giovedì 14 aprile 2011

Sopravvivere al futuro 3/6 - Miniere nel cielo


Qui la prima parte.
Qui la seconda parte.
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Perché limitarci ai pianeti?
Ci sono posti migliori lì fuori se si è in cerca di materie prime. Non molti sanno che siamo letteralmente circondati da montagne volanti di metalli grezzi, pronti per essere estratti: una cintura asteroidale, fatta di sassi di tutti i tipi e di tutte le taglie, in grande concentrazione, fluttua appena al di là dell'orbita di Marte. Certo, raggiungere uno di quegli asteroidi e trainarlo in orbita terrestre per smantellarlo costerebbe un gran bel pacco di soldi. E allora? L'enorme massa di un accuratamente selezionato grosso sasso è composta in prevalenza da cobalto, platino, manganese, molibdeno, osmio, palladio, renio, rodio, carbonio, ferro, nickel, silicati di vario tipo e perfino ghiaccio d'acqua. Un sacco di chiara, fresca, purissima acqua, rimasta in orbita fin dalla formazione del sistema solare e pronta per dissetare il nostro mondo. Tutti questi elementi sono essenziali per il progresso economico e tecnologico come lo conosciamo, e uno solo di questi asteroidi – uno! - può cambiare radicalmente e per sempre il volto dell'economia globale. Un asteroide metallico relativamente piccolo, con un diametro maggiore di 1 km, può contenere più di due miliardi di tonnellate di ferro-nickel, cioè da due a tre volte la produzione annuale della Terra. Quelli più grandi possono fornirne un ammontare pari alla totalità della produzione terrestre per diversi milioni di anni. Quei bastardi sono grassi e possono aiutarci a uscire dalla nostra culla.


 Per quanto possa sembrare meraviglioso, estrarre materie prime dal cielo è solo l'inizio.
Potremmo svuotare uno o più di quei grossi sassi e farne habitat spaziali. Scolpire in questo modo un asteroide creerebbe al suo interno un sacco di spazio e, come surplus, una riserva di idrogeno, perossido di idrogeno e protossido di azoto... cioè carburante per razzi, che potremmo usare per alimentare la nostra espansione verso il sistema esterno. Immaginate di poter viaggiare in modo economico da pianeta a pianeta senza nemmeno abbandonare l'attuale tecnologia spaziale: quando non sei tirato a terra da un forte campo gravitazionale far volare i razzi diventa molto più facile. Potremmo continuare a usare navi a propellente chimico per percorsi di breve e medio raggio perché le risorse non saranno più un problema.

Con queste tecnologie relativamente semplici, “povere”, potremo colonizzare le lune di Giove, Saturno, Urano e Nettuno, per estrarne gli isotopi più preziosi. Lo stesso potremmo fare con i giganti gassosi. Potremo usare quelle risorse, come ho già detto in riferimento a Titano, per terraformare Venere e Marte, se non lo staremo già facendo. La nostra creatività e la nostra immaginazione ci forniranno nuovi modi di affrontare le sfide ingegneristiche che ci aspettano. Diamine, possiamo concepire già adesso gran parte di quelle tecnologie, dobbiamo solo trovare il modo di realizzarle nel dettaglio. La nostra mente sarà la nostra risorsa più preziosa, la chiave per dischiudere il futuro dell'umanità,
com'è è ora ed è sempre stata nel passato. Ecco perché brucio di rabbia quando penso al nostro approccio alla scienza, all'educazione e al ruolo che la fede gioca in rapporto ad esse.
A questo proposito, la nostra espansione porterà grandi vantaggi nella nostra vita dal punto di vista sociale.
Personalmente spero che ci lasceremo alle spalle dio il più presto possibile ma, ad ogni modo, una volta che avremo iniziato a viaggiare verso le stelle conflitto e dissenso non avranno più alcuna importanza. Se un gruppo di persone non sarà felice di come andranno le cose potrà semplicemente andarsene e cercare una nuova casa nello spazio: c'è un sacco di posto là fuori. Sperimenteremo ogni forma concepibile di governo. Saremo liberi come nessun essere umano lo è mai stato.

Molti sostengono che non dovremmo espanderci sugli altri pianeti del sistema.
Dicono che ne abbiamo già distrutto uno.
Di solito la mia risposta è: “Ok, e quindi?”
Provate a pensare per una attimo alla scala delle cose di cui sto parlando. La Terra è un pianeta di taglia rispettabile, il più grande mondo roccioso del nostro sistema solare. A noi, che camminiamo sulla sua superficie, sembra infinito, ma non lo è. Non è nemmeno così grande, se paragonato ad altri pianeti come i giganti gassosi. Giove ha una superficie 121 volte quella della Terra e una massa 318 volte più grande. Ma questo è niente: in confronto al Sole, Giove è un minuscolo sbuffo di gas. Il Sole concentra il 99,8% della massa totale del sistema solare. La quantità di materia nelle nostre vicinanze, al di fuori del Sole, è insignificante. Vuol dire qualcosa per noi solo perché ne siamo una minuscola frazione a cui capita di essere senziente. Siamo meno che polvere e viviamo su un granello.
Ma il Sole è solo una delle stelle nella nostra galassia, nemmeno una particolarmente importante o impressionante. Si trova a 26.000 anni luce dal nucleo galattico, in una regione periferica di un braccio minore della spirale, quello chiamato “di Orione”. La galassia stessa ha un diametro di 100.000 anni luce e contiene da 200 a 400 miliardi di stelle, con un immenso buco nero proprio al centro della giostra.
Molte delle stelle hanno pianeti propri, di ogni tipo e taglia, di cui un buon numero è simile alla Terra.
Quindi perché mai non dovremmo esportare la nostra civiltà nell'immediato circondario? È improbabile che finiamo per “rovinarlo” e, anche se questo fosse destinato ad accadere, non importerà affatto su scala galattica. Non importerà e basta, perché quando questo sistema solare avrà esaurito le sue risorse lo abbandoneremo, andremo altrove. Per fare meglio. Abbiamo bisogno di guadagnare tempo per sviluppare nuove strategie comportamentali, nuove tecnologie, per gestire il nostro insensato tasso di crescita della popolazione, per imparare nuovi modi di prenderci cura dell'ambiente planetario ed extraplanetario. L'unico modo di riuscirci è cominciare a colonizzare il nostro piccolo appezzamento di terreno. Per prova ed errore. Nel lungo termine dovremo imparare, o morire. Data la posta in gioco perché aver paura di tentare? Possiamo fare, al peggio, danni molto limitati nei paraggi prima di estinguerci. Quindi... provare dobbiamo, secondo me.



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Continua...

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