venerdì 19 giugno 2009

Il Parlamento, la Gladio e la celebrazione dell'eversione di Stato


Da qui.
"Gladio. Dalle stragi di stato all'informazione di regime". La lezione tenuta da Gianni Barbacetto il 3 dicembre 2008 all'Università Roma Tre. A cura di MicroMega.

Era il 24 ottobre 1990 quando per la prima volta un'autorità dello stato italiano ammise quanto informalmente si sapeva già da qualche anno; in quella data l'allora Presidente del Consiglio Giulio Andreotti ammise l'esistenza dell'organizzazione clandestina della NATO in Italia conosciuta con il nome Gladio, un solo satellite di una galassia ben più vasta che comprendeva tutta l'Europa occidentale, con il nome operativo "Stay-Behind".
E' storia vecchia, passata, ma che presenta una quantità impressionante di falle, di omissis, di non-detto e di tacite verità. E che qualcuno sta riportando al centro della cronaca.
Attorno all'affaire Gladio gravitano le peggiori realtà di questo paese: i legami tra gli ambienti eversivi di estrema destra come Ordine Nuovo e il "democratico" governo democristiano-socialista, la presenza di enormi frange dei servizi segreti impegnati a complottare quotidianamente contro le stesse autorità dello Stato, lo spionaggio ed il pedinamento continuo degli esponenti politici di opposizione, la realizzazione delle peggiori stragi che questo paese ha mai conosciuto concepite come banali mosse in un gioco di ruolo da fantapolitica, dove a rischio non erano la Manciuria o la Kamchatka, ma centinaia di vite umane.
Ogni mossa era lecita, consentita, giustificata e persino esaltata. Purché servisse a mantenere inalterato l'ordine pseudo-democratico che si andava via via consolidando nel paese.
Il pericolo consisteva nella presa del potere in Italia da parte delle forze social-comuniste prima e solo comuniste dal 1961 in poi. Si temeva un'invasione sovietica dell'Italia, una ribellione popolare di ispirazione comunista o l'ascesa al potere del PCI attraverso regolari elezioni.
Tre realtà profondamente diverse l'una dall'altra inserite tutte nello stesso calderone.
E che l'operazione Gladio puntasse più sulla distruzione a priori del potere della sinistra in Italia, attraverso la cosiddetta "strategia della tensione", che sulla lotta contro una potenziale invasione dall'est è innegabile. E' sufficientemente leggere di sfuggita della Strage di Peteano, del Piano Demagnetize, del Piano Solo, del Golpe Borghese, delle varie Stragi di Stato, il Memoriale Moro o le relazioni del vecchio Comitato Parlamentare per i Servizi di Informazione e Sicurezza per il Segreto di Stato per comprendere quanto spesso siamo andati vicini all'organizzazione di un colpo di stato preventivo e quanto questa organizzazione lavorasse in regolare attività più che in stand-by come preoccupanti elementi politici come Andreotti e Cossiga intendono far credere.
A dispetto delle profonde verità ancora nascoste, anche chi ha "subito" questo gioco perverso nel corso dei decenni, ha accettato di lasciare che tutto tramontasse come qualcosa da relegare nei libri di storia.
Così non vale per gli altri, per chi ha partecipato attivamente allo scardinamento democratico del paese in nome della democrazia, per chi ha ricercato l'ordine creando il disordine. Perché chi è sfuggito alla mannaia della giustizia pur avendo consentito lo scardinamento della democrazia italiana, oggi chiede giustizia.
Difatti, il 27 aprile 2009, presso il Senato della Repubblica, e il 30 aprile 2009, presso la Camera dei Deputati, una curiosa masnada di parlamentari ha presentato un inquietante disegno di legge di cui quasi nessuno ha fatto parola e che presenta i seguenti punti:
  • equiparazione del servizio svolto dai membri della Gladio al regolare servizio militare presso le Forze Armate,
  • istituzione di una particolare onorificenza ai "gladiatori" che potranno portare in tutte le cerimonie pubbliche,
  • inserimento della Gladio nell'elenco delle regolari Forze Armate italiane.
Questa patetica e quantomai disgustosa proposta di regolarizzazione di un corpo che ai più celebri golpisti della storia non ha nulla da invidiare scaturisce dalle surreali menti dei seguenti parlamentari italiani:
  • Bruno Alicata (PDL);
  • Emerenzio Barbieri (ex UDC passato poi al PDL);
  • Luigi Compagna (PDL), promotore di una legge ad hoc che ha permesso al giudice Corrado Carnevale, l'ammazza-sentenze dei processi di Mafia, di assumere il ruolo di Giudice di Cassazione;
  • Francesco Cossiga, Ministro degli Interni e Presidente del Consiglio ai tempi della Gladio;
  • Salvatore Cuffaro (UDC), condannato in primo grado a 5 anni di reclusione e interdizione perpetua dai pubblici uffici per favoreggiamento (a favore di esponenti di Cosa Nostra) ed è indagato per concorso in corruzione aggravata dal favoreggiamento di Cosa Nostra, per mezzo delle recenti testimonianze di Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino;
  • Luigi D'Ambrosio Lettieri (PDL);
  • Renato Farina (PDL), giornalista di Libero, agente del SISMI fino al 1999, sospeso per un anno dall'Ordine per aver fornito notizie false ai servizi segreti in cambio di denaro, ha patteggiato una pena di 6 mesi di reclusione per favoreggiamento nell'ambito dell'indagine sul sequestro Abu Omar;
  • Lucio Malan (PDL);
  • Giuseppe Francesco Maria Marinello (PDL);
  • Luigi Ramponi (PDL), ex generale e sottocapo di Stato Maggiore della Difesa ai tempi della Gladio;
  • Maurizio Saia (PDL);
  • Giuseppe Valetino (PDL), indagato per concorso esterno in 'ndrangheta, accusa archiviata in relazione ai rapporti con l'avvocato Paolo Romeo, condannato in via definitiva per mafia, ma che si riaprirà a breve in un nuovo fascisolo presso la Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, e indagato per favoreggiamento nei confronti di Stefano Ricucci sulle intercettazioni relative alle scalate bancarie del 2005.
Queste sono le persone che stanno riscrivendo, non solo nelle parole, ma anche a colpi di leggi, la storia d'Italia. Quella che gli italiani hanno comunque smesso di studiare da tempo.
dd

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