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Qualche giorno fa la redazione di Radio Radicale ha contattato MC per chiedere sostegno per un’iniziativa civile e meritoria come tantissime iniziative del Partito Radicale la cui principale colpa era e rimane quella di essere un partito piuttosto che un movimento, ma questo non c’entra. Vi propongo il testo integrale dell’appello:
Gentile redazione di Mentecritica,
vi scrivo per segnalarvi un’iniziativa online che stiamo curando qui, al sito di Radio Radicale.
Si avvicinano le elezioni e le nostre città e comuni cominciano già ad essere imbrattate dai manifesti elettorali abusivi. Si tratta di uno scempio, di una prepotenza e di una illegalità di fronte alla quale le istituzioni si apprestano a divenire complici dei partiti e dei boss politici locali.
In un servizio mandato in onda da Le Iene, si sente dalla viva voce del rappresentante della maggiore agenzia di affissioni di Milano come vengono gestite le campagne elettorali sulle strade della Capitale.
«Il mio consiglio spassionato da tecnico è andare in abusiva, solo in abusiva!»
«Il Comune non riesce a starci dietro. Chiude un occhio. Poi magari te li coprono, però dopo 4-5 giorni. Il Comune lo sa che siamo noi a devastare la città».
Come saprete per legge i manifesti elettorali andrebbero affissi negli spazi che ogni comune mette a disposizione in occasione della campagna. Ad ogni partito sono assegnate un pari numero di plance appositamente contrassegnate. Ogni manifesto attaccato fuori dagli spazi preposti dovrebbe essere multato per ogni giorno che rimane affisso.
«Noi prendiamo multe per 58mila euro - prosegue l’intervista delle Iene - ma paghiamo 1.000 euro ed è finito. Nessuno ha mai pagato una multa da quel punto di vista lì. Aspettano tutti i condoni. Invece quest’anno non devi nemmeno aspettarlo, perché c’è già».
Quest’anno la sanatoria è stata approvata per decreto dal governo Berlusconi, e prevede il condono per tutte le affissioni abusive di manifesti politici commesse dal 2005.
«Giro tutta la notte per controllare che non ci siano sovrapposizioni delle squadre e per risolvere, eventualmente, controversie sul territorio. Come vedi ho una pistola a portata di mano».
Sono le parole letterali del boss dell’organizzazione di attacchinaggio elettorale a Roma riportate dal Corriere della sera in un articolo dell’11 aprile 2008.
RadioRadicale è impegnata in questa campagna e vi chiediamo di unirci a noi.
Tutti possono partecipare alla nostra campagna, anche solo segnalandola con un post, un comunicato o un articolo sul proprio sito: più utenti raggiungiamo, più foto saranno scattate e postate, meno manifesti abusivi infesteranno le nostre città. Noi ci impegniamo a inviare le immagini al sindaco, al prefetto e alla procura della vostra città. A intentare cause legali contro i partiti, e se necessario contro il comune.
Fatemi avere un riscontro, se vi va, e buon lavoro!
Alessandra Maffei
Radio Radicale
Spero che questo, come riscontro, sia sufficiente.
Per quanto mi riguarda direttamente, invece, credo di non aver più spirto guerrier a ruggermi entro e lascio queste belle e giovanili iniziative a chi ha la forze e l’entusiasmo per portarle avanti.
In questo periodo mi sento più predisposto ad osservare e riflettere ed è questo che voglio mettere a disposizione di chi legge.
Ho
già parlato delle facce dei manifesti elettorali, ma stamattina, mentre raggiungevo il luogo dove mi viene comminato il supplizio per il tristo comportamento che ho tenuto nelle mie precedenti incarnazioni, ho preso nota delle parole che ci sono scritte vicino alle facce. Quelle che i pubblicitari chiamano “slogan”.
Sotto la faccia di un omone baffuto, una specie di Stalin ‘ca pummarola ‘ncoppa che da quando mi ricordo è sempre stato nel consiglio provinciale c’è scritto “A difesa dei diritti“. Credo che lo Stalin negli ultimi dieci anni abbia avuto altro da fare perché i miei diritti mi comunicano che le difese sono state abbattute da un bel po’.
Ecco un altro che con il maglione rosso a collo alto (di questi tempi sai che caldo) mi dice “… è il momento giusto“. Per cosa? E soprattutto per chi? E poi che significano quei puntini sospensivi? Forse il vero messaggio è contenuto in quei puntini. Una sorta di comunicazione in codice che io mi sono perso perché, anche se l’ho studiato, l’alfabeto Morse mi è ostico.
Al fascino dei puntini cede anche un altro candidato che, anche lui in maglioncino di cotone, ci fa sapere di essere “…uno di voi“. Immagino che questo non voglia dire automaticamente che parteciperemo alla divisione dei profitti successiva all’elezione.
Sempre sull’amicizia la butta un tizio pelato con gli occhi chiari che somiglia vagamente a Montalbano. “Un amico alla provincia” recita il suo slogan che è tutto una promessa per chi ha un progettino da farsi approvare o un figlio ciuco da piazzare in qualche call center.
“Per il lavoro” campeggia sullo stemma di una lista, ma nessun candidato se l’è sentita di associarsi a questa frase vetero comunista e palesemente mendace.
Uno dei candidati alla presidenza della provincia promette “una rivoluzione moderata“. Attenzione, non una rivoluzione vera e propria, quella con il casino, le vetrine rotte e i palazzi in fiamme, ma una rivoluzione moderata, fatta senza dare fastidio a nessuno, silenziosamente e, soprattutto, senza cambiare molto. Una rivoluzione per pensionati, insomma, niente roba per giovinastri fracassoni.
L’altro candidato alla presidenza annuncia “La mia idea per la provincia: tornare grandi“. A parte il fatto che per tornare da qualche parte bisogna esserci stati e, questo, per la mia provincia, non mi risulta, mi colpisce il piglio del candidato presidente che è già calato nel suo ruolo che sarà quello di indicare obiettivi vaghi e roboanti lasciando ad altri (chi?) il compito di trovare il sistema per raggiungerli.
Non manca il velinismo locale. Una bella mora, giovane e molto appetitosa, si propone come “un volto nuovo alla provincia“, quasi come se invece di una consultazione elettorale si trattasse di un concorso di bellezza, ma forse ha ragione lei.
Quello che m i colpisce veramente in tutto questo bailamme non è la menzogna, quella fa parte della natura umana ed è un parametro da tenere sempre in considerazione quando si valutano le vicende quotidiane. La cosa veramente brutta è lo squallore intellettuale ed il vuoto pneumatico che queste frasi di circostanza pompano nello spazio che le circonda. Non è la cartaccia ad appestare ed inquinare le città, ci penserà il vento e la pioggia a portarla via, ma le parole che ci sono scritte sopra che svuotano e avviliscono lo spirito di chi le legge.
Però, oggi, è successa anche un’altra cosa e, per onestà intellettuale, ve la devo raccontare.
Maria
Un po’ di tempo fa, ogni mattina alle cinque e mezza circa, sul mio stesso autobus saliva Maria. Non è stata lei a dirmi il suo nome, l’ho sentita chiamare da qualcuno. Maria ha circa vent’anni, è snella, bionda, ha due occhi chiari immersi in un viso dagli zigomi alti e larghi, vagamente slavo. Porta i capelli raccolti sulla nuca il che mette in mostra due graziosissime orecchie leggermente a sventola.
Maria lavorava in un bar e, appena l’autobus arrivava alla sua fermata, correva verso l’ingresso con le sue gambe lunghissime e la mano stretta intorno al collo per tenere la giacca chiusa. Per un po’ non l’ho più incontrata, ma stamattina ho capito che i suoi orari sono cambiati perché l’ho vista già al lavoro mentre puliva i tavolini e preparava la macchina del caffè.
A Maria non manca nulla per fare la velina. E’ già bellissima alle cinque di mattina senza trucco e con una lunga giornata di lavoro che incombe davanti a lei. Oppure potrebbe fare la escort, che sarebbe un modo ipocrita di dire puttana. Sono sicuro che non mancherebbero i senza palle disposti a spendere un capitale per una così.
Eppure, ogni mattina, che piova, faccia freddo o soffi quel maledetto vento salmastro che spazza le strade della mia città marina, Maria si alza e va a fare il suo lavoro correndo come una gazzella.
E questo, per quanto incomprensibile vi possa sembrare l’associazione, mi risuona dentro come una oscura, ma tenera promessa.