lunedì 12 dicembre 2011

Pensare molto, pensare troppo


Non so esattamente cosa voglio dire con questo post.
Probabilmente niente di rilevante. Il web è pieno di sfoghi, di vaniloqui di mentecatti più o meno mentecatti. Me per primo.

Però sto passando attraverso uno dei periodi più sconcertanti, difficili e impegnativi della mia esistenza. E come al solito mi rifugio nello scrivere, il mio porto franco. La pagina bianca come il cielo per l'internato. Non so perché ne parlo qui, dato che ci sono storie che non voglio siano pubbliche. Forse sto scrivendo solo perché chi non mi è vicino a causa della geografia, o a causa di una vita incasinata quanto la mia, possa sapere come mi sento e, se vuole, farsi vivo.

L'Hip Hop è sempre importante. Fare musica è fondamentale per il mio benessere, scrivere rime è ancora la sfida più esaltante e calcare un palco è ancora appagante: dispiegare me stesso davanti a un pubblico, essere compreso e regalare loro materiale su cui riflettere. Non ho mai conosciuto nulla di paragonabile.
Ma la mia "carriera", diciamocelo, è finita. Continuerò a fare dischi, ma non penso di tornare live, almeno non a breve. Sono disgustato da una scena morta, convoluta, pericolosamente attenta alla fama, al denaro e al consumo vistoso piuttosto che a promuovere talento, diffondere contenuti, generare domande, fare il punto sulla strada e sulla società. Troppi gruppi che posano, studiati a tavolino, o semplicemente composti da gente con cui non mi sognerei di avere a che fare: ipocriti, ottusi, ignoranti, violenti, preda della mentalità da branco. Cazzo, anch'io vengo dalla strada, ma mi sono educato perché ho dato retta a Chuck D

Oltre questo c'è anche il dottorato appena vinto e la contestuale possibilità di iniziare a convivere. Mi piacerebbe molto, ma è tutto da vedere. Oh, mi spaventa abbelva. Ma la mia esistenza avrà un termine, quindi è un rischio da prendersi. Essere felice è l'obiettivo e nulla mi aiuterebbe di più in questo senso che condividere la quotidianità con la mia pisquella. 

Ah, e il dottorato stesso. Possibilità di carriera? Chissà. La situazione attuale dell'università è grigia, dipenderà tutto da come lavorerò e da come spenderò i miei contatti. Anche lì, tanta paura. Sì, forse manco di autostima. Inusitato, per un rapper: siamo noti per l'ego tronfio che sfoggiamo. Io, poi, ne ho uno sovrappeso, smisurato, alla Big Pun. Ma siamo umani anche noi. Chi non ha paura è troppo stupido per averla o troppo fragile per mostrarla. Almeno io non ho di questi problemi, posso dire senza vergogna che sono terrorizzato dal non sapere dove mi ritroverò fra tre anni quando sarò troppo vecchio per essere assunto da chicchessia. Ho paura di dovermi trovare una bella sistemazione sotto a un ponte, e non sto esagerando perché ho già sperimentato cosa significa vivere di pochissimo, a un passo da quel ponte. Non è la prima volta che mi trovo senza paracadute davanti a una situazione tipo "o la va o la spacca", ma ho un'età e sono stanco. La mancanza di stabilità affligge la mia intera generazione e quella seguente, lo so, quindi le mie angosce sono comuni a moltissimi. Ma le mie sono le mie, e ne parlo per esorcizzare, non per lamentarmi. Soprattutto perché i rischi che mi assumo ormai non riguardano solo me, ma anche la persona con cui ho scelto di condividere l'esistenza. Mi serve un piano B, ma ora come ora sono a corto di idee e non sono sicuro di potermi inventare qualcosa. Devo aspettare nuove occasioni.

Lo so, sono una lagna. Ma non è che non abbia mai voluto responsabilità, solo non tutte quelle che mi sto ritrovando a gestire, soprattutto perché sono precipitate dal cielo. Da circa un anno e mezzo uso il mio poco tempo libero per tentare di trattenere l'acqua nelle mani a coppa, per fare fronte alle mille emergenze che sono nate dalla morte di mia zia prima e di mia nonna poi. Solo io posso affrontarle, adesso: la famiglia si è ristretta molto.

Scrivere, persino, è diventato uno strumento di sfogo e non più creativo. Ho una saga in testa, ma né il tempo né la voglia di metterla su carta. Quando ho del poco, prezioso tempo per me, preferisco dedicarmi allo studio o ad attività passive, che non implichino creatività, speciale attenzione, immaginazione. So che se metto in moto il mio cervello questo tornerà a girare in tondo sulle stesse cose di sempre, quindi tanto vale fare in modo di non pensare. Autolesionismo? Forse. Per ora aiuta.

Lo scarso sonno non aiuta. Dormo poco, anche nei week end, a meno che non ci sia la M accanto a me che ha il sovrannaturale potere di placare i vortici che agitano i miei neuroni semplicemente mettendosi a leggere vicino a me sul divano.

Se non fosse per lei...
se non fosse per i miei bros...
se non fosse per chi mi pensa anche quando non mi sente...
se non fosse per chi mi ama anche stando lontano...
se non fosse per coloro per cui significo qualcosa...

io sarei molto meno di quello che sono. A tutti loro devo la mia gratitudine perché, stringi stringi, la cosa senza la quale nessuno può vivere sono le altre persone. Dare un significato alla propria vita significa riconoscere quanto di quel significato sarebbe insensato senza gli altri, perché gli altri sono il luogo ove il senso risiede. Non rendersene conto è solipsismo.

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