non si può dire: "si torni a prima", come non si può tornare a un amore perduto. Occorre dunque, per prima cosa, una collettiva elaborazione del lutto. Ed è forse questo che impedisce a molti italiani di affrontare la realtà.
2. L'immigrazione in Italia non è cosa differente da quanto accade in altri paesi europei. Non ha dimensioni maggiori, tutt'altro (la Germania, ad esempio, ha in percentuale il doppio di popolazione immigrata rispetto all'Italia: 12% contro 6%). C'è solo stata una crescita più rapida che in altri paesi.
3. Anche laddove fosse arrestabile (e ciò è immaginabile solo mediante deportazioni in massa), l'alternativa all'immigrazione sarebbe una crisi economica enormemente più grave di quella che già stiamo vivendo.
4. La legislazione italiana è tra le più restrittive e repressive d'Europa: è fondamentale ricordarlo, questo, in ogni momento, a coloro che scagliano incessanti invettive contro i “buonisti” (per contrappasso potremmo chiamarli “cattivisti”).
Partendo dall'ultimo assioma, e combinandolo col primo, ne consegue che la legislazione repressiva non migliora le cose. Se mai, le aggrava. A corollario dell'ultimo assioma, infatti, occorre tenere ben presente che le risorse dello Stato italiano non potrebbero superare quelle già messe a disposizione nelle voci di spesa quanto all'immigrazione: che si ripartiscono, approssimativamente, nell'80% di spesa finalizzata alla repressione (contrasto delle entrate illegali, ma soprattutto politiche delle espulsioni) e solo nel 20% destinato all'integrazione. Per la precisione, nel 2004 la repressione è costata complessivamente 115.467.000 euro, ovvero 320 mila euro al giorno, contro i 29 milioni di euro destinati a integrazione e assistenza. Tanti soldi, e perduti: perché questo tipo di politica, che culmina con quei luoghi di sospensione del diritto che sono i CPT, ha già mostrato la sua inefficacia, come ha rilevato perfino l'ambasciatore Onu De Mistura.
(En passant, varrà la pena di rilevare questo: i leghisti, quando gli viene fatto notare che l'immigrazione è cresciuta proprio sotto la vigenza della Bossi-Fini, rispondono balbettando che non è stata applicata. E allora, qualche semplice dato, a mo' di esempio. A Bologna, su 179 arrestati nel mese di novembre 2005, 110 riguardavano stranieri non in regola con il permesso di soggiorno. A Milano, nello stesso periodo, la percentuale era del 40,5%. Nell’anno 2005, nel tribunale di Torino su un totale di 3434 processi direttissimi, 2079 – il 60% - riguardavano reati considerati come tali dalla Bossi-Fini. Dunque l'applicazione c'è stata, ed è proprio questo il problema. Lo vediamo, un dispiegamento di forze, mezzi, soldi, che toglie tempo a cose sensate, produttive, efficaci. Tanto rumore per nulla).Questa è la verità. In un paese che non ha soldi sufficienti per pagare buoni benzina e buoni pasto alle scorte di personaggi in pericolo, non c'è alcuna possibilità di procedere con qualche efficacia all'espulsione di un milione/un milione e mezzo di immigrati irregolari (“clandestini”) presenti nel paese. Se non mobilitando il paese intero in questo sforzo, e questo lo si potrebbe fare solo esso acconsentisse a riconoscere la necessità di una guerra a un Nemico destinale, così come si fece negli anni trenta in Germania. Laddove questo estremo totalitario è per adesso difficilmente immaginabile, continuare a dire ai cittadini che “l'immigrazione clandestina fa male” (come recitano i manifesti dei post(?)-fascisti di Alleanza Nazionale) equivale a legittimare, data appunto l'impossibilità dello Stato di ampliare la repressione, qualsiasi “violenza privata” contro il nemico riconosciuto, per lo scopo superiore della “salvezza nazionale” (che peraltro non potrebbe essere evidentemente conseguita neppure con questo squadrismo). Il supplemento osceno del discorso legittimato saranno allora le spedizioni punitive, come già è iniziato ad accadere. Uno stato di eccezione permanente, stabilito di fatto.
Ecco, solo su queste premesse è possibile parlare sensatamente della questione immigrazione-criminalità. E farlo partendo da una serie di dati. (Far parlare i dati, è questo che bisogna fare adesso, come condizione per tornare a raccontare le singolarità, le esistenze, le storie. Le storie possono venir raccontate male, o si possono trascegliere quelle, per quanto eccezionali, che convengono alla tesi che si intende dimostrare. Ed è necessario che a quelle raccontate male, quelle che tutti i giorni affollano le pagine dei giornali, se ne oppongano altre raccontate bene. Si tratta però, adesso, di affrontare un trascendentale, che permetta di giungere, un giorno, a raccontare esistenze liberate).
E’ noto: tra la popolazione carceraria c'è un'evidente sovrarappresentazione degli stranieri. I dati Caritas del 2006 ci dicono che i detenuti stranieri nelle carceri italiane sono 20.221, ovvero il 33% del totale. Dove la popolazione immigrata regolare e irregolare può ammontare circa al 7% della popolazione totale. La grande maggioranza dei reati per cui si è denunciati o arrestati è commessa da stranieri irregolari, laddove, come afferma il Rapporto sulla Sicurezza 2006, “quelli regolari hanno una delittuosità non molto dissimile dalla popolazione italiana”. Infatti, nel 2006 gli stranieri regolari denunciati sono stati quasi il 6% del totale dei denunciati in Italia, laddove gli stranieri regolari sono stimati, nell’ultimo rapporto Caritas del 2007, intorno al 6,2% della popolazione residente. Insomma, la sproporzione tra numero degli stranieri in Italia e stranieri denunciati, e la loro sovrarappresentazione tra la popolazione carceraria nasce in riferimento agli stranieri irregolari.
A questo punto potremmo fermarci, come fanno quasi tutti. A cominciare dai media. I clandestini sono naturalmente criminali, almeno potenzialmente. Chi viene per lavorare va bene: il regolare lo tolleriamo, del resto vediamo che lavora e non riempie le carceri. Gli altri vengono di nascosto, dunque per delinquere, e infatti riempiono le carceri.
Ma è qui che occorre invece riflettere. Il dato bruto va saputo leggere, interpretato. Anzitutto incrociando due dati. Il primo è che, come rileva anche l'ultimo Rapporto sulla Sicurezza, la maggior parte degli irregolari in Italia è costituita da stranieri entrati regolarmente e rimasti sul territorio oltre la scadenza prevista dal visto o dal permesso di soggiorno, i cosiddetti “overstayers”, che nel 2006 sono stati il 64% del totale, contro il 23% di coloro che sono entrati illegalmente attraverso i confini terrestri e il 13% via mare (un altro luogo comune da sfatare, quello che identifica il clandestino con quelli che arrivano sui barconi a Lampedusa). L'altro dato da considerare è che ben più della metà degli stranieri oggi regolari, in possesso di un permesso di soggiorno, sono passati per la condizione dell'irregolarità.
Insomma: moltissimi regolari sono stati clandestini, e moltissimi clandestini sono stati regolari. Questo ci impedisce insomma di fare divisioni, per così dire, antropologiche, trattandosi dei medesimi soggetti. L'irregolarità, di norma, non è che una condizione obbligata, dove invece la condizione desiderata è quella di regolarità. Questo allora ci induce a un'ipotesi: essendo il fattore variabile lo status giuridico stesso, a essere fattore di legalità è il fatto stesso della regolarità, con tutto ciò che comporta in termini di accesso ai diritti fondamentali, ai servizi (si pensi alla casa, il problema maggiore, per cui si trovano alloggi di fortuna, o appartamenti sovraffollati a costi altissimi; ma anche all'assistenza sanitaria, di cui spesso si preferisce non usufruire per paura di essere identificati ed espulsi), in termini di accesso al mercato del lavoro e dunque di possibilità di un introito adeguato relativamente ai motivi della migrazione (sopravvivenza, rimesse, ripianamento del debito: la maggioranza degli immigrati intendono tornare nel loro paese, ma poiché la metà ha accumulato debiti, e l'altra metà ha comunque impiegato risorse consistenti in relazione al proprio patrimonio, la loro permanenza sul territorio italiano si allungherà, visto che l'irregolare non può lavorare se non in nero, sottopagato, con assoluta precarietà, e lunghi periodi di disoccupazione); e, infine, in termini di condizioni quotidiane di vita.Una conferma di questa ipotesi ci viene dal fatto che, in occasione delle sanatorie, quando agli irregolari è consentita l'emersione e l'acquisizione dello status di regolarità, il numero di reati commessi dagli immigrati ha un brusco calo. Ciò è evidente in particolare per i reati connessi agli stupefacenti (reato per il quale, stando a un’indagine Istat del 2006, è detenuto il 55% degli stranieri: un reato, va detto, per il quale – proprio per la sua natura – è molto più probabile l'arresto in flagranza rispetto ad altri reati): nel 1990 (sanatoria legge Martelli), nel 1995 (sanatoria decreto Dini), nel 1998 (sanatoria legge Turco-Napolitano), nel 2002 (sanatoria legge Bossi-Fini) la percentuale di stranieri denunciati per spaccio di droga è diminuita nettamente, come risulta da uno studio di Marzio Barbagli. Ogni volta, insomma, che si dà la possibilità agli stranieri di ottenere il permesso di soggiorno, una meta ambita da tutti, vissuta spesso come un sogno irraggiungibile, e come un'ossessione, allora non lo si vuole perdere davvero. E si evita di commettere qualsiasi tipo di reato, per non perderlo, per non perdere le possibilità di vita a cui esso consente di accedere. Finché uno è un clandestino, e in quanto tale privo di diritti e criminalizzato, è evidente che può venire indotto facilmente a delinquere per ovviare alla sua situazione di indigenza. E’ questo il risvolto giuridico della cosiddetta “profezia che si auto avvera”, insomma. Ma quando il clandestino acquisisce diritti, e non è più per definizione illegale e criminale, tenderà (e tende, in effetti, lo abbiamo visto) a evitare di commettere reati. E’ questo, io credo, il modo migliore – l’unico – per combattere la “microcriminalità”: ampliare l’area della regolarità. (Dopodiché si aprirebbe il discorso essenziale, che prescinde dalla nazionalità: quello di una giustizia efficiente e della certezza della pena; ma questo è un discorso che esula dal nostro sull’immigrazione).
La Bossi-Fini, inoltre, ha introdotto – a suggellare la criminalizzazione del migrante - l’aberrante reato di “immigrazione clandestina”, per il quale lo straniero che non ha ottemperato alla prima intimazione d’espulsione può essere arrestato e tradotto in carcere, con una pena fino a sei mesi. Il risultato di questa norma barbara è stato anzitutto un intasamento dei tribunali, denunciato dall’Associazione Nazionale Magistrati. (Lo accennavo prima: a Torino, nel 2005 su un totale di 5929 arresti o fermi, 2016 (il 34%) riguardavano i nuovi reati d’immigrazione introdotti dalla Bossi-Fini, e dei 3434 processi in direttissima con detenuti, 2079 ovvero il 60% riguardavano quei reati).
In un testo recentissimo, ancora inedito, Salvatore Palidda scrive:Oltre che per i reati di immigrazione, gli stranieri finiscono in carcere per reati meno gravi di quelli attribuiti agli italiani: si tratta soprattutto di reati per spaccio che spesso colpiscono anche semplici consumatori (38,4 % del totale dei reati degli stranieri, contro il 16,5 % degli italiani) e furti.
Reati meno gravi, dunque, e lo sta a dimostrare il fatto che la media della pena a cui gli stranieri vengono condannati è molto più bassa di quegli italiani.
I motivi della sovrarappresentazione dei migranti tra la popolazione carceraria dipendono poi in maniera determinante da quello che in un rapporto della Caritas Ambrosiana su un'indagine svolta nel 2006 nelle tre carceri milanesi è stato definito “doppio binario” quanto al trattamento dei detenuti stranieri e di quelli italiani. Un doppio binario che agisce non appena si entri in carcere: il 60% degli stranieri, infatti, sono detenuti in custodia cautelare, in attesa di processo, contro il 40% degli italiani. Ma una discriminazione di fatto agisce anche e soprattutto dopo la condanna: sebbene infatti circa un terzo dei detenuti stranieri scontino condanne inferiori ai tre anni, non godono quasi mai, a differenza degli italiani, di pene alternative, quali affidamento ai servizi sociali o arresti domiciliari (poiché di solito, per ovvie ragioni, il clandestino non ha un domicilio stabile né una famiglia che li ospiti).
Così è scritto nel rapporto della Caritas Ambrosiana:Quasi uno straniero su quattro (24,8%), inoltre, è detenuto per scontare una pena inferiore a un anno di detenzione, mentre gli italiani detenuti per una condanna così breve sono solo i 6,9%. Anche in questo caso, nonostante gli stranieri siano soltanto il 30% del totale dei detenuti che hanno subìto una condanna definitiva, essi rappresentano un’ampia maggioranza (61%) tra coloro che hanno subìto una condanna inferiore all’anno di detenzione. Questi dati confermano un maggiore utilizzo del carcere come misura cautelare nei confronti delle persone straniere, evidenziando l’esistenza di quel ‘doppio binario’ penitenziario per effetto del quale gli stranieri entrano più facilmente in carcere rispetto agli italiani e ne escono con molta più difficoltà, anche quando la condanna inflitta risulta di lieve entità.
Un altro dato rilevato con l’indagine è significativo in questo senso: tra gli stranieri risulta più alta la percentuale di chi non ha mai nemmeno formulato la richiesta di usufruire di benefici o di misure alternative alla detenzione, mentre, viceversa, è sensibilmente più elevata tra gli italiani quella di chi le ha chieste e soprattutto ottenute. Considerando soltanto chi ne aveva usufruito in passato o ne usufruiva ancora al momento della rilevazione emerge, ad esempio, che l’11,7% degli italiani ha potuto usufruire di permessi premio, rispetto al 4,2% degli stranieri. Inoltre il 7,4% degli italiani aveva, o aveva avuto in precedenza, un lavoro all’esterno (ex art. 21) rispetto al 2,9% degli stranieri.E Palidda, nello stesso senso:
Secondo le ricerche di Antigone e le statistiche dell’Istat (2007), il 62% degli italiani è in carcere per condanne definitive e solo 35% in attesa di giudizio; al contrario il 41 % degli stranieri sconta condanne definitive e il 59% è in attesa di processo. La percentuale di stranieri in carcere è molto più elevata di quella degli stranieri che subiscono una condanna penale e ancor più di quella degli stranieri denunciati, il che significa che a ogni passaggio del percorso penale – denuncia, condanna, carcerazione – gli italiani hanno maggiori opportunità di “uscire” rispetto agli stranieri.
Una discriminazione di fatto, risalendo a ritroso, avviene anche nel processo penale. Gli immigrati non abbienti non hanno la possibilità di ottenere il patrocinio gratuito (è molto difficile per i regolari, ma impossibile per gli irregolari), e non possono dunque ottenere un'efficace difesa, ché il difensore d'ufficio – e l’ho verificato personalmente più e più volte - tende a chiudere il procedimento in fretta, senza approfondire troppo, senza andare al dibattimento, e chiudendo preferibilmente con un patteggiamento, dunque con una condanna. (In un un’inchiesta tra detenuti stranieri, il 30% diceva di non aver mai visto il proprio avvocato; quasi tutti gli altri dicevano di averlo visto raramente).
Si aggiunga poi che la popolazione immigrata è sottoposta a controlli e fermi di polizia molto più di quanto lo sia quella italiana. E' il paradigma attuariale di cui parla De Giorgi in “Zero tolleranza”: la formazione di una nuova “classe pericolosa”, composta di soggetti, tutti quanti, potenzialmente pericolosi, che dunque devono essere soggetti più degli altri a controllo, ed è evidente che a maggior controllo corrisponde una maggior percentuale di reati. Questo si lega a una maggiore visibilità degli immigrati dovuta anche alla sostituzione con gli italiani nella criminalità, esattamente come avviene nel lavoro, dove ai livelli più bassi gli italiani vengono sostituiti dagli stranieri. Cito ancora Palidda:Fra gli italiani per ogni 100 denunciati si hanno 16 arrestati fra gli stranieri per ogni 100 denunciati si hanno 35 arrestati, a conferma che le misure repressive sono più accentuate a danno di questi ultimi.
C’è un altro dato che mi fa avanzare un’ulteriore ipotesi. Il dato che riguarda il numero dei detenuti stranieri e il numero dei reati ad essi ascritti. Se i detenuti stranieri rappresentano circa il 33% del totale, i loro reati ammontano al 21% circa. I detenuti italiani hanno in media più reati per i quali scontano la detenzione rispetto agli stranieri. Dati che indicano come la criminalità italiana sia più professionalizzata, per così dire (assommano più capi d’imputazione), laddove per gli stranieri è più comune andare in carcere per un solo reato. Una criminalità dunque più debole, precaria, e che sarebbe dunque più facilmente “recuperabile” alla legalità, laddove si uscisse dal paradigma repressivo vigente. Un’ipotesi confermata da un altro dato, quello della minor recidiva di coloro che hanno beneficiato dell’indulto. Se il 38,14% erano stati gli stranieri usciti dal carcere, quelli rientrati sono stati il 34,73%.
Dati, dunque, ben diversi dalla percezione dell'opinione pubblica: quella doxa costruita dai media in cui i casi di criminalità straniera sono regolarmente sovrarappresentati rispetto alle notizie sulla criminalità nel suo complesso: il punto culminante, come scrive Salvatore Palidda, di un “processo di costruzione sociale che fa di essi dei delinquenti”. Sarebbe il caso di esaminare nel dettaglio, statisticamente, questa sovrarappresentazione mediatica, nella sua funzione “mitopoietica”.
Questi dati, io credo, rafforzano radicalmente la tesi focalizzata in precedenza: determinante ai fini di una riduzione della criminalità è la politica della legalità, dell'emersione, dei diritti.A chiusura di questo itinerario – arido ma necessario – nei dati, non posso che chiudere con l’esempio dei rifugiati politici, di coloro che hanno un permesso di soggiorno per asilo politico, e dei richiedenti asilo. Ora, questi soggetti risiedono in Italia regolarmente, senza alcuna garanzia di lavoro. Anzi, spesso (è il caso degli eritrei, ad esempio, che ho conosciuto nella ex polveriera di via Forlanini a Milano, tra ratti giganti e cumuli di immondizia) versano in condizioni economiche miserabili. Anche quelli che usufruiscono di uno status di rifugiato (cosa ardua, in Italia, da ottenere, spesso negata e raramente dispensata a occhi chiusi da funzionari che nulla conoscono della situazione del paese da cui viene il richiedente). L’Italia è l’unico paese d’Europa che non ha ancora una legge organica sui rifugiati. E molti eritrei che ho conosciuto rimpiangono il fatto di essere stati identificati in Italia e dunque, in virtù della convenzione di Dublino, essere costretti a chiedere l’asilo nel nostro paese. Il quale nulla offre ai rifugiati. La maggior parte di loro, dopo la permanenza in CPT e CDI, vengono sbattuti in mezzo alla strada senza nulla a pretendere. E ben pochi sono quelli che riescono a usufruire dell’accoglienza di quello che fino a qualche anno fa si chiamava “Programma Nazionale Asilo”. Eppure – ed è questo il punto - le carceri non traboccano di eritrei, o liberiani, o sudanesi…
Insomma, nel caso degli asilanti, chiamiamoli così, per i quali non vige il nesso sciagurato soggiorno/lavoro (non devono avere un contratto di lavoro per poter avere un permesso di soggiorno), ciò che fa la differenza è proprio lo status giuridico che dà loro diritti, che gli consente di esistere, alla luce del sole, come persone.
Questo è dunque il da farsi. Consentire che il clandestino esca dall’ombra in cui è cacciato, consentirgli di acquisire una forma, un contorno definito. Farlo uscire dai campi, dai luoghi d’eccezione in cui la persona scompare in un gorgo che annulla in quanto persona, quei campi che prendono corpo e luogo nei CPT - e aprirgli un campo di possibilità, un campo aperto dal possesso di diritti, che nel loro intrecciarsi formano la figura di un’esistenza che oggi gli è negata.





