lunedì 24 novembre 2008

Le ragioni dell'agnostico

Ateismo

Stamattina il mio PC ha deciso di morire. Mi si prospettano almeno due settimane senza poggiare le manine su una tastiera diversa da quella del lavoro.
Mi sono immediatamente profuso in bestemmie raccapriccianti, e fra un San Girolamo e Giove Pluvio (non ho pregiudizi) mi è nata una riflessione e ho deciso di condividerla con voi. Un po' è un lamento, un po' è sentimento, un po' anche spiegazione della mia avversione per la religione (anvedi che rime, ahò).

Per farlo devo parlare di me. Potrei dirvi milioni di cose, ma non perché sia incredibilmente egocentrico (lo sono, ma non così tanto) o ritenga di essere un esempio da seguire. Si tratta della constatazione che se voglio raccontarvi qualcosa, qualsiasi cosa, del mio pensiero devo necessariamente partire dalla mia esperienza. Ciò che penso si è sviluppato con me, a partire dalle cose che ho vissuto, e costituisce gran parte di ciò che sono. Il mio pensiero e l'analisi incessante di esso (sia contenuti che meccanismi, cioè sia COSA che COME penso), che chiamo consapevolezza, sono alla base del mio modo di vivere.

Questo è uno dei motivi per cui le etichette mi stanno scomode. Appiccicarsene una addosso è un lavoraccio infame che non consiglio a nessuno, inoltre provo un intenso fastidio quando incontro chi è ben felice di farlo per sé. Mi fa rabbia. Meno quando vuole appiccicarla a me, ci sono abituato.
Definirsi è una questione delicata perché rappresentare ciò che si è con il linguaggio significa utilizzare strumenti delicati e approssimativi (le parole) per manipolare oggetti esplosivi e complessi (la propria identità, mente e moralità).

Eppure un sacco di gente lo fa senza pensarci, quasi con leggerezza. "Sono cristiano cattolico", "sono comunista", "sono un playboy". E lascia che gli altri lo facciano, senza pensarci più di tanto.
Ovvio che sia così. Non solo il linguaggio è, di fatto, il modo più efficace e universalmente usato per definirci, descriverci e relazionarci, ma il contenuto di queste etichette, o stereotipi, fa persino parte dello sfondo: si tratta di una vasta e intricata rete di concetti condivisi e interiorizzati di cui non ci accorgiamo perché fanno parte di noi e della nostra identità. Un po' come avere su le lenti a contatto e dimenticarsene. Gli stereotipi sono strumenti concettuali sviluppati culturalmente per semplificare la realtà fattuale che, affrontata così com'è, ci friggerebbe il cervello con la sua complessità. Grazie a queste categorie (zingaro, fannullone, ateo, fascista, gli uomini, le donne etc etc etc) noi siamo in grado di costringere la complessità del reale in uno schema manipolabile, comprensibile, analizzabile, comunicabile. E, semplificando, necessariamente riduciamo.
Anche le semplificazioni relative ai concetti più banali e scontati racchiudono innumerevoli strati di complessità.

Alla base di, poniamo, una barzelletta, c'è una intricata messe di significati condivisi che ci permette di cogliere immediatamente quello a cui si riferisce il nostro interlocutore e riderne. È un classico esempio citato nei testi di etnografia: se sei capace di far ridere una persona con una battuta significa che hai gli stessi schemi culturali di riferimento o che li hai compresi davvero molto bene. In questo modo è possibile comunicare realtà molto articolate con poche parole, dato che c'è già una sorta di "accordo" fra tutti noi sui contenuti socialmente condivisi di quella data espressione. Noi esseri umani siamo animali così chiacchieroni perché tramite i simboli e il linguaggio costruiamo costantemente la nostra visione di noi stessi e della realtà, raccontandocela a vicenda. Tutti partecipiamo alla costruzione della realtà condivisa, cioé dell'interpretazione del mondo che va per la maggiore (ma anche a tutte quelle che "vanno per la minore") in una data cultura.

Insomma, ci sono tantissimi stereotipi che usiamo tutti i giorni per i più diversi scopi.

Provate a dire "comunista".
A seconda del vostro orientamento politico, del vostro sentire e della vostra cultura, questa parola vi sembrerà una bestemmia irriferibile, una semplice connotazione politica, l'indicatore di un certo tipo di moralità o chissà che altro. Vi evoca immagini (il barbone di Marx, i gulag di Stalin, il Muro di Berlino), una serie di valori (uguaglianza per tutti, rivoluzione), alcuni concetti (statalismo, ridistribuzione del reddito, lotta di classe) e anche ricordi (le lotte del '68, i collettivi, i centri sociali).

Questa etichetta è inerente all'identità di una persona. Quindi scatena sentimenti, oltre che pensieri, perché la nostra identità è quanto di più prezioso abbiamo: è letteralmente il nostro sé.
Succede inoltre, nel tempo e per vari motivi socioculturali, che l'etichetta rimanga la stessa ma venga cambiato il contenuto della scatola.

Il che cambia la realtà, perché come ho detto è tramite il linguaggio che la rappresentiamo. Quindi sono certo possiate capirmi quando affermo che due delle cose che odio più profondamente al mondo sono essere frainteso quando parlo ed essere giudicato a partire da elementi non reali.
La prima mi turba perché ho la perversa abitudine di dire esattamente quello che intendo, scegliendo con attenta cura le parole e tentando di lasciare meno spazio possibile alle interpretazioni. E non solo: se dico "mi dispiace" non è per convenzione sociale, mai, ma perché mi dispiace. Troppa gente sente solo quello che crede di sentire. E magari mi giudica in base a quello, quando basterebbe ascoltare e riflettere pochi microsecondi prima di lasciar andare i propri meccanismi inconsci.

Ho esattamente questo problema quando mi chiedono se credo in Dio.

La risposta è semplicissima: no. Senza dubbio alcuno.
Quando dico questo ottengo di media la risposta "Ah, sei ateo". Quando specifico che no, non lo sono affatto, tutti danno per scontato che
1) io sia convinto della non esistenza di Dio, oppure
2) io creda in una entità sovrannaturale che si può chiamare Dio ma che non identifico con quello cristiano, o ancora
3) io creda nel fatto che Dio è ovunque, "diluito" nell'Universo e parte di esso, come un panteista.

Vi sarete accorti che queste tre ipotesi hanno in comune un elemento: tutte danno per scontato che io creda in qualcosa. Non Dio, ok, va bene, ma in qualcosa. Per forza. Non sono contemplate alternative. A molti sembra inconcepibile che non sia così: si può credere in quel che si vuole ma il non credere è un'opzione che nessuno considera.
Questo accade perché vivo in un paese permeato dalla religione e dalla morale cattolica. I concetti che siamo abituati ad associare al cattolicesimo sono interiorizzati da quasi tutti fin da piccoli, e distorcono per l'intera vita la capacità di raziocinio della gente. Quasi tutti credono, in gradi e maniere diverse, a entità sovrannaturali di qualche tipo.

Ricordo un aneddoto relativo a Bertrand Russell. Quando lo ficcarono in prigione per un articolo un po' troppo polemico la guardia preposta alla registrazione dei suoi dati gli chiese di che religione fosse. Lui rispose "agnostico", e la guardia "Oh, beh, le religioni sono tante, ma credo che alla fine crediamo tutti nello stesso Dio".
Quel commento lo tenne allegro una settimana.
Quando capita a me, invece, mi incazzo.
Il fatto di essere agnostico significa che, in base alla ragione, ai miei sensi e all'unico metodo di conoscenza che si sia rivelato anche solo approssimativamente valido nella storia dell'umanità dando dei risultati verificabili (il metodo scientifico), io non ho nessuna prova che Dio esista e non ho nessuna prova che non esista.
Credere che Dio non esista è un atto di fede tanto quanto credere che esista, e la fede mi ripugna profondamente.

Il problema è questo. Credere significa rinunciare alla propria razionalità. Non c'è una via di mezzo, non si può credere per metà. O si pensa, o si crede (grazie a Schopenhauer per la frase concisa e incisiva).
Esistono persone del tutto razionali sotto ogni altro aspetto che sono perfettamente convinte che esista un'entità imponderabile che veglia su di loro. Mi sembra una forma di schizofrenia, di quelle gravi. La ragione rifiuta gli assoluti, il dogma, la certezza. Ogni cosa è sempre provvisoria, per quel che ne sappiamo, e la nostra conoscenza dell'Universo è limitata e parziale perché noi siamo esseri biologici con precisi confini. Già solo il fatto di essere composti degli stessi atomi di cui è fatto tutto il resto, e di viverci dentro, ci mette nella particolare posizione di essere osservatori non esterni, quindi con un orizzonte di conoscenza molto vicino.

Questo spaventa parecchi. Il bisogno di immanenza (la paura di una realtà indifferente, la negazione della propria relativa importanza, quel che volete) è così forte che finisce per svendere il raziocinio in cambio degli elementi dogmatici che ogni religione, in diversi gradi, propone.
Inoltre non c'è alcun bisogno di religione per costruire una morale, così come non c'è bisogno di essere particolarmente altruisti per mettere in atto comportamenti cooperativi che si riconoscono utili per la specie già solo se si ragiona razionalmente.

Insomma, io sono agnostico ma, come Russell, spesso mi ritrovo a dire che sono ateo per evitare discussioni e incomprensioni. Il fedele medio, poniamo cristiano, deve aderire almeno a qualche dogma per potersi dire veramente tale (unicità di Dio, immortalità dell'anima, trinità, natura divina di Gesù... tanto per dirne qualcuno).
Il dogma, per essere chiari, è un decreto emesso dal Papa (o da un Concilio in unione con il Papa) per definire una verità di fede. Credere in un dogma, cioé una verità indiscutibile su cui non è possibile avanzare dubbi, rende il buon cristiano incapace di concepire che qualcuno possa non aderirvi: se il dogma è vero (e lo è per definizione) chi non lo segue deve necessariamente essere nell'errore.
Provate voi a spiegare quello che ho detto io a qualcuno del genere. Ho tentato e tento ogni volta, ma si richiede sempre la mia resa perché, semplicemente, un fedele ha molte più difficoltà a capire il mondo reale di chi invece pensa chiaramente. Non vedo grandi differenze fra chi si fa truffare da Wanna Marchi e chi crede in Dio: in entrambi i casi si abbandona la razionalità per adagiarsi ciecamente a qualcosa che non ha alcuna base reale. Stessa cosa dicasi per gli atei che professano la loro fede nel fatto che Dio non esista... altrettanto incredibili. Cascano nello stesso trucchetto.

Vi sentite offesi? Nessuno ha detto che ho ragione. Questo è quel che penso e ho spiegato perché lo penso.
Questo ovviamente non fa di me una persona amorale o un materialista. La morale è una funzione sociale, un prodotto dell'interazione fra noi, non ha mai avuto bisogno di intermediari sovrannaturali. Nè affermo che quel che percepisco con i miei sensi sia tutto quel che esiste: non lo posso sapere per certo, quindi non posso in tutta onestà sostenere una cosa del genere. Ma nemmeno il contrario.

Tutto qui, questa è la mia riflessione: siamo così disposti a credere, così abituati a credere, così proni alla superstizione rassicurante che mi è sempre difficile, difficilissimo, spiegare a qualcuno che io NON CREDO punto e basta. Ho sperimentato la fede e ho scoperto che non mi interessa perché non c'è assolutamente nulla che abbia mai vissuto, letto, pensato, sperimentato, conosciuto, che mi confermi persuasivamente la sua validità.
Per questo ho perso amici, sono stato considerato ridicolo, deriso, disprezzato.  Sai com'è, quando cresci in certi ambienti. E, come ho detto, mi dispiace sempre molto essere giudicato in base all'immaginazione altrui o non essere compreso quando parlo. Sono sempre disposto a discutere, mai a tifare, e ho la rigida abitudine a chiedere spiegazioni prima di interpretare di testa mia: non chiedo agli altri di fare qualcosa che non sia disposto a fare io.

Ma che parlo a fare. Ah, sì, per sfogarmi.
Tanto alla prossima occasione che incontrerò qualcuno con cui parlerò di religione dirò quello che mi sono rassegnato a dire: sono ateo, punto e a capo. Così lascio tranquillo il mio interlocutore che potrà dire "visto? Dicendo che non ci credi ammetti implicitamente la sua esistenza!". E vaffanculo.

La P2 ci governa

Lo dico da tanto, ma non solo io. Lo dice Licio Gelli: la P2 governa l'Italia. Solo che ora si chiama PDL.
Ve lo faccio spiegare da Travaglio, che è chiaro. Potete verificare tutto... fatelo.


sabato 22 novembre 2008

Per i lettori del feed

Che magari si sono persi le spiegazioni di cui sotto, dato che sono pubblicate in un post già edito.

PS:
Ok, ok, l'ho riletto a freddo ed è terribile. Sembro un nazista. Quando mi lascio trasportare parlando di religione va sempre a finire così. In parte è la frustrazione. Ovviamente non disprezzo chiunque creda. Tanti di quelli che conosco sono ragionevoli, non dogmatici, simpatici, in generale persone che mi sconfinferano.
Però penso abbiano un serissimo limite: rinunciano alla loro razionalità, senza alcun motivo. E che io sappia per vivere una propria spiritualità questo non serve. Magari quello che io chiamo spiritualità per voi è monnezza, ma che ne sapete: potete dimostrarlo?

Il credere proprio non mi va giù, ma non ho la pretesa di dire agli altri cosa debbono pensare e quello che devono fare (diversamente da molti fedeli, il che è un altro dei motivi per cui mi stanno sulle palle), nè ho la presunzione di affermare che essi sono nell'errore e abominevoli ai miei occhi (come invece diversi di loro hanno fatto con me, ma soprassediamo).

Non disprezzo i fedeli.
La responsabilità della loro condizione non è soltanto loro. In parte la vedo come una sfiga che gli è capitata, in parte so benissimo che la loro fede è il prodotto della socializzazione e quindi, ovviamente, anche della loro identità.
Capisco che ci siano attaccati.
Non lo condivido e non mi sembra giustificabile, ovvio.

Ma resto qui: critico ma non impongo.
Per questo i casi come quello di Welby, la Englaro, la Schiavo e via dicendo mi urtano tanto. La questione non è se i medici avessero il potere di ucciderli. È invece "a chi spetta la decisione di troncare la propria vita?": a sè stessi o un prete? O un medico? O un giornalaio? A me?
No.
Al titolare di quella esistenza, chiaro.

Per questo dico che credere è presunzione cieca, ottusità estrema.
Per questo dico che la religione è una scusa per la coercizione, un metodo di controllo, una forma di potere.

venerdì 21 novembre 2008

La vita, la morte e li mortacci loro


Questo ostracismo è disgustoso: associazioni che si coalizzano per forzare la mano alle istituzioni allo scopo di impedire a qualcuno di decidere della sua vita.

Che si arrogano il diritto di vita e di morte su qualcuno in grado di determinarsi o che ha già espresso le sue idee in merito.

Eppure li capisco.
Se credi in un dio, quale che sia, è lui a determinarti. Non sei tu.
Se credi in un dio, appartieni a lui e alle gerarchie che lo rappresentano.
Se credi in un dio, lui/lei/esso è l'unico vero, il resto è idolatria.

Per questo disprezzo i fedeli di ogni religione, senza se, senza ma e senza distinzioni. Non è una posizione affrettata, dietro ci sono anni di sofferenze e riflessioni. Che non sono finite, ma che mi portano nello stesso punto qualsiasi strada intellettuale percorra.

Le religioni, ovviamente, hanno un punto forte nell'ideologia, altra cosa cui non credo. Credere, è quello che mi riesce difficile. Posso capire, ma non credere. Pensare, ma non credere. Credere è presunzione cieca, ottusità estrema.

La religione è una scusa per la coercizione, un metodo di controllo, una forma di potere.
Feccia.
Tutto qui. 


PS:
Ok, ok, l'ho riletto a freddo ed è terribile. Sembro un nazista. Quando mi lascio trasportare parlando di religione va sempre a finire così. In parte è la frustrazione. Ovviamente non disprezzo chiunque creda. Tanti di quelli che conosco sono ragionevoli, non dogmatici, simpatici, in generale persone che mi sconfinferano.
Però penso abbiano un serissimo limite: rinunciano alla loro razionalità, senza alcun motivo. E che io sappia per vivere una propria spiritualità questo non serve. Magari quello che io chiamo spiritualità per voi è monnezza, ma che ne sapete: potete dimostrarlo?

Il credere proprio non mi va giù, ma non ho la pretesa di dire agli altri cosa debbono pensare e quello che devono fare (diversamente da molti fedeli, il che è un altro dei motivi per cui mi stanno sulle palle), nè ho la presunzione di affermare che essi sono nell'errore e abominevoli ai miei occhi (come invece diversi di loro hanno fatto con me, ma soprassediamo).

Non disprezzo i fedeli.
La responsabilità della loro condizione non è soltanto loro. In parte la vedo come una sfiga che gli è capitata, in parte so benissimo che la loro fede è il prodotto della socializzazione e quindi, ovviamente, anche della loro identità.
Capisco che ci siano attaccati.
Non lo condivido e non mi sembra giustificabile, ovvio.

Ma resto qui: critico ma non impongo.
Per questo i casi come quello di Welby, la Englaro, la Schiavo e via dicendo mi urtano tanto. La questione non è se i medici avessero il potere di ucciderli. È invece "a chi spetta la decisione di troncare la propria vita?": a sè stessi o un prete? O un medico? O un giornalaio? A me?
No.
Al titolare di quella esistenza, chiaro.


Per questo dico che credere è presunzione cieca, ottusità estrema.
Per questo dico che la religione è una scusa per la coercizione, un metodo di controllo, una forma di potere.

lunedì 17 novembre 2008

Caste, Conti, Baroni e Servi della Gleba. Perché?

Oggi vi riporto un bell'articolo di Fully pubblicato su MenteCritica, ispirato da uno di Doxaliber
Meditate.

Ah, a proposito: mi assento qualche giorno che subito mi pubblicano su MC! Sono felice di aggiornarvi con La Tradizione (con Finale a Sorpresa) e Dieci Passi Verso la Dittatura 
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Caste, Conti, Baroni e Servi della Gleba. Perché?

Il pezzo di Doxaliber pubblicato qualche giorno fa è di quelli che fanno riflettere.
Che l’Italietta sia piena di “caste” è un fatto. E’ un fatto anche che i libri che hanno nel titolo la parola “casta” siano molto venduti, e forse pure molto letti. Le situazioni in essi descritte ed analizzate sono per lo più note, è vero, anche se la quantificazione dei vari privilegi a me ha fatto una certa impressione. Però non cambia nulla, osserva sconsolato il buon Doxa. Lui sostiene che dipende dal fatto che siamo un popolo di servi della gleba incapaci di reagire alle angherie del barone di turno pur di raccogliere le briciole del suo desco.


E’ triste ammetterlo, ma credo che l’analisi sia ineccepibile.
Ma, se è vero che siamo così, perché siamo così? Provo ad azzardare una risposta e mi perdonerete se la prendo un po’ alla lontana.
In un pezzo che scrissi alcuni mesi fa sull’inchiesta di ‘Report’ sui palazzinari a Roma mi chiedevo anch’io come mai le denunce di fatti gravissimi riportate dalle poche inchieste giornalistiche in TV o sulla carta stampata - che in altri paesi determinerebbero sconquassi, forse anche sollevazioni popolari - da noi producano solo l’indignazione di un momento e poi tutto resti come prima. Per la verità quella puntata di “Report” almeno un effetto lo produsse: un comitato di quartiere di Roma depositò il filmato insieme ad un esposto-querela alla Procura.
Beh, è già qualcosa. Ora, in quella vicenda io non so da che parte stia la verità: magari le denunce di Report erano campate per aria, oppure era tutto vero, io questo non lo so. Però mi sentirei di scommettere che la questione, se davvero arriverà in tribunale, si trascinerà per anni e anni. Se ci sarà una condanna essa arriverà quando il danno sarà diventato irreversibile e dell’intera questione l’opinione pubblica si sarà dimenticata. Nessun TG ne darà conto ed i giornali, se va bene, ne riferiranno con un trafiletto in sedicesima pagina. Per l’opinione pubblica sarà come se quell’inchiesta di Report fosse caduta nel vuoto, l’idea che ce ne faremo è che sarà stata inutile e che contro i (pre)potenti non c’è denuncia che valga.

Cosa voglio dire? Voglio dire che il lassismo, l’accondiscendenza verso l’arroganza, la sensazione di ineluttabilità dell’ingiustizia derivano dal modo di perseguire l’illegalità e di amministrare la Giustizia nel nostro Paese, un modo che sarebbe ritenuto inaccettabile anche in un Paese del Terzo Mondo. Citerò un solo dato di esempio, preso a caso dal rapporto presentato in occasione dell’inaugurazione bresciana del corrente Anno Giudiziario: su 24.968 procedimenti per furto, quelli contro soggetti ‘noti’ sono 3.401 e ben 21.567 sono quelli contro ignoti. Vale a dire che un ladro ha l’86,4% di probabilità di farla franca. E badate bene: stiamo parlando di furti denunciati. Ma è ormai noto a tutti che alcuni crimini minori  neanche vengono più denunciati all’Autorità Giudiziaria nella desolata consapevolezza che tanto gli autori non saranno mai presi, e che, se anche fossero presi, difficilmente la condanna sarebbe scontata per intero.
La convivenza civile si regge sul rispetto delle leggi e il rispetto delle leggi è l’amministrazione della Giustizia che dovrebbe garantirlo. E’ la Magistratura che, sanzionando chi delinque, dovrebbe proteggere la gente onesta dalle sopraffazioni, dall’homo homini lupus. Se chi delinque la fa franca la convivenza civile collassa. Per contrastare l’illegalità lo Stato non può contare solo sul personale senso etico dei cittadini: sarebbe bellissimo, ma sappiamo  che non funziona. Perché i cittadini di una nazione si comportino secondo le leggi occorre che ci sia una condanna per chi le infrange. E’ triste, è puerile forse, ma è così che va il mondo, da Beccaria in poi.

Pensateci: le leggi non sono rispettate finché non si creano le condizioni per sanzionarne il mancato rispetto. Basta citare il caso delle cinture di sicurezza, che servono a salvare la propria vita, ma alle quali ci si è abituati solo a seguito dell’inasprimento della sanzione per coloro che non le allaccino.
In fondo noi italiani non siamo più indisciplinati di altri popoli. Il nostro problema è che sappiamo che, quando lo siamo, abbiamo ottime probabilità di farla franca. Una prova? Basta uscire appena un po’ dai nostri confini e recarsi in Austria, ad esempio. Lì vedreste macchine con targa italiana comportarsi in maniera esemplare, perché lì, se sgarri, puoi stare certo che becchi una multa: è praticamente matematico. Il nostro lassismo, invece, è ormai noto a tutti: ho seguito anche molte automobili austriache, perfettamente disciplinate in patria, sfrecciare oltre i limiti di velocità non appena entrate nelle autostrade italiane.

Per descrivere un modo alternativo, più efficace, di tutelare la legalità voglio raccontare un piccolo episodio di vita vissuta. L’estate scorsa ero in vacanza in Gran Bretagna, guidavo una macchina presa a noleggio e mi fermai in un parcheggio a pagamento di Oxford. Pagai regolarmente le mie belle 2 sterline per 2 ore ma tornai alla macchina una decina di minuti dopo la scadenza della sosta. Risultato? Trovai sul parabrezza una bella multa da 35 sterline. Sul retro dell’avviso c’era scritto che avverso a quella sanzione si poteva far ricorso al Giudice distrettuale (!) mandando una e-mail (!!).
Incredulo mandai l’e-mail all’ufficio del Giudice distrettuale e mi appellai alla clemenza della Corte vista l’esiguità della mia infrazione. Mandai la e-mail confidando nel fatto che si sarebbe persa nei meandri di una burocrazia che immaginavo simile a quella italiana. Invece 24 ore dopo (!!!) ricevevo l’e-mail di ritorno dal Giudice in persona (!!!!), una gentile signora che difficilmente dimenticherò, la quale si diceva molto spiacente (sì, proprio sorry) per la mia negligenza, ma mi ricordava che in quel modo avevo infranto il diritto di un altro cittadino ad usufruire del posto auto (per 10 minuti !!!!!) e danneggiato la collettività di Oxford per il mancato introito (!!!!!!). Superfluo aggiungere che confermava la sanzione. A questo punto non mi restava che pagarla e lo feci (quasi) volentieri, online, cliccando PayPal su un link già predisposto con destinatario ed importo (!!!!!!!).
E’ chiaro cosa intendo dire? Non solo in quel caso la giustizia venne amministrata, ma lo si fece con rapidità, rendendo perfino facile al condannato scontare la sua condanna.

Io penso che quello che in altri Paesi esiste e che invece da noi manca è la fiducia che la Giustizia prevarrà sull’arroganza, sulla prepotenza, sull’illegalità. Se questa fiducia manca il cittadino onesto e disciplinato si sente abbandonato, anzi, arriva a sentirsi un fesso se rispetta leggi che altri impunemente infrangono. Se poi non ha un senso civico ultra sviluppato arriva addirittura a sentirsi frustrato quando deve per forza rispettare una legge che altri allegramente infrangono. Penso ai lavoratori subordinati (specie quelli del comparto pubblico): credete che sarebbero tutti contribuenti così ligi se non ci fosse la ritenuta delle imposte alla fonte?
Non ci abitueremo mai alla legalità se non avremo chi ce la insegna fin dalla scuola. Se oggi sarà tollerato copiare il compito in classe, domani sarà ritenuto tollerabile fregare il fisco.
Se i “furbetti” non sono scoperti, denunciati, giudicati e, qualora riconosciuti colpevoli, costretti a pagare la loro sanzione o a scontare per intero la propria pena, avremo sempre a che fare con qualcuno che riterrà possibile irridere alle leggi e fottersene. Con ciò fottendo anche noi.
L’ho fatta lunga e questo mio pistolotto lo chiudo qui. Cosa dire allo sconsolato Doxa? Purtroppo niente che possa consolarlo. Che se gli italiani, noi italiani, siamo così “servi della gleba” è perché non siamo abituati alla legalità, anzi, ormai ci siamo arresi all’illegalità, la riteniamo ineluttabile.
E sì. Credo proprio che il povero Beccaria si starà rivoltando nella tomba.

martedì 11 novembre 2008

Uomini e Donne


Oggi mi sono imbattuto in questa lista e mi è venuto un pensiero (strano, eh? ^___^).


Sono decisamente stufo di frasi tipo “Capire le donne non è impossibile, è inutile”. Le sento da una vita e ho scoperto che sono semplicemente un modo per ritirarsi di fronte alla complessità dei rapporti fra generi. Le frasi stereotipe sulle donne o sugli uomini sono un arrendersi, un voler davvero credere che il pregiudizio sia vero e che se non riusciamo a superare l’incomunicabilità non è colpa nostra: è semplicemente impossibile per chiunque perché le cose stanno così.

Cazzate ^_____^

Il rapporto fra un uomo e una donna è un rapporto fra due persone. Il genere non è un dettaglio, ma di certo non è il cardine: non vedo sostanziali differenze di merito fra una relazione etero e una omo.
Comprendersi è tutt’altro che impossibile. Se alcune donne sono “donne” nel senso stereotipato del termine (isteriche, ondivaghe, irrazionali etc) è solo e soltanto perché sono state educate ad essere così. Si è insegnato loro che essere femminili significa conformarsi a quel modello.

Se noi maschietti siamo particolarmente semplici e stupidi, e lo siamo, è perché ci hanno educato ad esserlo: ci sarà sempre una donna pronta a farti da mamma, qualsiasi privilegio legato al genere ti è dovuto etc etc etc. 

Trovo sia fuffa insensata quanto come il fatto che le differenze siano irriducibili, le distanze incolmabili, i rapporti dati più al caso che alla volontà e all'intelligenza.

Ogni volta che sono stato con una ragazza per cui questi stereotipi erano reali come lo è la tastiera su cui scrivo, quando i miei tentativi di capire, le mie domande, le mie risposte, la sincerità richiesta e donata si sono scontrati con il muro della pura incomprensione (mi sono sentito dire “non puoi capire, sei un uomo!” oppure “ti vedo come un amico perché mi capisci”, o “sei gay? No, perché è strano che ti piaccia parlare con me” e altre ancora, non avete idea :D), mi sono semplicemente stufato: non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire.

Fortunatamente ho trovato anche donne in grado di pensare a loro stesse in primo luogo come persone, che non sentivano il disperato bisogno di aderire alle mie aspettative su di loro (quali, poi? Ho disimparato con dura autodisciplina le castronerie che i miei genitori mi hanno sempre insegnato non appena mi sono accorto che non avevano nulla a che fare con la realtà e con le persone) né tantomeno di mettere in scena una lotta di potere per determinare “chi comanda” nella coppia. Gente che ha abbandonato l’idea di dover assumere un “ruolo femminile”, sociologicamente parlando, e che ha voluto vivere con me, su un piano di assoluta uguaglianza, un rapporto libero, desiderato e “parlato”, cioé discusso fra noi, sviscerato, con le emozioni, le preconcezioni, le idee, i desideri in bella mostra.
 

Prendete i casi in cui una donna finge l'orgasmo, dato che se ne parlava su Mentecrtiica qualche tempo fa.
Quando mi è capitato di parlare di finti orgasmi con qualcuna ho sempre messo le mani avanti: se non ti diverti dimmelo. Per la miseria, non c’è niente di male. Fingendo prendi in giro te stessa e non fai niente per il mio orgoglio maschile perché NON NE HO, non mi interessa, è roba che non mi riguarda. Al limite se fingi mi umilii perché mi menti, e in più mi togli il piacere di regalarti piacere ^_______^

Stare insieme per me vuol dire, fra le molte cose, alleanza (non uso il termine a caso) senza menzogne. Mettere l’uno mano alla costruzione della vita, della storia, della personalità dell’altro.
O si fa senza difese, senza reticenze, senza segreti, senza bugie, o non si fa affatto.
Ne sono così convinto che prima di incontrare la M sono stato volontariamente solo per due anni ^______^

Ora forse capite perché disprezzo con forza programmi come "Uomini & Donne" e chi se li vede, le telenovelas, l'infinita riproduzione del pregiudizio che passa attraverso decaloghi, manuali, siti e quant'altro, con l'effetto di rinforzare questa sorta di cecità collettiva e deresponsabilizzante.


Per oggi è tutto: ogni tanto ci vuole una rampogna, torno nel silenzio a riflettere sulle cose da fare.
E a farle.

venerdì 7 novembre 2008

Affogare nella Merda


Da Mentecritica, ad opera di dellefragilicose. Ne condivido ogni singola parola, alla lettera, rabbia inclusa, e avrei potuto scriverlo io. Ma probabilmente non così bene.


Affogare nella Merda

QUESTO CONTRIBUTO E’ SCRITTO CON LINGUAGGIO OFFENSIVO E VIOLENTO. SE NON LO TOLLERI, NON CONTINUARE E CLICCA QUI. SE CONTINUI LO FAI PER TUA SCELTA E QUINDI, DOPO, NON ROMPERE CHE QUA GIA’ MI GIRANO.

Caro Evasore,
ogni anno, con certosina precisione, esce l’articoletto di giornale che, gentilmente, ci ricorda con quale pertinacia ed abnegazione qualcuno ci ficchi un grosso cazzo in culo. Non che questo sia necessariamente un male, per carità. Se a uno piace ed è d’accordo, può essere un modo grazioso per conoscersi e va rispettato in quanto appartenente alla sfera privata, ma se uno preferisce di no, allora andrebbe parimenti rispettato.

Io, preferirei di no.

Come ogni anno leggo le tue malefatte e mi viene il sangue agli occhi. Te le inventi proprio tutte caro evasore: ristoranti senza cucina o tavolini, farmacie senza scaffali, lavanderie senza lavatrici, tecnici installatori senza pinze e cacciaviti, laboratori di analisi senza strumenti, tassisti senza taxi e terreni che passano da padri a figli e da figli a padri come palline di ping pong.

Chi sei Evasore? Sei forse quello che ieri mattina all’ospedale faceva le voci perché c’era troppa fila e un solo medico, poi quando si è trattato di pagare il ticket ha tirato fuori l’esenzione ed è andato via in BMW? Sei quello che quando compri una cosa da venti euro fa lo scontrino da 0,20 e se qualcuno lo fa notare fa finta di essere scimunito e di non saper usare la cassa? Sei quel cazzo di medico che fa tutto il professionista e poi quando si tratta di fare la ricevuta aggiunge trenta euro alla parcella che verrebbe voglia di tirar fuori la tessera della tributaria e ficcargliela in bocca perché uno dal medico non ci va per divertirsi? Sei quello che gira con la targa prova sulla stessa macchina da 10 anni e che cazzo se ancora non l’hai provata fatti visitare? Sei quello che ha il fabbrichino o l’aziendino che fa firmare i dipendenti per 1200 e poi, in contanti, tira fuori 400? Sei quello che dichiara 10.000 euro all’anno se no ti beccano e quando devi versare i mille euro di tasse ti brucia il mazzo e fai vedere la ricevuta agli amici?

Ebbene, chiunque tu sia caro Evasore, vorrei dirti una cosa che mi viene dal cuore. Fa pure rima.

Tu, ogni sera, devi inginocchiarti e pregare la Madonna, Visnù, Maometto, Geova o chi capocchia vuoi che io non prenda mai il potere in questo paese perché io ti odio, ti odio, ti odio, ti odio.
Se fosse per me non ti manderei subito in galera, no. Ti sguarrerei il mazzo, ma non poco. Assai.
Farei una legge per fare in modo che se ti beccano la prima volta, paghi la multa, la seconda vai in galera con qualche marocchino in arretrato così scopri quello che si prova e poi la terza ti obbligherei a tagliarti una parte di corpo in proporzione a quello che hai evaso, stile Seven.

Ti odio Evasore e non credo nemmeno alla solita strunzata dei casi isolati, perché quanti cacchio di casi isolati ci vogliono per fare duecentoottanta miliardi di evasione? Non prendiamoci per fessi e affanculo il politically correct. Siete milioni e milioni. Vi vedo ogni giorno girare con quelle facce da ladri a usare le mie strade, le mie scuole, i miei ospedali senza cacciare una cazzo di lira, una.
Vi odio a morte, vi odio, vi odio. Perché siete voi che con la scusa di non far sprecare allo stato i vostri soldi fate chiudere le scuole, degenerare gli ospedali, distruggere le infrastrutture pubbliche. Già, lo stato non deve sprecare i vostri soldi, ma i miei sì però.

Io vi lancio una maledizione. Che siate maledetti. Che ogni centesimo che sottraete al paese dei nostri figli vi venga reso 10 volte in medicine, ricoveri d’urgenza, spese per onoranze funebri, morte, disgrazia, apocalisse!

Già. Mo voi leggete e vi fate una risata perché sapete bene che io non prenderò mai il potere, la mia maledizione del cazzo non serve a niente e di voi la finanza non sa nemmeno il codice fiscale. Già.
E’ vero.

Allora voglio dirvi una cosa. Seria stavolta.
Un paese è come una vasca di pesci e noi siamo i pesci. Se uno lo sporca comportandosi una merda, finirà con bere la merda che lui stesso ha prodotto.
Continuate così e fra qualche anno vi ritroverete a crepare in qualche pronto soccorso sgarrupato dove non hanno potuto comprare i macchinari per rianimarvi ( e vafanculo, chi se ne fotte).
Continuate così e il vostro figliolo dovrà rimanere chiuso nella villa blindata che gli avete costruito perché appena esce per strada qualcuno gli ficca un coltello in gola.
Continuate così e contribuirete a creare un deserto e lo chiamerete ricchezza.

Nel frattempo incrociate le dita, perché se mi esce il sei e divento il capo di questo paese, vi vengo a prendere alle quattro di mattina, uno per uno. E non porto cornetto e cappuccino. State tranquilli merde. Non lo porto.

Ah, se venite a commentare, quanto è vero che oggi è martedì, prendo gli IP e li passo a chi dico io che mi vuole bene e un giro di controllo sul suo terminale non me l’ha mai negato.
Se volevate avere la democrazia e il diritto di parlare dovevate pagare le tasse. Qui questo diritto non ve lo siete guadagnato merde. Quindi leggete e statevi zitti merde.

mercoledì 5 novembre 2008

Tanto per fare

Fino a qualche giorno fa pensavo di fare la nottata, o quantomeno le due, per sapere chi si troverà a traghettare parte delle nazioni del mondo attraverso questo periodo di transizione fra il vecchio e un nuovo, incognito ordine mondiale, ecologico, economico e politico.

Ma oggi non me ne potrebbe fregare di meno. Ho sonno.
Seguitelo voi e fatemi sapere :D

lunedì 3 novembre 2008

Poche cose


Poche cose, per me, sono fondamentali come la lucidità
Essere presenti a se stessi, in modo da potersi prendere la responsabilità di ciò che si fa e, in ultima analisi, del proprio futuro e della propria felicità, è la condizione irrinunciabile di una vita consapevole.

Ieri ho fatto una cosa molto, molto stupida, che ha fatto scattare un allarme nel mio cranio. Non è la prima che mi capita, è da un mese che mi succedono cose simili. Ho parlato senza pensare con chi e di cosa stavo parlando, rischiando di danneggiare una situazione lavorativa.

Non lo avrei fatto se fossi stato lucido abbastanza, anche perché  so di avere la tendenza a esprimermi senza curarmi molto delle convenzioni e tento sempre di starci attento, se è necessario.
Ieri lo era e non sono stato attento.

Non sono lucido.
Stanchezza, stress, molte preoccupazioni, poco sonno, mi stanno togliendo il bene più prezioso che ho. Non riesco a usare correttamente il mio cervello.
Questo non è il lamento autoflagellante di uno che vede i sassi come montagne. Una cosa del genere per me è sintomatica del fatto che devo cambiare alcune cose nella mia vita.
Lo so già da tempo.
Per cambiarle però devo essere presente e ben sveglio.
Un po' il classico cane che si morde la coda. 

Parte del problema è che sono preoccupato per la musica, che va a rilento, che promette moltissimo ma per ora lo pone un millimetro al di là della mia portata. Il che mi causa angoscia, perché è di capitale importanza.  Mi sento come Achille che insegue la tartaruga nel paradosso di Zenone.
Stessa cosa dicasi per lo studio e per il lavoro, che devo cambiare.

Questo è un problema perché non sono mai stato bravissimo a gestire le preoccupazioni.  Sempre fatto, eh, e spesso bene, ma mi richiede molta energia, molto impegno, molta attenzione. Essere solido mi costa, credo, più che a molti altri. Mantenere la mia lucidità nonostante un certo grado di tormento interiore è sempre stato il mio mezzo preferito, e più efficace, di affrontare quest'ultimo.
Non reprimerlo, ma mettergli davanti la solidità di una testa pensante.

Se ho smesso di farlo efficacemente vuol dire che la mia mente non funziona più così bene.

Mi sono accorto poi che comincio ad avere difficoltà a pianificare. Sono stanco. Non mi va di pensare lontano anche se in questo momento ne avrei decisamente bisogno. Anzi, forse è proprio perché ora siamo "alla resa dei conti"  (quindi ho bisogno di fare progetti e pianificare le mie mosse) che qualcosa dentro di me, per stanchezza o disamore, non ne vuole sapere niente.
Vuole rifuggire la responsabilità. Pensa sia troppo e scappa.

È una condizione molto vessante.
Non sono più in grado di giudicare correttamente le situazioni che mi si presentano, non sono più lucido come al solito.
Devo riposare.
Fermarmi.
Pensare.
Tornare ad essere presente a me stesso.

Se non lo facessi rischierei di rovinare troppe cose di cui ho la responsabilità e che sono  davvero fondamentali per la mia felicità.

La mia capacità di giudizio mi sembra molto offuscata. Sento chiaramente che c'è qualcosa che non va, da dentro, e non si tratta solo di vederne i segni esteriori come la gaffe di ieri.
Per questo da oggi sospendo Talkin' Rapper per un po', non so quanto
D'altronde le mie analisi politiche hanno anch'esse bisogno di uno sguardo lucido, specialmente ora che della democrazia sono rimasti solo il nome e la patina.

Mi spiace per il mio impegno civile e sociale, ma devo fermarmi un po'.

Ho bisogno di focalizzare, di ragionare.
Di calmarmi e pensare.

Se non lo faccio adesso che me ne sono accorto rischio di affogare la consapevolezza di questo problema nel turbine ubriaco delle mie attività. Non me lo posso permettere.
Lo devo a me stesso.

Perdonatemi se mi sono dilungato su problemi personali di cui vi frega poco o niente, ma sentivo la necessità di mettere queste cose per iscritto.
Ma anche di giustificare un'assenza. Ve lo devo, perché mi seguite sempre con passione e interesse, e mi onora l'idea che ogni giorno una trentina di persone aspettino il mio nuovo post nel loro feed reader.
Ma ora è emergenza.
Ora devo calmarmi.
Recuperare lucidità di pensiero.
Quindi arrivederci: tornerò.

Ci prenderanno per sete


Questa era sfuggita persino a me: Silviuccio vostro ha privatizzato l'acqua in tutta Italia.

Incredibile dictu.
Il Parlamento ha votato il 5 agosto 2008 l’articolo 23 bis del Decreto Legge numero 112, con il quale scatta la privatizzazione.

L’unico ad accorgersene è stato Padre Alex Zanotelli che in una lettera inviata a Beppe Grillo aveva denunciato il blitz del Governo.
Potete trovare ulteriori info su MegaChip.

Come per ogni altro atto terroristico di questo governo, il provvedimento (di CAPITALE importanza) è stato approvato in sordina, senza ALCUN rilievo sui media e figuriamoci se c'è stato pubblico dibattito sulla misura.

A parte il fatto dei costi che si impennano - a Latina, qui vicino, la cosa è già realtà: la Veolia è l'azienda che gestisce l'erogazione, è al centro di feroci polemiche per i prezzi da strozzinaggio che applica - i problemi sono altri.
L'acqua è un cosiddetto bene primario: è indispensabile. Non se ne può fare a meno. Dopo 4/5 giorni senz'acqua si muore disidratati. Il governo ne ha appena affidato la gestione ai privati, nello specifico multinazionali dell'acqua minerale. I quali, diversamente dai servizi pubblici e com'è normale che sia, mirano al profitto e non a coprire le esigenze della popolazione.

A cosa vogliamo arrivare, ai morti per sete perché non possono pagare l'erogazione?

Il tutto in Italia, dove il capitalismo ha fallito anche prima di quello mondiale perché ama troppo il monopolio... non è affatto liberismo, è baronìa.

Questo è uno di quei rari casi con cui sono pienamente d'accordo con La Destra. Ho sentito anche ragionamenti per cui l'acqua in ITalia costa troppo poco, quidni ne sprechiamo troppa: se costasse di più staremmo più attenti.

Capzioso.
Non è necessario privatizzarla per far crescere i prezzi... e poi la privatizzazione non dovrebbe abbassarli? Non dovrebbe creare concorrenza?

Poi penso al fatto che Silvio potrebbe avere degli interessi collaterali in alcune di queste società. Non lo SO, non ho studiato la cosa, ma è possibile: dopotutto è l'uomo d'affari più potente d'Italia e dubito che gli possano sfuggire fette di mercato profittevoli (guardate cosa ha fatto con Alitalia).
Poi penso alla voglia di controllo che Silviuccio si porta dentro.
Poi penso che invece di menarci con la polizia ci prenderanno per sete.
Lo so, lo so, in quanto a pessimismo Leopardi mi fa una pippa... se non fosse che ci azzecco così spesso vi darei ragione.

domenica 2 novembre 2008

Referrers a strafottere


Certe volte mi fate paura, voi utenti di Google.
Quindi sono terrorizzato da praticamente chiunque abbia mai navigato in vita sua da 10 anni a questa parte.
Perché è lì che si annida lo strambo.
Nella persona vicino a te, nell'uomo comune, nella ragazza sull'autobus.
Non so mai chi fra voi potrebbe essere quello che cerca su Internet rapper fascisti, sfondi di Betlemme, fregna di Timisoara e la legge sugli asterischi.
Ma in realtà scherzo, siete meravigliosi: avanti così :D

E vai col tango.

  • sfondo pc topo gigio
    (ma che so', 'no sfondificio tuttigusti? Porka miseria, mi sento un appestato... guardate gli altri post sui referrers e sappiatemi dire! Cercano roba incredibile. A quando lo sfondo del culo di mia nonna morta?)

  • barzelletta berlusconi "parlamento europeo" kapo "testo integrale"
    (visto la disinformazione? C'è chi crede che fosse una barzelletta... o intendeva battuta? BATTUTA? O______O Giudicate un po' voi)

  • metodi per morire
    (non farlo, la vita è bella. Ma se sei deciso consiglio l'esplosione nucleare o la vacca dal cielo. Organizzati.)

  • I Gobb
    (di Gobb ce n'è soltanto uno, ciccio :D)

  • sfondo per pc techno
    (ma perché qui? Che c'entro io? Lasciatemi in pace O_____O)

  • Gèrard Lenclud
    (Ooooooooooooooh, finalmente una BELLA ricerca! :D Non sapete chi è Lenclud? Male! Cliccate lì sopra e scopritelo se volete comprendere un po' meglio il mondo ^___^)

  • taklin nano
    (EH?!?)

  • riciclaggio dei rifiuti wichipedia canzone rap
    (1) impara come si scrive Wikipedia 2) canzoni rap sul riciclaggio dei rifiuti? Mannaggia'rmadonnone, che tristezza vedere la propria cultura fraintesa fino a questo punto)

  • effetti marijuana fisica quantistica
    (poteva sembrare assurdo e invece ha un senso: alcune avanzate teorie di fisica sostengono una strettissima correlazione fra lo spaziotempo e la nostra attività cerebrale. C'è persino chi dice che possiamo condizionare la materia o lo scorrere del tempo, e non parliamo di gente tipo il Mago Othelma :D)

  • sfondo mara carfagna
    (maleducato, cerchi sfondi sexy del ministro delle pari opportunità? Rappresenta le istituzioni, è da prendere sul serio! NdGobb: sia chiaro, è sarcasmo. Abbiamo una donna oggetto - che ha sempre lavorato di chiappe più che di cervello - a capo di un ministero . Di QUEL ministero, poi. Incredibile, solo noi)

  • il laser è stato inventato da un romeno?
    (a parte che provo sempre una certa tenerezza verso chi "parla" a Google come al computer di Star Trek, c'è da dire che la domanda è STRANA... cosa cambia se l'ha inventato un turco? O io?)

  • brunetta pc sfondo
    (ecco, visto? Non mi invento niente! La gente è davvero disposta a schiaffare QUALSIASI COSA, non importa quando DEMMERDA, come sfondo del desktop O___O)

  • perche i rapper
    (perché i rapper... COSA? O_O)

  • sfondi da rap
    (sfondi DA rap? Sei un analfabeta del cazzo O______O)
     
  • sfondo per il computer fascista
    (fascista il PC o fascista lo sfondo? SEI FECCIA E SUL TUO DUCE CI PISCIO, MENTECATTO DEL CAZZO)

  • i rapper fascisti??
    (se ce ne sono, sono 1) finti 2) ignoranti 3) stupidi 4) poveri casi umani 5) feccia 6) tutte queste cose insieme)

  •  picchiare negri
    (cerchi il manuale? "Picchiare i negri for dummies"? O___O)

  • a li mortacci de ryanair
    (usare un motore di ricerca per fogarsi è il primo passo verso il nosocomio :D)

  • la repubblica articolo sulla terra rosso fisso pesca
    (EEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEH?!?)
     
  •  wallpaper betlemme
    (meraviglioso... più trash di così non si può... come icona del cestino hai quella gran cloaca di san giuseppe?)

  • occupare la scuola è reato?
    (no, ma comunque non ti preoccupare ciccio, TU FALLO: è necessario)

  • cattolici sudditi
    (esatto, tutti, dal primo all'ultimo)

  • ma vaffanculo
    (oh, anch'io lo dico spesso :D)

  • timisoara fregna
    (turista sessuale? Ahi ahi ahi... lo sai che alimenti il mercato della schiavitù?)

  • puntata collasso marta canzone del balletto paso adelante
    (ma andate ammori' ammazzati tutto voi che ve guardate 'stammerda de telefirm der cazzo, eh? Ma come fate a finire qui? Che c'azzecco?)

  • fabri fibra fuma crack?
    (e pensi di scoprirlo qui?)

  • sfondi benito mussolini
    (SUL VOSTRO DUCE CI PISCIO, STRONZI)

  • rap non è fascista
    (no, infatti, non lo è, e se conosci qualcuno che fa o ascolta rap e si dice fascista ucciderlo non è reato)

sabato 1 novembre 2008

Sdoganare l'eversione: Licio Gelli showman


Eversione in TV.
È quanto si promette di portare Licio Gelli, Gran Maestro della loggia massonica  P2 che progettò il programma di rivoluzione borghese che ora Berlusconi (vecchio associato: tessera 1816) sta realizzando punto per punto (leggete e piangete. Piccola nota: si chiama "piano di rinascita democratica" perché, secondo Gelli, doveva cambiare la geografia del potere in Italia  in senso autoritari oe accentratore senza toccare l'apparenza dell'ordinamento democratico.  Cioè ciò che sta facendo Silvio dal 1994).
Lunedì su Odeon TV, tra l'altro: ora lo sapete, potete evitarlo.
Una intervista a Gelli del 2003 mi scatenò ire immani perché disse, fresco fresco e sorridente, che Silviuccio suo stava facendo tutto quello che aveva programmato lui... e alal luce del sole! Non tramite una organizzazione eversiva segreta! Miracoloso!
Lui e Silvio sono amiconi da un sacco.
Non per niente Gelli, che stupido non è, afferma che "Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei Mass Media". Ecco, appunto.
Oggi la P2 ha vinto.
Ciò che era ovviamente considerato un pericolo eversivo (ma sapete cosa vuol dire? Ormai si usa questa parola per definire i giudici... imparatelo, va') oggi va in TV a dire la sua.
In questo momento, poi.
Sentite cosa dice Gelli.

"Il maestro unico è molto importante perchè, quando c’era, conosceva l’alunno"
Peccato che quando c'era il maestro unico l'insegnamento fosse del tutto diverso. Ora avremmo classi di 30 bambini... conoscore chi? Cosa? Mentecatto di un ignorante.

"Le manifestazioni studentesche non ci dovrebbero essere: gli studenti dovrebbero essere in aula a studiare, bisognerebbe proteggere chi vuole studiare. Nelle piazze non si studia: se viene garantita la libertà di scioperare, dovrebbe essere tutelato anche chi vuole studiare, e molti in piazza non ne hanno voglia."
Come a dire: chi protesta è un ignorante e un fannullone. Mi ricorda i TG degli ultimi giorni.

"Dovrebbe essere proibito portare i bambini in piazza perchè così non crescono educati"
Eh già, il problema è l'educazione, è stare composti a tavola e dire sempre sì ai superiori, giusto? Ma che mi aspetto dal gran maestro della loggia P2?

"Se oggi in Italia c’è un potere forte, costituzionale, è la magistratura, perchè quando sbaglia non è previsto risarcimento del danno"
Il che è falso: lo Stato ripaga i danni degli errori giudiziari. Farli pagare direttamente al magistrato significa mettergli la mordacchia.

Capite?
Arriva Gelli.
In TV.
IN QUESTO PRECISO MOMENTO.
Già solo il fatto che accada è gravissimo. Sarebbe come far condurre un programma al Duce, posto che fosse ancora vivo oggi.
Ma che accada ADESSO... non vi puzza?
Qui si sdogana l'eversione, belli  miei.
Sempre detto, Silvio è bravissimo con le tattiche cominicative...
Per questo ci sono io. Se guarderete il programma ricordate sempre, tenetelo a mente: quello lì è un criminale eversivo.
FECCIA.

Rete4 e lo scippo agli italiani


Ve ne avevo già parlato, anche se solo en passant: le frequenze per Europa 7 le cederà la RAI, non Rete4, che resterà a trasmettere come ha fatto (illegalmente) negli ultimi 14 anni.
Mo' ve lo spiega Travaglio.
Io ancora non l'ho ingoiata, 'sta cosa...