giovedì 22 dicembre 2011

La fantascienza e un bambino senza amici


La mia infanzia è stata molto solitaria. Ho fatto le elementari in una scuola di campagna, a Trigoria, dove mia madre insegnava in un'altra classe... c'era ancora la maestra unica. Più o meno tutti i miei compagni di classe erano figli di agricoltori, abitavano in grandi fattorie coi campi intorno, in mezzo agli animali: erano abituati alla vita all'aperto, con passatempi e interessi molto diversi da quelli di chi, come me, era nato e cresciuto in appartamento. I loro giochi erano fisici, rumorosi, violenti, mentre io ero un bimbo riservato, casalingo e musone. Si legava poco. Ricordo distintamente che a ricreazione, mentre il resto della classe si rincorreva urlando, si menava o giocava a calcio (che odiavo anche allora), io passavo il tempo sgusciando pinoli in un angolo del giardino. Insieme alle bambine. Immaginate quanto mi prendessero in giro e capirete che fine fece la mia voglia di socializzare...

Poi vennero le medie. A quel punto ero pure grasso e portavo gli occhiali: il bersaglio perfetto. Mai prese tante botte come in quei tre anni, è stato un lungo incubo. Considerate anche che ero in classe con un sacco di gente che negli anni successivi è finita sotto con l'ero e la coca, o in galera per scippi e violenze, e si vedeva: lo sport preferito di mezza classe durante educazione fisica era trascinarmi su per la collinetta che c'era in giardino e farmi rotolare a valle. Si prendevano i miei soldi, mi menavano, mi rubavano le scarpe o i vestiti, se reagivo mi aspettavano fuori e me ne davano il doppio. Alcuni di loro erano pluriripetenti, in terza media a sedici anni... non avevo scampo!

Mia madre diceva di non reagire, le professoresse erano di solito indifferenti, stavano solo attente che non mi facessi (troppo) male dentro la scuola. A posteriori un po' le capisco, anch'io al posto loro sarei stato spaventato da quei ragazzini e ancor più dai loro genitori, che come potete immaginare non erano proprio le persone più educate e ragionevoli del mondo.

Non c'è quindi da stupirsi che non avessi amici e che la maggior parte delle mie giornate fosse solitaria e dedicata alla lettura.

Ho iniziato a leggere presto. A 5 anni ero già bravino, a 6 spendevo la mia paghetta in Topolini, poi in libri, e non mi sono mai fermato. Sono sempre stato curioso. Il tipo di bambino che smonta i giocattoli per capire come funzionano (ricordo il primo, una locomotiva a molla). Leggere non mi permetteva solo di soddisfare la mia curiosità - dato che nella mia esperienza quando sei piccolo nessun adulto, se non raramente, si perita di spiegarti le cose in termini anche solo vagamente reali - ma la alimentava, faceva nascere altre domande che portavano ad altri libri in cerca delle risposte. Intorno agli 8 anni ho letto il mio primo libro vero: 20.000 leghe sotto i mari di Jules Verne. Lo divorai in pochi giorni. Chiesi subito a mia madre di prendermi altro dello stesso autore e lei se ne uscì con Viaggio al centro della Terra. Da lì fu tutta discesa.

Fu grazie a Verne, grande anticipatore, che conobbi la fantascienza. Fu amore a prima vista.
Al tempo mi attirò senz'altro l'elemento avventuroso, così lontano dalle mie esperienze limitate e frustranti, ma c'era decisamente altro. Ho ancora ben presente il fascino che esercitavano su di me il Nautilus e le caverne sotterranee in cui si avventurarono il professor Lidenbrock e suo nipote. Mi chiedevo se quel che leggevo fosse vero, o almeno possibile, e nel cercare spiegazioni in altri libri - a partire da quelli di scuola - individuo l'origine della mia passione per tutto ciò che è scienza, in particolar modo la fisica.

Ma senza mai trascurare il "fanta". Come si può? L'immaginazione guidata da una solida preparazione scientifica è uno degli utensili più potenti a disposizione dell'umanità.
Era, ed è, il genere letterario più intellettualmente stimolante che esista. Mi ha aperto le porte a un mondo. Una galassia, un universo di mondi.
I miei coetanei leggevano Cioé, io leggevo Asimov. Loro giocavano con Big Jim e io con Susan Calvin. Loro passavano le giornate per strada e io su Dune. Mentre loro si domandavano quali erano i vestiti più fichi io pensavo a colonie su altri mondi, alla guerra nucleare, all'ingegneria genetica, alla nostra evoluzione futura o alla plausibilità scientifica dei fenomeni sovrannaturali.

L'ho sempre sentita chiamare "letteratura d'evasione". Altro che. Mi ha permesso di evadere da una realtà molto, molto spiacevole.
Ma se nel concetto di "evasione" è compreso quello di "leggerezza" allora non ci siamo. La fantascienza non aiuta a spegnere il cervello, anzi. Esattamente il contrario.
Come potrebbe essere altrimenti? La SF mostra le meraviglie del possibile, esplora con dita curiose i più profondi recessi delle tecnologie che usiamo, del rapporto che abbiamo con loro, della natura umana, del nostro cervello e del modo in cui funziona, e poi fa la magia: estrapola in maniera credibile. Non ci sono tabù, nella SF, non ci sono aree vietate, non ci sono pregiudizi: tutto è opinabile e viene opinato, tutto è esplorabile e viene esplorato.
Pare quasi banale il fatto che proprio all'immaginazione di uno scrittore di fantascienza dobbiamo il primo satellite geostazionario, su cui si basano cosette da niente come, per dire, le comunicazioni globali e il GPS.

La fantascienza mi ha aiutato a vivere.
Sopportavo quello che mi succedeva sapendo che sarei tornato fra le stelle non appena chiusa dietro di me la porta di casa. Mi sentivo speciale, diverso, in qualche modo privilegiato. Avvertivo vagamente che per quanto forti fossero le pressioni a conformarmi, ad essere più "normale", non avrei ceduto, non potevo cedere, perché avrebbe significato meno tempo dedicato a esplorare l'universo. Avrei dovuto dare via ciò che ero per quello che non avrei comunque voluto essere. Quando sono approdato al liceo le cose sono cambiate. Lì ho incontrato persone - che ancora adesso amo alla follia - le quali mi hanno dimostrato che per quanto strambo ero comprensibile... di più, apprezzabile: potevo essere oggetto di affetto semplicemente per quello che ero. Non più straniero in terra straniera (cit.).

Sono arrivato fin lì perché leggevo.
Non avessi avuto questo sarei ora una persona diversa, forse non sarei affatto.
Questo è il potere di "quella roba coi mostri", come tanti liquidano l'intero genere.
Pensateci, la prossima volta che andate in libreria.

9 commenti:

  1. Non credevo fossimo tanto simili tu e io.^^ Stesse esperienze e stesso modo di reagire...

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  2. Ho avuto esperienze simili durante la mia adolescenza, sebbene molto più edulcorate delle tue. Questo post comunque me lo salvo nel cassetto per future discussioni con gente che relega la fantascienza a "robetta". Hai una lucidità d'esposizione invidiabile, caro Gobb, oltre ad avere ragione a pacchi. ^____^

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  3. Bellissimo post ed esperienza di vita piuttosto similie alla mia, con l'unica differenza che, oltre che nella fantascienza, mi rifugiavo anche nell'informatica (in quarta elementare armeggiavo col Basic dei primi PC Olivetti Prodest).
    Lunga vita alla SF!

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  4. Mi fa piacere che la cosa abbia senso anche per altri ^____^
    Una cosa: oggi sento tanto parlare di "bullismo" come se fosse un fenomeno mai avvenuto prima. Sinceramente mi viene da ridere che siano tutti così stupiti di questa "nuova" violenza giovanile e infantile. Forse è più diffuso, perché i (dis)valori in base ai quali venivo regolarmente gonfiato e derubato ora hanno più presa di 20 anni fa su tutti i livelli socioeconomici, ma diamine: non è roba nuova, non lo è mai stata, e se mi dicono che quello di oggi è più efferato a me viene sinceramente da ridere.

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  5. Quoto ogni singola sillaba di questo bellisssimo quanto veritiero post, testimonianza di vita di tutte quelle Persone che hanno ereticamente scelto ("hairesis") una esistenza non-normale, dove con questo termine s'intende una qualità di vita grigia e tetra, al di sotto delle proprie, mai abbastanza esplorate, capacità intellettuali e di curiosità del mondo/universo che ci circonda.
    E, concordo con te caro Francesco, il bullismo c'era anche ai miei tempi (l'ho ben subìto pure io) ed è esistente tuttora.
    Lunga vita al Capitano Nemo e al suo Nautilus!

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  6. la violenza per fortuna no, ma le prese in giro perchè non leggevo i fotoromanzi, harmony, o quant'altro leggessero a quei tempi le "signorine" me li sono prese tutte.

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  7. @ Ladyalia
    Mia Signora del Coltello, noi siamo dei privilegiati ;)

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  8. Ma com'è che d'improvviso Blogger non vede più spazi e apici nel mio nome? ARGH!

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