
Qui la prima parte.
Qui la seconda parte.
Qui la terza parte.
Qui la quarta parte.
Qui la quinta parte.
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Non muoiono solo le stelle.
Tutto muore.
Alla fin fine la nostra galassia sarà ingoiata dal buco nero nel suo centro, come molte altre galassie, e anche quello probabilmente sparirà. Recentemente un gruppo di fisici italiani ha dichiarato di aver osservato esattamente questo fenomeno, qualcosa che Stephen Hawking predisse nel 1974: l'evaporazione di un buco nero. Ancora da verificare è l'ipotesi che persino i protoni siano instabili dato un tempo sufficientemente lungo. La materia stessa potrebbe degradare nel nulla dell'entropia. Il nostro universo contiene una quantità grande, certo, ma anche finita, di energia che la vita intelligente può sfruttare.
Se mi avete seguito fino a questo punto sapere già cosa sto per dire: dovremmo pianificare in anticipo. Dovremmo immaginare modi di attingere a quell'energia. Possiamo cominciare in piccolo, come sempre, dal Sole. Ora come ora la sua energia viene quasi completamente sprecata nel vuoto dello spazio. Potremmo quindi costruire una sfera di Dyson (o un Ringworld... questo filmato rende un'idea delle dimensioni rispetto alla Terra) smantellando i pianeti del sistema solare, chiudendo il sole all'interno della sfera per poi farla ruotare su se stessa. In questo modo avremmo a disposizione la totalità dell'irradiazione solare. Potremmo vivere sulla superficie interna della sfera, a vari gradi di attrazione gravitazionale a seconda della distanza dall'equatore. Potremmo anche andare oltre e cominciare, letteralmente, a coltivare la galassia. Se saremo in grado di ottenere il controllo della forza di gravità potremo fare meraviglie. Una volta esaurita una stella potremmo riunire un po' di quelle ancora giovani e sistemarle in schemi e strutture, ognuna con pianeti di nostra scelta nella sua orbita. Potremmo anche dare luogo a processi di formazione stellare modificando la concentrazione del gas interstellare. Potremmo sfruttare l'energia rilasciata dall'evaporazione dei buchi neri imbrigliando le loro emissioni di raggi X.
Potremmo abbandonare i nostri corpi.
Potremmo imparare a vivere come informazione coerente finemente intessuta nella struttura dello spaziotempo stesso. Freeman Dyson ha immaginato qualcosa del genere.
E poi?
Proprio non lo so.
È difficile immaginare come appariremo fra molti miliardi di anni. Saremo alieni. Saremo assolutamente incomprensibili a un essere umano odierno. Saremo creature di energia. Non lo so.
Una cosa, però, so: dovremmo cominciare adesso a lavorare alla nostra sopravvivenza.
Niente di tutto ciò sarà possibile se non rivolgiamo la nostra attenzione al problema.
Abbiamo le capacità, la tecnologia, l'infrastruttura, il potenziale economico per costruire questo futuro. Potremmo perderlo in pochi anni, poche decadi o al massimo pochi secoli.
Eppure non proviamo. Non ci stiamo lavorando. Neanche lontanamente.
Siamo limitati, ma abbiamo dimostrato più e più volte che siamo in grado di superare i nostri limiti grazie alla nostra creatività e intelligenza. Possiamo farcela se impariamo a cooperare seriamente, se diamo prova che siamo mentalmente sani come specie. Altrimenti meritiamo l'estinzione.
La scelta è nostra.
Voi cosa volete fare?
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