sabato 7 aprile 2012

La guerra a noi liberi


Come i lettori più affezionati sapranno, mi sono già occupato di Trusted Computing, di Cloud Computing e di ogni minaccia digitale alla libertà di pensiero.
Ovviamente tali minacce sono attuabili solo grazie al software closed source, perché quello open non è sotto il diretto controllo di chiunque lo crei. Certo, se pure il codice chiuso può contenere ogni nefandezza di cui è capace il programmatore, e nessuno se ne può accorgere senza reverse engineering, ciò non è necessariamente vero né dannoso.
Ma. C'è, come sempre, un ma. E lo trovate, espresso in maniera decisamente eloquente, nel video con cui si chiude il presente articolo. Ma prima fatemi spendere due parole.


No, ok, ho mentito: saranno più di due.

Il signore che parla dal podio si chiama Cory Doctorow (leggete la sua fantascienza, che oltre a essere ottima spesso è GRATUITA) e dice una cosa su cui mi trovo perfettamente d'accordo.
Non una cosa nuova, ma senz'altro ignorata dai più, e cioé che c'è in corso una guerra contro i PC per come li conosciamo oggi e contro la nostra libertà di pensare ed esprimerci. E va avanti dalla fine degli anni '90 del '900.
Abbiamo cominciato col Trusted, una serie di misure sia hardware che software volte a impedire la libera fruzione di contenuti digitali e persino la loro libera produzione. In sostanza si tratta(va) di un sistema per "marchiare" qualsiasi contenuto prodotto digitalmente (e TUTTE le sue copie) in modo da renderlo facilmente tracciabile, individuabile e cancellabile da remoto, a piacimento, da chi detiene il controllo del sistema di codifica (ergo del sistema operativo proprietario). Windows Vista doveva esserne l'araldo,

Questa porcata per fortuna ha fallito miseramente. 

Ma solo perché avevano sbagliato approccio.
Imporre una tecnologia del genere può portare fastidiose reazioni del popolo bue, anche del più informaticamente analfabeta, che si vedrebbe così impedito lo scaricamento illegale di musica e film.
Da qualche anno però i produttori di sFotware sono tornati all'attacco con una strategia tutta nuova. Si sono accorti che esiste il marketing. Cioé che possono venderci merda se la chiamano "cioccolato" e che noi saremo prontissimi a degustarla con gli amici decantandone i pregi dopo aver sborsato la bella cifretta occorrente a portarcela a casa.

Nasce così il Cloud Computing.
Taaaaaaaaaaaaaanto comodo, ma tanto pericoloso. Un marketing gimmick non da poco che si presta a usi disonesti: dal momento in cui i tuoi dati risiedono non sul tuo PC ma su un server a migliaia di KM di distanza, chi li controlla?
Non tu, ciccio bello.

Il Cloud è piaciuto così tanto che esistono persino interi sistemi operativi che NON FUNZIONANO se non sono collegati alla rete. Ce n'è di ogni tipo, dal più noto Jolicloud in giù. Fa molto fico essere sempre connessi e gli esperti di marketing sanno che la gente è prevalentemente stupida. Al punto da non sentire il palo di legno pieno di schegge nel culo quando aprono il portafogli per il privilegio di regalare il controllo dei propri dati a delle aziende.

L'ultimo atto di questa guerra contro la libertà di pensiero è questa immane diffusione di tablet e telefoni closed source. Ma non solo: parliamo di lettori portatili, console, sistemi home theater, e-book reader. Tutti prodotti le cui architetture chiuse (a parte i terminali Android, e solo in una certa misura) impediscono l'uso di programmi diversi da quelli benedetti dal produttore o la consultazione di file diversi da quelli smazzati dal venditore di contenuti. Dato che le aziende che producono 'sta roba hanno deciso che scegliere, per noi, è evidentemente troppo complicato, hanno preso le redini e deciso per noi cosa fare con le macchine che compriamo. La prova che ne siamo contenti? La beatificazione di Steve Jobs... vi dice nulla?
Il concetto, ahimé, è che ci stanno togliendo la libertà di fare con le macchine quello che vogliamo. Per il semplice, semplicissimo motivo che un PC "generico", cioé un normale computer di casa, con cui puoi fare una moltitudine di cose nei formati più astrusi, è poco controllabile da governi e produttori. Quindi pericoloso perché, ORRORE! ci permette di fare cose non approvate dai medesimi.
Non si tratta solo di far girare un programma piratato o vedere un film scarichello. Su un PC si può installare un programma di crittografia per coprire le proprie comunicazioni. Lo si può usare per far circolare idee senza che i governi, le religioni o le aziende possano filtrarle e censurarle. Il PC ci rende potenti, quindi va eliminato.
Per capire l'impatto di una cosa del genere pensate al ruolo del PC e della Rete nelle rivoluzioni in nord Africa. Pensate al destino dei cittadini in un Paese in cui non sia possibile avere accesso libero al Web, o scrivere qualcosa di inviso al potere sul proprio portatile perché i bot del governo sono in grado di rintracciarti.

Ma il lato peggiore è che ci dicono che lo fanno per il nostro bene.
Per combattere i pirati brutti e cattivi.
Cioé esattamente lo stesso argomento che hanno usato negli USA per sopprimere alcune libertà civili in cambio di "sicurezza contro il terrorismo" (barzelletta ridicola, ma chi ci casca se lo merita).

Se credete che sia una remota possibilità futura sbagliate. La guerra è in corso e la stanno vincendo loro. Pensate al sostituto del BIOS, lo U-EFI, che in linea di principio rende difficile, se non impossibile, l'installazione di Linux su un PC che ne è dotato. Pensate al fatto che in diversi Paesi è illegale scrivere su un pezzo di carta certi numeri, oppure certi altri. Le politiche oltremodo puritane (o semplicemente molto corporate) di Apple per il suo Store, la cancellazione in remoto di libri di Amazon, Sony che installa rootkit sui vostri PC... se sono in grado di fare questo, ditemi, dove pensate si fermeranno? Pensate che siano gente taaaaaaaaaanto per bene e non ne approfitteranno? Che siano insensibili alle richieste dei governi? Fin dove volete prenderlo in culo? Scelta vostra.


PS: qualcuno di voi sa che ho un Nook, ergo un lettore di e-book. Ma il suo firmware è basato su Android, quindi è rootabile, e adesso ho il pieno controllo della mia macchina. Quella è la strada ^______^

26 commenti:

  1. Uela! Tu mi hai linkato questo post e tu ti becchi la risposta.

    In linea di massima, alcune cose le condivido. Però tendo per naturale deformazione a non volerci per forza vedere il complotto. A me pare che tu voglia vedere solo i lati negativi di certe tecnologie o politiche. Io ti potrei capire se veramente le persone avessero accettato il cloud come un servizio che non ti dà assolutamente nessun beneficio, però permette un controllo molto più invadente della "tua" roba.

    In realtà però sappiamo benissimo che non è così. Il cloud ha molti lati positivi. Uno su tutti quello di poter avere la propria roba a disposizione dovunque e su molti dispositivi.

    Poi, come ogni nuova tecnologia digitale, le regolamentazioni in merito arrivano SEMPRE in ritardo e i produttori se ne approfittano. Io ad esempio non trovo giusto che comprando un libro su Amazon (eBook) in realtà non compri il libro stesso, ma solo il diritto di leggerlo. È una definizione troppo debole per giustificare l'esborso di soldi. Se io ti pago, tu mi dai la copia digitale e non devi azzardarti a metterci le mani senza il mio consenso.

    Per quanto riguarda il closed source e l'open source... beh, qui dissento parecchio. Da alcuni scambi che abbiamo avuto e da questo post, mi è parso d'intendere che, a grandi linee, per te open è "il bene" e "closed" il male. Io, da programmatore informatico, la vedo molto diversamente. Scrivere un codice aperto o un codice chiuso è meramente una scelta. Ci sono vantaggi e svantaggi. Non mi pare si possa dire che uno sia "migliore" a prescindere. L'open è sicuramente migliore per chi vuole mettere mano al codice. Il closed è migliore per chi se ne sbatte e vuole soltanto un codice migliore senza ammattimenti.

    Non dare per scontato che TUTTI vogliano avere accesso al codice sorgente di un programma. Io, seppur programmatore informatico, preferisco spesso l'approccio closed, perché è più solido e su certi dispositivi ho bisogno che funzionino. Prendi Android. È più frammentato del PD! Ti prendi un telefono e devi vedere se ha la 4.0.1.2.3.4.5.3.2.3 e se verrà mai aggiornato. Perché non ci sono solo i top di gamma eh. La fascia media e quella bassa come lo sfruttano l'open source?

    Prendi Apple. Io non posso mettere mano al codice, ma c'è gente più competente di me che lo fa. Mi sta bene? Sì. Lo scelgo io acquistandolo. Intanto però anche su un telefono di 4 anni fa, gira l'ultima versione del sistema operativo ed è SEMPRE aggiornato e il software è specificatamente sviluppato per un certo hardware. Prestazioni superiori rispetto ad un codice open.

    E questo è solo un piccolo esempio. Va quindi un po' sfatato il mito che l'open è la panacea di ogni male. È solo un approccio diverso. Da una parte migliore e da un'altra peggiore. Sarebbe bello avere i vantaggi dell'open e quelli del closed insieme, ma per adesso ciò pare impossibile.

    Concludendo invece con i computer, il trusted computing e quant'altro. Senza troppo giri di parole, cosa non posso fare oggi con un computer? Cosa mi è impedito?

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  2. Mi sa che hai frainteso: io non penso che ci sia un complotto, io penso che la situazione sia facilmente sfruttabile da coloro a cui conviene. Ci sono tutte le potenzialità. Ora come ora puoi ancora fare tutto, ma come ho detto il processo è cominciato da pochi anni. Se avrò torto sarò felice, ma prima di fare l'ottimista aspetta, eh? ;)
    D'altronde se io vedo solo i lati negativi tu mi sembri considerare solo quelli positivi.
    E non mi sembra di aver detto che il closed è l'open un bene, non sono un fanboy, tant'è che ho argomentato. Ho spiegato perché penso uno sia un approccio decisamente più vantaggioso dell'altro per questioni che non hann oa che fare col mercato, ma se non rispondi in merito alle mie argomentazioni devo pensare che ti siano sfuggite o le ritenga irrilevanti :) Mi indichi quando mai ho detto che il cloud non ha alcun lato positivo?

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    1. *Che il closed è il male e l'open un bene*

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  3. Tra l'altro il tuo tipo di ragionamento è quello che permette l'espansione di questo tipo di tecnologie: CI PIACCIONO UN SACCO. Contenti voi, contenti tutti, eh, ma mi permetto di dissentire fortissimo ^_____^

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  4. @Talking Rapper: Beh, magari "complotto" non è la parola calzante, però il post che hai scritto dà a me quest'impressione, ovvero che le grandi aziende si stiano preparando per controllare il mondo. Inoltre non mi pare di essere troppo ottimista, anzi. Ho scritto per primo che ci sono molte falle nella giurisdizione e che andranno riparate per forza. Solo che non riesco a credere che un giorno qualcuno diventerà schiavo del cloud computing in maniera tangibilmente dannosa.

    Riguardo all'argomentazione...ehm... in realtà ho esplicitamente spiegato quali sono per me i vantaggi e gli svantaggi dei due approcci. Non mi metto qua a riscriverli. Se però ti riferisci al fatto che tu hai parlato di "minaccia alla libertà digitale", cercherò di essere ancora più preciso.

    Io non penso affatto che i due diversi approcci abbiano particolari differenze in merito. Tu dai per scontato che tutti siano dei programmatori che si compilano il software per ogni dispositivo da loro utilizzato. La realtà non è affatto questa, quindi o closed o open, cambia davvero poco per il 99% delle persone. A meno che tu non confonda "open" con "gratis". Inoltre mi è difficile scendere ancor di più in questo argomento, dato che per me "minaccia digitale alla libertà di pensiero" rimane un concetto troppo vago e poco inquadrato.

    Ti chiedo quindi esplicitamente... quali sono i veri pericoli derivanti dall'uso di software closed source? E intendo pericoli pratici. Voglio inoltre sottolineare che devono essere pericoli legati ESCLUSIVAMENTE all'uso di software closed source. Dire che Apple censura le App scomode, ad esempio, non è affatto legato a questo argomento. Sono proprio due cose distinte. Anche chi ha un sistema operativo Open può applicare la stessa politica (se vuole). Per questo non riesco a dedurre dai tuoi esempi un qualcosa di attuabile esclusivamente perché si usa software closed source.

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  5. Da nessuna parte, mi sembra,. si desume che io pensi che tutti siano programmatori, ma magari mi sbaglio ^__^
    Il tuo punto di vista mi pare miope, adeguato a sottovalutare i rischi connessi all'uso di queste tecnologie, ma vabbè, anche questa sarà una mia impressione :)
    No, non confondo open con gratis: distinguo codice più facilmente ispezionabile e modificabile da codice che non lo è. Certo, questo cambia molto poco per il 99% delle persone... e con ciò? È la possibilità di esplorare e conoscere le macchine che si sta indebolendo, più ce lo impediscono meno saranno al mondo le persone in grado di fare qualcosa per tutelare la libertà di tutti. Se ti sembra un discorso "fumoso" non posso farci niente, evidentemente per noi sono importanti cose diverse quando si parla di tecnologia :)
    Pericoli pratici? Ancora nessuno. Ma per me è come dire che, per adesso, le conseguenze del riscaldamento globale sono irrisorie, quindi perché preoccuparsene ora?

    Insomma, direi che dobbiamo convenire di non convenire affatto ^____^

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  6. Suvvia, non liquidiamola così. Mi dispiace (e un po' infastidisce) che tu mi veda come un miope che non è in grado di vedere i pericoli futuri. Ho 24 anni e non ho miei ricordi senza un computer, quindi l'argomento mi interessa eccome. Io ti rispondo. Se mi rispondi, ok. Se non ti va di continuare, lascia cadere questa mia risposta nel vuoto. Non mi offenderò.
    Tutto ha dei rischi. Tutto. Questo però non può bastare per fermare le tecnologie. Usare la macchina è rischiosissimo, eppure lo facciamo tutti i giorni. Persino andare in bicicletta lo è. Ma hanno inventato caschi e quant'altro.
    Per quello ti chiedevo degli esempi pratici di pericoli su cui discutere. Le conseguenze del riscaldamento globale sono ben note e ne possiamo quindi parlare. Quello che ti chiedo e di rendere ben note anche per me quelle dell'uso di software closed source. Non ci mettiamo sulla difensiva. La mia è una richiesta affatto provocatori, ma anzi, curiosa.
    Dici che il codice open è più facilmente ispezionabile. Beh, è anche più facilmente modificabile. Malevolmente.
    Riguardo all'esplorazione delle macchine, beh, parli con un ragazzo che per risparmiare soldi, ma anche per divertimento e soddisfazione personale, si compra un case vuoto, i componenti e si assembla il proprio PC. Immaginati se non ci tengo all'argomento. Però mi rendo anche conto che non tutti si possano interessare di tutto e allo stesso tempo capisco anche che non è molto semplice questo campo. Non riesco quindi a vedere come una cosa malvagia la semplificazione di questi processi. Per me è anzi una spinta per raggiungere vette più elevate, perché non devi sempre ripartire dall'inizio.
    Non so se conosci un po' i linguaggi di programmazione, ma alcuni tuoi discorsi assomigliano terribilmente a quelli di qualche purista del codice che vorrebbe che tutti programmassero in Assembly. 100 righe per fare una somma. Senza andare ad estremi terribili, è così un male che dopo 50 anni si prenda come assunto quella conoscenza e lo scalino minimo parta un po' più in alto? Per me no. Anzi! Avvicina più persone alla programmazione e magari ci saranno anche più curiosi che andranno a studiarsi l'Assembly.
    Inoltre, vorrei aprire anche un piccolo capitolo da sviluppatore di software. Tu dici che il software dovrebbe essere sempre libero, in chiaro. Modificabile da tutti. Eppure ci deve essere stato qualche programmatore che da ZERO ha scritto quel codice. È così ignobile non voler condividere TUTTO con TUTTI? So che può sembrare esagerato, ma secondo me deve stare al programmatore stesso la scelta. E non guardare questa cosa come "gelosia" o "incapacità di condividere". Ti faccio un esempio praticissimo.

    CONTINUA

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  7. Circa 3 anni fa ho lanciato un'iniziativa chiamata "Leggere, leggere, leggere!". Ha raggiunto più di 250.000 persone, tantissimi giornali, centinaia di siti online e addirittura la TV. Dietro questa iniziativa c'era una sola persona: io. Io ne muovevo tutte le fila. Io gestivo tutti i suoi aspetti. Potremmo quindi dire che questa era una manifestazione closed source, dove l'utente vede solo il fuori. Sai perché ho fatto questo? Perché non volevo che qualcuno cambiasse il messaggio originale della manifestazione (regalare un libro ad uno sconosciuto). Il suo codice. C'era chi voleva aggiungerci un lato economico, chi voleva regalarlo ai parenti, chi farlo un altro giorno, chi aggiungere gli sponsor, chi affiliarsi a questo o quello... Ho deciso quindi di non rendere "open" la mia manifestazione per lasciarla "pura". Cos'è successo? La manifestazione ha avuto grande successo. Perché secondo me? Perché non è stata frammentata in mille versioni e il messaggio di fondo è rimasto bello solido. E tutti i partecipanti non sono necessariamente dei coglioni "ci piacciono un sacco".
    Ora, io non ti voglio dire che questo sia l'unico modo di gestire una manifestazione. Ti voglio solo dire che questo è UN modo di farlo e che, in certi, ha moltissimi vantaggi e può anche essere l'unico modo per la riuscita.
    Scusa la lunghezza, ma ci tengo. Ti faccio un esempio di "open source" nella vita reale. Un partito politico è open source. Chiunque può iscriversi e vedere il suo "codice". Tramite gli interventi, può anche modificare questo codice. Questo ha molti lati positivi, però come vedi oggi, se ne perde molto spesso il controllo e crescono molte mele marce che modificano il codice in maniera malevola.
    Questo era per dirti che non sempre la possibilità di poter vedere il codice (e quindi modificarlo) è un bene assoluto. Perché secondo me Linux non ha successo? Perché "Linux" non esiste. Ne esistono le sue incarnazioni. Solo che sono migliaia e ognuna diversa dall'altra. Questo porta molti vantaggi (smanettone), ma anche molti svantaggi (utente medio).
    Siamo alla fine :D
    Qual è quindi per me il discorso da considerare maggiormente? A cosa serve cosa. Hai bisogno di una manifestazione solida e che non possa venir inquinata? Vai di closed e prenditene la responsabilità. Vuoi l'aiuto degli altri e la partecipazione della gente? Vai di open. Vuoi un software bello solido che non crea confusione nell'utente medio perché vuoi fare soldi? Vai di closed. Ti piace "smanettare" con il tuo OS? Vai di Open.
    Continuo quindi a sostenere (fino a prova contraria) la mia tesi: open e closed sono scelte. E onestamente io penso che tu ignori (volutamente?) i lati negativi dell'open e consideri il closed come tecnologia sempre in mano a malintenzionati.

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  8. Non volevo liquidarti, mi spiace se ho dato l'impressione: è solo che la discussione mi sembra arenata. So anche io che non è possibile fermare la tecnologie, ma non è quello il punto.
    Tutto ha dei rischi, ma dipende quali sono questi rischi. L'automobile fa milioni di morti l'ann oe la usiamo lo stesso. Vuol dire che diamo più valore alla capacità di spostarci i nfretta che alla vita umana. A me non sembra un atteggiamento sano. Per converso, l'attuale trend tecnologico apre la strada alla perdita dei diritti civili. Ci va bene? Allora corriamo il rischio.

    Non sono un programmatore, tra l'altro. Diciamo che mi piace filosofeggiare sulla tecnologia. E quando mi dici che vedo il closed come il male ci rimango un po', perché non è questo che voglio comunicare né è questo il punto: il punto è che è pericoloso in potenza. Come ti ho detto di pericoli concreti ancora non ce ne sono, almeno non nella scala e magnitudine che prendo in considerazione io (al limite saltano i server, si perdono i backup cloud, roba così: la ridondanza è una buona cosa ma non sempre basta). Ma si stanno proprio in questi anni gettando le basi per lo scenario che dipingo. Non sono solo in queste preoccupazioni: Stallman e Doctorow sono sulla mia lunghezza d'onda ed è a partire da loro che mi sono interessato più approfonditamente, quindi se sei curioso rivolgiti anche a quelle fonti che sono più competenti di me ^___^

    I miei discorsi possono sembrarti anche lontanissimi dalla realtà, e al momento lo sono, ma puoi sinceramente negare che si stanno costruendo le potenzialità che descrivo? Che poi sia una direzione scelta per motivi diversi da quelli economici mi viene in mente perché non è la prima volta che ci provano (esempio Trusted). Potrei sbagliare, ovvio.

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  9. Certo che il codice open si può riscrivere in senso malevolo, ma c'è una differenza rispetto al closed: là fuori ci sono letteralmente milioni di programmatori pronti a sgamare la gabola e neutralizzarla. Se invece Sony installa un rootkit sul mio PC ci vuole un po' perché qualcuno se ne accorga, e ancora di più perché si rimedi (ed è un esempio del tutto reale, già accaduto) ,e se chi rimedia è Sony allora il sospetto mi rimane.
    Per motivi commerciali e di semplicità stiamo andando verso soluzioni sempre più closed e (come il cloud) sempre meno sotto il nostro controllo. Niente di male in ciò per quanto riguarda l'usabilità. Io mi preoccupo dei miei diritti civili, in quanto già ora abbiamo esempi concreti di come tali tecnologie possano essere pericolose. Il Great Firewall cinese è un buon esempio di come si possa usare "per il male" una tecnologia. Cosa pensi che succederebbe se il governo cinese regalasse a tutti un bel tablet adeguatamente configurato e chiuso? Quanto aumenterebbe la sua morsa sulla vita delle persone? Che fine farebbero i documenti anti regime scritti su quelle macchine? E le persone che li hanno scritti?
    Con questo non voglio dire che i sistemi closed non si debbano usare, solo che vanno usati consapevolmente. Non è un male che "dopo 50 anni si prenda come assunto quella conoscenza e lo scalino minimo parta un po' più in alto", non è certo quello a cui mi oppongo: perché dovrei?
    È anche perfettamente giusto che un programmatore decida di tenere il suo codice chiuso. Quel che io sto dicendo da un milione di parole e che sembra non riesca a far passare è che più il codice è chiuso più possono farci cose pericolose senza che ce ne accorgiamo. Il tuo punto di vista mi sembra tremendamente ottimista e non lo condivido, anche perché penso che abbiamo abbondanti esempi di come governi e compagnie usino le tecnologie che hanno per fare cose non proprio legali o morali.
    Io preferirei che aumentasse la capacità delle persone di comprendere e gestire consapevolmente le tecnologie (è per questo che esiste la media education, per esempio) piuttosto che un generale dumbing down di tutto perché così si vende di più. D'altronde se il mondo è sempre più complesso e noi non ci teniamo al passo, qualsiasi cosa capiti è colpa nostra che non ci siamo adeguati.
    Certo che Linux non ha un gran successo perché non esiste "un Linux" buono per tutti. Ovvio. Ma la prova che va benissimo per un utente medio sono le decine di macchine di cui ho prolungato la vita: basta una sola persona con le conoscenze per facilitare la vita agli altri senza far spendere loro soldi.
    Io non so come spiegarmi meglio di così: se ancora i miei argomenti non ti convincono direi che siamo pari, a me non convincono i tuoi (e come vedi riconosco quasi tutti i punti che porti avanti... solo che li vedo diversamente, per me pesano molto meno). Ci sono due facce in qualsiasi medaglia: io onestamente penso che tu ignori (volutamente? ;P) i lati negativi del closed e consideri l'open come un coacervo di complicazioni. Abbiamo gli stessi dati e diamo loro due interpretazion diverse, ecco perché la discussione stagna. Non mi hai sottoposto nessun punto a cui non abbia già pensato, quindi mi sa che dobbiamo convenire di non essere d'accordo ^_____^

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  10. Lo sai secondo me dove nasce la grande discrepanza di fondo? Da quello che io considero un errore tecnico e/o di comunicazione (ma va? :D). Tu associ il closed source e l'open source a potenziali comportamenti immorali o antietici. Quello che io stavo cercando di dirti è che queste due cose sono distinte. Se qualcuno vuole farti del "male" te lo può fare sia con il closed che con l'open. Per questo ti chiedo perché affermi che con il closed è più facile.

    Sarebbe una bugia dire che non mi hai affatto risposto, però dici che con l'open si può vedere liberamente il codice di un programma. Ma ti ho già spiegato che il problema ad esempio dei "virus" o azioni malevole non è questo. Se a me va di distribuire una versione di Android che ti frega i dati, in molti lo installeranno anche se il codice è aperto. Questo perché il 99% degli utenti neanche sa cosa sia un codice e tra quell'1% ci sarà uno 0.01% che saprebbe individuare un pezzo di codice malevolo. Se davvero ci si affidasse all'utente finale per il controllo di sicurezza, saremmo già informaticamente seppelliti.

    Per quello io stavo cercando di dirti che le tue preoccupazioni (più che fondate e che condivido!) sono su un piano assolutamente diverso del closed e open source.

    Anche perché io non capisco una cosa... viviamo in un mondo closed dove devi per forza usare la fiducia mille volte al giorno. Quando sali su un treno, sei su un sistema "closed". Ti devi fidare del capotreno e del macchinista. Quando sali su un aereo, ti fidi del pilota e di certo non puoi controllare da solo che non ci sia un virus a bordo. Gli esempi sono infiniti. Qual è il lato negativo di questo (e non dire che li ignoro)? Che non puoi capire al 100% come funzionano le cose. Puoi immaginarlo. Ma se il tuo scopo è viaggiare, non è affatto prioritario capire come funziona un aereo.

    Per i software io la vedo esattamente allo stesso modo. Un software closed è per chi è interessato al suo funzionamento e uno open è utile a chi magari vuole capire come funziona quel programma.

    Per i servizi (Amazon, Steam, PayPal, Google, Facebook...) il discorso è ancora più intricato e i concetti di open/closed non esistono più. O ti fidi o non ti fidi. Esattamente come il treno e l'aereo.

    Ma per non sforare di nuovo, il punto che mi interessa è questo: open o closed c'entrano ben poco con i problemi che dici tu. Quelli sono "meri" problemi giuridici (2.0). Perché (ipotizzo) hai paura? Perché attualmente i "software" sono più avanzati dei sistemi di sicurezza. Questo è un problema serio e lungi da me ignorarlo. Se compro un gioco su Steam, è mio? Se Steam muore? Un libro su Amazon è veramente mio? Il profilo di Facebook di chi è? Queste sono le questioni su cui dovrebbe esserci più trasparenza e regole chiarissime. Ma ripeto, mischiare queste problematiche con l'open source e il closed source crea solo confusione.

    Spero che questo chiarimento possa portarci a fare qualche passo avanti.

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  11. Mi scuso: non sarò breve ^____^
    Il punto che sollevi è interessante ma non nuovo. Io penso invece che le due cose siano correlate.
    Qualsiasi tecnologia closed, cioè controllata da un ristretto grupo di attori, crea un differenziale di potere. Quanto e come dipendono dal tipo di tecnologia e dalle circostanze sociali del suo uso. Nel tuo discorso associ tecnologie molto diverse sotto l'etichetta closed: arei, treni e software. Certo, nei primi due casi l'unica è affidarsi a chi controlla quelle tecnologie.
    Ma. Ci sono un paio di ma.
    In primo luogo questo controllo è distribuito. Il sistema ferroviario è regolato da leggi precise, sottoposto a precise verifiche periodiche da parte di enti indipendenti dal mercato e ci sono innumerevoli attori preposti a tali controlli: il ministero dei trasporti, stuoli di tecnici privati e pubblici, una intera burocrazia. Inoltre esistono percorsi formativi rigidamente codificati che ti permettono di diventare conducente o pilota, i cui costi e tempi non permettono a chiunque di qualificarsi. Difficile poi mettere le mani su una locomotiva per fare pratica se sei un privato cittadino. In queste condizioni è ovvio che o ti fidi o non ti fidi: non hai e non puoi avere il controllo di quella tecnologia. In questo caso è giocoforza. Certo, è meglio se le condizioni del servizio offerto sono chiare e trasparenti a priori. Se non lo fossero ti rivolgeresti ad altri. Infine i pericoli connessi non sono enormi su scala sociale. Se non contiamo l'inquinamento e gli incidenti sono praticamente assenti.
    Ma c'è tecnologia e tecnologia. Alcune servono a volare, altre sono immensamente più potenti e pericolose.

    Parto con un esempio preso da lontano.

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  12. L'alfabeto è una tecnologia, ma non come tutte le altre. Non è un aratro, non è un aereo. È una tecnologia dell'informazione e questo la rende diversa. Vediamo perché.
    La scrittura è stata la nostra intelligente risposta alla necessità di tenere registri. È quindi una tecnologia con lo scopo specifico di catalogare e conservare informazioni. A un certo punto della nostra storia ci è venuto in mente di associare dei significati a dei simboli arbitrari: questo stecco rappresenta una persona, quest'altro un bove, questi due incrociati una biolca di grano. Questo fornì ai governanti un modo eccezionale di controllare la vita dei propri soggetti: censimenti, raccolta delle tasse, leva obbligatoria... tutte cose impossibili su grande scala senza la scrittura. Gli odierni sistemi di governo sarebbero del tutto impossibili senza questa tecnologia, così come sarebbe impossibile il controllo di vaste porzioni di territorio.
    L'alfabeto è nato come una tecnologia closed.
    Il suo controllo era in mano a un'elite di burocrati e sacerdoti, cioè coloro che l'avevano sviluppato in primo luogo per rispondere a precise necessità. Avere il monopolio della gestione delle informazioni ha consentito vessazioni monumentali con il minimo sforzo per gran parte della storia dell'umanità, garantendo inoltre un certo grado di libertà dell gerarchie burocratiche dal potere centrale. Solo dal momento in cui l'alfabetizzazione ha cominciato a diffondersi la situazione è cambiata. Sempre più persone hanno imparato a leggere e scrivere, quindi a padroneggiare questa tecnologia. Da principio solo pochi furono in grado di farlo, ma questo bastò, ad esempio, a creare una classe borghese istruita in grado di comprendere e quindi mettere in discussione le politiche dei re francesi. La caduta della monarchia in quel paese è stata possibile grazie a una percentuale infima della popolazione in grado di "accedere al codice" e disposta a rendere altri partecipi di ciò che avevano potuto pensare solo e soltanto perché padroneggiare quella tecnologia aveva dato loro la possibilità di farlo.
    L'alfabetizzazione poi rende in grado potenzialmente chiunque di raggiungere i più alti gradi di istruzione, cambiando radicalmente la mobilità sociale e le aspettative di vita della popolazione. Oggi siamo al punto in
    cui essere analfabeti è un gravissimo handicap che impedisce, per la maggior parte, di partecipare attivamente alla vita sociale. Senza alfabetizzazione di massa, in Italia, non ci sarebbe stato alcun miracolo economico e
    la società ora sarebbe decisamente diversa. Senza alfabetizzazione di massa la scienza andrebbe a passo di lumaca e con essa tutti i vantaggi che ne ricaviamo. Tutto questo perché la tecnologia dell'alfabeto è diventata
    open, cioè accessibile in linea di principio a tutti quelli che si prendono la briga di imparare. Il "codice" è "aperto" e anzi, è considerato così importante che lo Stato stesso obbliga i suoi cittadini ad acquisirne il
    controllo.

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  13. Le tecnologie dell'informazione sono diverse da ogni altra perché cambiano il modo in cui categorizziamo e percepiamo il mondo. Cambiano il modo in cui pensiamo. Per questo il differenziale di potere che generano è paragonabile a quello delle tecnologie belliche. Limitatamente ad alcuni aspetti, questo differenziale si esplica in diversi modi per ogni tecnologia. Se io ho il controllo di tutti gli aratri della regione sarò io a decidere chi vive e chi muore. Se un contadino ruba un aratro potrà dare da mangiare alla sua famiglia anche senza il mio intervento. Ma se capisce come si costruisce un aratro, quando cioè si appropria dell'informazione rilevante sull'aratro, allora può comunicarla ad altri. Potrà insegnare quell'informazione, permettere a tutti di costruire il proprio aratro e distruggere la base del mio controllo. Assumerà forza negoziale e saremo quindi su un piano di sostanziale parità.
    L'alfabeto non è molto dissimile, per certi versi, da una lama di selce, una spada, una bomba.

    Ora proietta lo stesso discorso sulle odierne tecnologie dell'informazione.
    I problemi giuridici di cui parli sono presenti: non esiste un sistema di regolamentazione e controllo articolato e plurimo come quello dei trasporti. Ma se si trattasse solo di quello sarebbe semplice, basterebbe scrivere leggi sensate per mettere quasi tutto a posto. Purtroppo questa è solo parte della soluzione per quanto riguarda le information technologies. Se gli aerei di una compagnia improvvisamente cominciassero a cadere dal cielo come fichi maturi l'evento sarebbe palese, la reazione del pubblico immediata e distruttiva. Se una compagnia di software ruba i dati ai clienti, li passa al governo senza il consenso degli interessati o fa monitoraggio dei documenti che produco e ne conserva copia, si pone un problema diverso. In un mondo prevalentemente closed, dove la spinta stessa a interessarsi del funzionamento delle macchine è stata scoraggiata dalla difficoltà di accesso, saranno ben pochi quelli in grado di scoprire il problema perché avranno avuto fin da piccoli meno stimoli a farlo. anzi, gli è stato insegnato che devono dare per scontate quelle macchine come fanno con i vestiti o il cielo blu. Nessuno si chiede perché è blu. Nel caso scoprissero il problema sarebbero più facili da silenziare proprio a causa del numero e, non escludo, anche a causa dello scarso interesse di tutti gli altri: se sono abituato a dare via i miei dati in cambio di servizi potrei non considerare particolarmente grave la violazione. Cambierebbe poco rispetto al solito, sarebbe una variazione marginale. La situazione si può correggere con le leggi? Non solo, perché è una tecnologia dell'informazione. Il controllo su di essa vuole dire il controllo sui modi in cui l'informazione viene gestita e propagata.
    In questo caso, a mio modo di vedere, l'unica strategia efficace è il controllo distribuito dal basso. È lo stesso principio per cui una informazione libera fa bene al Paese perché permette ai cittadini un certo grado di controllo di una tecnologia (la politica) vitale per il proprio benessere.

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  14. Quello 0.01% (così pochi? ;P) che sa individuare il codice malevolo corrisponde spesso a decine di migliaia di persone, se non milioni: dipende tutto da quanto è vasta la base utenti. Più è vasta più è probabile che ci siano persone in grado di capire il codice. Più l'utenza è istruita sulle macchine che usa più questo numero cresce. Meno l'utenza è istruita più sarà difficile il controllo distribuito di quelle tecnologie e più quelle tecnologie saranno pericolose perché maggiore sarà il differenziale di potere fra chi la detiene e chi ne è privo. Senza contare, come detto, il tipo di potere.
    Io sostengo proprio che una tecnologia closed sia intrinsecamente più pericolosa, a parità di condizioni e/o a prescindere da altre condizioni, di una equivalente tecnologia open. È prona a utilizzi malevoli a causa delle sue stesse caratteristiche. Se hai bisogno di soldi e passi davanti a una banca potresti certamente tentare di rapinarla, ovvio. Ma se hai bisogno di soldi, passi davanti a una banca e hai una pistola in tasca magari ci fai un pensierino più serio. Pensare che ti devi fidare ed è inutile farsi domande equivale a dire che tanto ci pensa il governo a contare i miei capi di bestiame per tassarli, perché dovrei farlo io? Mi fido.
    Una tecnologia open in partenza, d'altronde, se pure si presta a usi malevoli (come ogni tecnologia) non è intrinsecamente pericolosa in questo senso. Lo diventa solo se usata male ma non fornisce "scuse", non facilita le cose. Un po' come le leggi approvate da Silvio al governo, tipo sul falso in bilancio: sono criminogene perché strutturalmente adeguate a essere usate in maniera malevola. Le tecnologie closed lo sono per il solo fatto di essere closed, quelle open no. Quelle closed offrono un'opportunità in più al malintenzionato. Potresti obiettare che imparare queste cose è complicato, ma era complicato anche imparare a scrivere a 30 anni nel 1902. Potresti obiettare che non tutti devono diventare tecnici, ma io risponderei che una conoscenza di base non richiede grossi sforzi ed è sufficiente a intuire quando qualcosa non va, oltre a servire come base per il reperimento di nuove informazioni.

    Con questo, lo ripeto, non voglio dire che in ogni determinata situazione storica il closed è un male e l'open è un bene. L'uso che si fa delle tecnologie è importante e può essere vantaggioso per tutti anche quando queste non sono neutre. Quindi è perfettamente possibile che una tecnologia closed sia usata in modo del tutto virtuoso, ma dipende da fattori esterni a quella tecnologia come, ad es., il grado di onestà di chi
    ne detiene il controllo. A parità di ogni altra condizione la differenza open/closed non è affatto irrilevante. Inoltre a me, per esempio, sembra che queste tecnologie siano usate in modo sempre più brutale e che, volutamente o meno, la direzione sia quella di allontanarci sempre di più dal loro controllo e dalla loro comprensione. Per contrastare questo fenomeno è nata la media education, che per me dovrebbe essere introdotta in tutte le scuole di ogni ordine e grado.

    Tu dici che le IT non differiscono dalle altre tecnologie. Io penso che ti sbagli della grossa. Se l'argomento ti interessa posso suggerire di leggere Ong per esplorare un po' meglio le implicazioni delle tecnologie dell'informazione a partire dalla scrittura.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Walter_J._Ong

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  15. Quante cose interessanti. Ignoro i punti su cui sono d'accordo e li metto in cascina (altrimenti la conversazione diventa illeggibile).

    Qualche piccolo appunto. Non penso che la differenza open/closed sia irrilevante. Ho scritto che lo è per l'utente che non è interessato al codice (il 99,9%). Se la percentuale di programmatori in grado di analizzare un codice fosse più alta, le cose cambierebbero. È un dato di fatto che in pochissimi sono in grado di analizzare un codice e diventa quindi un dato di fatto che per chi non lo sa fare è (quasi) irrilevante la natura di distribuzione di un software. Nel primo caso ci si fida di una community (fatta da buoni e cattivi) e nell'altro ci si fida di un'azienda (e ce ne sono di buone e cattive).

    Idem per l'IT. Non ho mai detto che non differisce dalle altre tecnologie, su. Ho solo detto che sulla questione della fiducia, per l'utente medio, diventa uguale alle altre tecnologie.

    Un piccolo (ma grande) appunto anche sull'alfabeto. Dici: "L'alfabeto è nato come una tecnologia closed.". Ecco... no. Come fa ad essere closed una tecnologia "gratuita" e palesemente in chiaro? È vero che in molti non sapevano usarla, ma questo non cambia affatto la sua natura. Un alfabeto criptato è closed, ma un alfabeto in chiaro (come quello in questione) è palesemente open. Anche qua mi pare che tu mischi un po' di fattori con open/closed.

    Per il resto, io penso d'aver capito il tuo punto di vista e con qualche accortezza lo condivido. Se non ho capito male, ti piacerebbe un mondo con gente più interessata a sapere cosa c'è dietro un codice (metafora) e aziende che non hanno possibilità, o almeno non sono avvantaggiate, nel nascondere azioni malevole.

    Come non condividere un pensiero del genere? Però è inutile prendere solo un pezzo degli interessi (il nostro) e ignorare gli altri. Se io un giorno volessi fondare un'azienda ONESTA di software e allo stesso tempo non volessi distribuire il codice liberamente per paura che qualcuno lo possa usare per scopi malevoli o semplicemente per fregarmi i soldi, perché non posso farlo? Ritorno quindi al mio punto iniziale: non si dovrebbe parlare di open/closed, ma di aziende/persone oneste e non. L'open indubbiamente fornisce uno scudo in meno per ingannare, ma spesso è più facile ingannare le persone dove si sentono sicure. Con il closed in qualche modo sai di dover stare in guardia, con l'open invece ti senti un po' più al sicuro.

    Ti consiglio questo link. Poche slide, ma buone: http://home.dei.polimi.it/zanero/slides/OS-webbit03.pdf

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  16. Ok, è chiaro che il mio punto non è affatto passato e non so come spiegarmi meglio. Io faccio discorsi strutturali e tu contingenti. Non so che altro farci. Per chi usa il codice può essere soggettivamente irrilevante capirlo, ma dal mio punto di vista sbaglia perché non vede la rilevanza, non è che questa rilevanza non esista o non abbia conseguenze anche serie. Per me il tuo modo di vedere la questione è molto ristretto.

    Ma poi, l'alfabeto sarebbe "palesemente" in chiaro? Scusami, ma proprio no. Se lo fosse non ci sarebbe bisogno di imparare a leggere. Può apparire in chiaro a te perché già lo conosci e lo dai per scontato, ma occhio, è una tecnologia esoterica per sua stessa natura. Un codice. Una serie di simboli arbitrari a cui vengono attribuiti significati arbitrari. Quello parlato? Fonemi arbitrari. Non c'è alcun legame "ovvio" fra i simboli e i significati e questo è un fatto. Se così non fosse non esisterebbero due alfabeti diversi. Se non ti è chiaro questo non ti è chiaro cos'è l'alfabeto, quindi capisco perché in quel che dici mi sembra di vedere una certa confusione riguardo alle implicazioni delle tecnologie dell'informazione. Rimando a Ong (che è poi solo un punto di partenza: c'è anche la semiotica).

    Il link che mi posti è strano. Non parlavo di sicurezza dei dati, quindi non capisco il punto esatto. Contiene info che conosco e fanno parte dello sfondo dei miei ragionamenti. Non sposta di una virgola le mie considerazioni perché già ne fa parte. Tra l'altro ,e cito, "il modello open source responsabilizza la comunità e l'utente, anche se non è la panacea per tutti i mali". Non mi sembra di aver detto niente di diverso ^___^

    "Nel primo caso ci si fida di una community (fatta da buoni e cattivi) e nell'altro ci si fida di un'azienda (e ce ne sono di buone e cattive)". Ho già spiegato che le due cose non sono identiche. La differenza è il controllo diffuso.

    Infine continui a ripetermi le stesse cose a cui ho risposto in molti modi diversi. Vuoi sfiancarmi? :D Non voglio essere offensivo né apparire come quello che scappa dal confronto, ma quando questo è diventato sterile non vedo motivo di continuarlo. I tuoi argomenti mi sembrano deboli, ho spiegato perché. Se non è chiaro alzo le braccia, evidentemente non sono in grado di chiarirmi bene. Se quel che ho detto è chiaro ma non ti convince pazienza: così come io non trovo fondati i tuoi rilievi, tu non trovi fondati i miei, anche se entrambi hanno basi ragionevoli. A meno che tu non abbia qualcosa di diverso da dire anche io non ho altro per contribuire. Come ho già detto, propongo di concordare che non concordiamo ^_____^

    E ora vado a fare le pulizie di casa!

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  17. Uhm... addirittura discorsi contingenti?

    Mi preme almeno chiarire un punto su cui dubito ci possa essere un "punto di vista" alternativo. L'alfabeto è una tecnologia in chiaro. Che c'entra che bisogna impararlo a leggere? Anche il codice di un software open-source allora è closed perché devi imparare a leggerlo? Qua si cade nel paradosso. L'alfabeto è open perché lo puoi prendere e farci che ti pare. È distribuito in maniera libera. Nessuno ne detiene i diritti. Questo significa open-source. Puoi anche usarlo per inventare nuovi linguaggi. Io non vorrei che le nostre definizioni di open-source e software proprietario fossero così agli antipodi da dover persino mettere in dubbio la natura dell'alfabeto. Inoltre, propongo una cosa. Usiamo le parole correttamente. Open-source e closed source (software proprietario) si riferiscono alla natura di distribuzione di un codice. Evitiamo quindi metafore e parallelismi che portano solo confusione.

    Open-source è il MODO di distribuire un software in maniera che chiunque possa vedere liberamente il suo codice e modificarlo. Il software proprietario è quel tipo di software che è sviluppato da programmatori che non rendono disponibile (in chiaro) al pubblico il codice del suddetto programma. Fine. Quando si parlerà di "source", parliamo di software, altrimenti non ci capiamo più niente.

    Detto questo, per resettare un attimo e riordinare i pensieri (ti giuro che mi interessa davvero la questione), qual è la tua tesi, in maniera più stringata possibile?

    Sostieni che l'open sia più trasparente del closed? Nessuno può essere in disaccordo. Non parliamone più.

    Sostieni che tutto il software dovrebbe essere open? Opinabile, dato che secondo me semplifica troppo la questione e guarda solo al proprio interesse, senza considerare che alcune persone (vedi me) con il codice devono guadagnarci e lo possono fare anche onestamente. Se rendessi tutto open, non potrei pagarmi il pane. Questo può sembrare una cavolata eh, ma mi piacerebbe sapere cosa ne pensi a riguardo.

    Sostieni che più persone dovrebbero interessarsi al codice per il bene comune? D'accordo. Si può obbligare le persone a farlo? No. Si può odiare il pianeta perché non ha i gusti che ci piacerebbero? Sì. Serve a qualcosa? No.

    Io ho provato ad esporti la mia tesi dal punto di vista dei soldi, della sicurezza, dell'utente medio, dell'etica, della morale, del tipo di distribuzione del software... Però ti giuro, che il tuo "punto" mi sfugge. E ho pure riletto il tuo articolo. Ma più lo rileggo e più sembra che tu abbia buttato nel pentolone troppi ingredienti, andando a dimostrare una tesi, che però parte con presupposti diversi (fallacia dello spaventapasseri).

    Se ti va, ti chiedo quindi, senza giri di parole, di espormi qual è il tuo punto. Sì, anche se sopra l'hai già scritto in varie salse. Stavolta però ne parliamo cercando di usare meno esempi possibili e lasciando meno spazio alle interpretazioni possibili.

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  18. Trascuri il fattore temporale. OGGI l'alfabeto è open source, IERI no. E, trascurando la natura dell'alfabeto in quanto codice, mi riferivo proprio alla "distribuzione" di questa tecnologia. Alla sua nascita era closed source perché ne veniva impedito l'apprendimento alla vasta maggioranza della popolazione. Il controllo di questa tecnologia era tenuto strettamente. All'inizio i "diritti" dell'alfabeto erano detenuti da un numero estremamente limitato di persone e nessuno oltre loro poteva farci niente, tantomeno utilizzarlo. Per questo dico che è nato chiuso ma è diventato aperto. Stai ancora ragionando dando per scontato che l'alfabeto sia open perché, oggi, lo conoscono tutti.

    La mia tesi? Rispondo punto per punto.

    "Sostieni che l'open sia più trasparente del closed?"
    Ovvio e indiscutibile. Andiamo avanti.

    "Sostieni che tutto il software dovrebbe essere open?"
    No, sostengo che il software open non è intrinsecamente pericoloso come quello closed.
    C'è modo di guadagnare anche col codice distribuito gratuitamente, è solo una questione di modelli di business: non guadagni direttamente dal codice ma dal servizio di manutenzione che offri a chi lo usa. Se poi sbaglio dimmelo, è possibilissimo dato che non conosco quel mondo dal punto di vista lavorativo. Davanti al software closed però bisogna tenere alta la guardia contro i possibili (e per me più probabili, intrinsecamente, come ho spiegato) usi malevoli, e questo si può fare solo tramite ciò di cui parlo tra un attimo.

    "Sostieni che più persone dovrebbero interessarsi al codice per il bene comune?"
    Per il loro bene personale e per quello comune. Avere consapevolezza delle tecnologie che usiamo è importante per i motivi già spiegati.

    "Si può obbligare le persone a farlo?"
    Ovviamente no, ma non mi pare di aver mai parlato di obbligare qualcuno a qualcosa. Ho invece parlato più volte di media education.

    "Si può odiare il pianeta perché non ha i gusti che ci piacerebbero?"
    Da cosa desumi che odio il pianeta? :D

    "Serve a qualcosa?"
    Odiare no. Spingere perché tutti si istruiscano sì, serve. Molto. Fare campagne di sensibilizzazione, insegnare a scuola quali sono le implicazioni delle tecnologie dell'informazione, può cambiare il mondo. Sostengo questa causa con convinzione perché la conoscenza non è solo potere, è anche libertà. Se non sai come, non posso spiegartelo io :)

    È un po' che ripeto che il tuo punto di vista è legittimo, e sicuramente sotto molti aspetti condivisibile, ma mi appare ristretto e non è il mio. D'altronde sono un sociologo con formazione tecnica alle spalle, è inevitabile che veda le IT in modo diverso da un tecnico puro o un sociologo che non conosce le meccaniche. Certo che parto da presupposti diversi: per me la questione si pone in altri termini e c'è tanta letteratura scientifica che mi aiuta a capirne le implicazioni.

    Tra l'altro respingo con decisione di aver ceduto a una simile fallacia logica: non sto criticando una versione distorta della tua posizione per smontare la tua posizione vera. Semplicemente la tua posizione è per me incompleta perché non tiene conto di una serie di considerazioni che secondo me sono importanti. Però può essere che non abbia capito.

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  19. Il motivo per cui mi infervoro è che la tua posizione per me si riassume in un "le condizioni attuali sono queste, o ti fidi e non ti fidi, che ce voi fa'"? Qualcosa, decisamente qualcosa.

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  20. Come sempre, tralascio i punti su cui siamo d'accordo. Riprendo però un attimo la questione alfabeto (vediamola come una parentesi). Continuo a sostenere che, anche se qualcuno impediva l'insegnamento dell'alfabeto, questo non ne cambia la sua natura. E riprendo questo punto perché secondo è proprio ciò che secondo me ti fa collegare il closed source all'inclinazione alla malevolenza. Un codice distribuito liberamente lo è sempre. Anche se c'è qualcuno che ti sta impedendo di imparare a leggerlo. È proprio una questione di fasi. Si può decidere che tutto il mondo sia open-source o closed-source, ma dopo si potrà delinquere o meno indipendentemente da questa scelta. Open source favorisce la trasparenza, come già detto, ma ha dei lati negativi che rendono certi tipi di applicazioni non sviluppabili in questo modo (alta disperdibilità, "security through obscurity" e molti altri fattori). Il mondo completamente open verrebbe a far mancare molte tecnologie (buone!) che abbiamo oggi. Sennò ripeto, prendendo come metro di open/close questo, si avrebbe il paradosso che anche oggi per alcuni il codice distribuito liberamente possa essere considerato closed dato che "ne viene impedito / non favorito l'apprendimento alla vasta maggioranza della popolazione". Ma appunto, cadremmo nel paradosso.

    "C'è modo di guadagnare anche col codice distribuito gratuitamente, è solo una questione di modelli di business: non guadagni direttamente dal codice ma dal servizio di manutenzione che offri a chi lo usa."

    Mi piacerebbe che fosse così, ma non sempre è possibile e inoltre il servizio di manutenzione è "aggiuntivo". Se per sviluppare un software ci metto due mesi, che faccio, ti faccio poi pagare 1000€ al mese di manutenzione futura per recuperare? Inoltre sulla maggior parte delle applicazioni neanche esiste la manutenzione. In quel caso che faccio? Beneficenza? Da programmatore ti dico che sarei lieto di poterlo fare, ma la realtà non è così. Se mettessi un mio programma sulla rete libero di essere scaricato e chiedessi un'offerta, sai cosa accadrebbe? Mi costerebbe di più tenere in piedi il sito che i guadagni ricevuti. Dobbiamo per forza di cose lasciare ancorata la nostra discussione alla realtà e non solo mirare al mondo utopico saltando a piè pari decine e decine di scalini intermedi. Nel mondo non esiste ancora la cultura del software. Pensa che ho discusso con persone che sostenevano che tutte le App sui vari store degli smartphone dovessero essere gratuite. E gli sviluppatori? Mica appaiono magicamente eh.

    Rispetto alla fallacia logica... non mi riferivo alla sua applicazione su di me, ma sul closed source. Prendevi i difetti del closed source per dimostrare che IN TOTO favorisce i malintenzionati. È come se io ti dicessi che con un martello si può uccidere le persone QUINDI esso favorisce gli omicidi. Quindi ok, magari sarò io che ho una visione limitata (non ti offendere, ma spesso chi ha bisogno di ribadire spesso questo concetto... insomma, intesi), ma a me pare che tu voglia prendere i benefici dell'open e pesarli contro i difetti del closed.

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  21. Mi è venuto inoltre in mente un esempio che spero spieghi meglio perché non sono d'accordo con "No, sostengo che il software open non è intrinsecamente pericoloso come quello closed.". C'è chi dice che i Mac non prendono i virus che prende il PC (Windows) e QUINDI sono più sicuri. Cazzata! Il Mac non prende i virus del PC, soprattutto perché chi sviluppa un virus lo fa per il sistema operativo più diffuso. Se Mac OS fosse diffuso quanto Windows. Allo stesso modo, i malintenzionati possono essere favoriti nel diffondere le proprie cattive intenzioni tramite un codice "segreto". Questo fa del codice segreto un pericolo intrinseco? Sni.

    Se magicamente tutto fosse open, non sparirebbero certo i malintenzionati. Semplicemente si attrezzerebbero in maniera diversa. E allora sul tuo bel codice open di Linux troverebbero il modo di infilarci qualcosa che sfugga ai "guardiani". È esattamente così che funziona la continua lotta tra chi sviluppa sistemi di sicurezza e chi li vuole superare.

    Per quello, anche se a te pare il contrario, a me interessa vedere il problema che esponi al di sopra della differenza open/closed. Io non mi sentirei affatto tranquillo se tutto il codice fosse open. Mi troverei a sperare che i buoni siano più bravi dei cattivi nello scovare i loro trucchi. Indovina un po'? Esattamente come adesso. Oggi spero che i controllori dei codice closed siano più bravi di chi vuole delinquere. Se il passaggio da closed a open fosse indolore e aumentasse la sicurezza, questa discussione non esisterebbe neanche. Solo che, e te lo ripeto da programmatore, è attualmente impossibile sviluppare certi applicativi con la distribuzione "Open". Fosse anche solo per uno squallido motivo di soldi. E non è solo per quello.

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  23. Suvvia, non buttiamola sul "tu mi hai detto questo" come i bimbi. Mi scuso per primo se te l'ho fatto notare e per dimostrarti la mia buona volontà, non andrò neanche a controllare chi ha iniziato. Semplicemente per me è importante il COSA si dice. Se ti ho detto che "volutamente" nascondi qualcosa, non intendevo affatto con malafede, ma con "furbizia".

    Comunque sì, forse siamo giunti ad una (bella per me) conclusione. Tu reputi la questione open/close source strettamente legata alla sicurezza/malafede, chiamala come ti pare. Io penso che la questione si ponga sopra questa differenza. Tu pensi che il closed source assecondi i malintenzionati e io lo vedo come un'effetto collaterale di un tipo di distribuzione software che ha molti più vantaggi che svantaggi. Magari un giorno ci sarà un terzo tipo di distribuzione del software, per quello a me interessava più una "sicurezza" totalmente indipendente dal tipo di distribuzione.

    Forse qua conveniamo entrambi che una informatizzazione maggiore della "plebe" potrebbe essere una buona medicina. Anche se ad esempio non posso vedere il codice di Facebook, io posso intuirne i pericoli ed agire di conseguenza. Un utente meno smaliziato no. Forse quindi si dovrebbe più lavorare su questo che sul tipo di distribuzione software.

    Diciamo che la nostra missione è la stessa, ma le tattiche sono diverse. Tu vuoi limitare le armi del nemico e io voglio migliorare le difese. Io penso che agendo sulle difese, si possa arrivare a convivere tranquillamente con tecnologie all'apparenza pericolose.
    Peace & Love

    P.S.
    Mi hai stimolato la scrittura di un articolo per il blog ;-)

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  24. Cosa non è chiaro di "non penso che tutto il software dovrebbe essere open?"
    Davanti al software closed bisogna tenere alta la guardia. È più facile farlo con l'open. Punto. Non ho pesato i difetti del closed contro i vantaggi dell'open, Per questo ho specificato che a parità di condizioni (sottolineo) e a conti fatti preferisco l'open. Che le due cose convivano non mi disturba minimamente, che una delle due si imponga sull'altra togliendoci completamente la possibilità, in futuro, di accorgerci se ci stanno fregando invece mi disturba. Tanto.

    Forse hai ragione sulla questione del martello. Certo, se tutto fosse open si troverebbero nuovi modi di delinquere. Sarebbe uguale al closed? Non lo so, e nemmeno tu, perché i fattori in gioco sono complessi. Ma se sottraggo certe conoscenze alla popolazione per averne il monopolio sì, io ci vedo un pericolo intrinseco, diverso da quello della sicurezza dei dati. Quello che secondo me sottovaluti è che chi delinque non sono solo i singoli, ma i governi e le imprese. A quello serve il controllo distribuito dal basso, a impedire una eccessiva concentrazione di potere in troppe poche mani.

    Se dico che hai una visione limitata è perché, secondo me, in base a quel che dici non prendi in considerazione aspetti che ti ostini a relegare in secondo piano. Benissimo, ma non sono d'accordo. Di certo non ho detto che non puoi capire e di certo non ti ho negato dei suggerimenti su come approfondire le questioni. Al limite ho affermato che abbiamo informazioni diverse e una formazione differente, quindi non condividiamo una serie di conoscenze che potrebbe aiutare a portare avanti questo dibattito. Se c'è un errore nella mia logica sfasciami, ma non insinuare che ignori volutamente quel che dici per forzare l'argomento a mio vantaggio. Qui mi sembra sia tu, piuttosto, ad avermi accusato più volte di comportamenti non trasparenti. Come se questo dibattito fosse una battaglia e io dovessi vincerla... finora ho ignorato per educazione, ma ora devo ringraziarti di avermi considerato meschino abbastanza da accusarti di limitatezza perché devo nascondere la mancanza di argomenti.

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  25. Oh, beh, io non ce l'avrei buttata. E poi quale "furbizia"? Io argomento, non ho bisogno di essere furbo... e in effetti non lo sono, chiedi al Darsch, chè con lui ho dibattutto molto più spesso.

    A questa conclusione, tra l'altro, c'eravamo arrivati un bel po' fa, ed è per questo che in quel che ho scritto trapela la frustrazione.

    Peace & love.

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